Una diplomazia incisiva

L'UE presta assistenza tecnica sul confine tra Ucraina e Moldavia.
L'UE è tra i protagonisti dei negoziati internazionali su temi quali il riscaldamento globale e la pace in Medio Oriente. Alla base della politica estera e di sicurezza comune (PESC) dell'UE c'è il cosiddetto "soft power", che consiste nell'uso della diplomazia, facendo leva se necessario sul commercio, gli aiuti e i contingenti di pace per risolvere i conflitti e promuovere la concordia a livello internazionale.
L'UE ha inviato missioni di pace in diverse zone di crisi del mondo. Nell'agosto del 2008 ha negoziato un cessate-il-fuoco per porre fine agli scontri tra Georgia e Russia ed ha inviato i suoi osservatori per monitorare la situazione. Ha inoltre fornito aiuti umanitari agli sfollati e organizzato una conferenza internazionale dei donatori in favore della Georgia.
L'UE ha anche svolto un ruolo di guida nei Balcani, dove finanzia attualmente progetti di assistenza in sette paese per contribuire alla stabilizzazione della società. In Kosovo ha inviato nel dicembre del 2008 1.900 tra poliziotti e magistrati per garantire l'ordine pubblico.
Mezzi d'intervento

Le forze di mantenimento della pace dell'UE arrivano in Ciad.
Per conferire più visibilità e autorevolezza alla sua diplomazia, l'Unione ha creato la figura di alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza, che garantisce il coordinamento tra i paesi dell'UE per definire e attuare la politica estera comune. L'alto rappresentante è assistito da esperti politici e militari.
L'UE non dispone di un esercito permanente. Per i suoi interventi fa ricorso a contingenti speciali messi a disposizione dagli Stati membri per operazioni di mantenimento della pace, gestione delle crisi e missioni umanitarie. Per garantire un intervento rapido, l'UE ha creato alcuni gruppi tattici composti da 1.500 uomini. Due di questi gruppi sono sempre pronti ad intervenire.
Tali attività si fondano sul principio della cosiddetta "politica europea di sicurezza e di difesa" (PESD).
Protezione sul campo
Le prime missioni militari dell'UE si sono svolte nei Balcani, dove nel 2005 ha assunto il comando della forza militare di stabilizzazione della Bosnia-Erzegovina. Sono poi seguite alcune missioni di breve durata in Africa, Asia e Medio Oriente.
Nel maggio 2007, l'UE ha inviato una missione di polizia con mandato triennale in Afghanistan e, all'inizio del 2008, una forza militare europea di più di 3.000 uomini si è schierata nelle zone di confine del Ciad e della Repubblica centrafricana per proteggere le popolazioni fuggite dal conflitto scoppiato nella regione del Darfur, in Sudan.
Nel dicembre del 2008 l'UE ha lanciato la sua prima missione marittima, che consisteva nel proteggere le navi dai pirati lungo le coste somale, soprattutto quelle che trasportavano aiuti alimentari in Somalia.
Una sfida difficile
Il principio di una politica estera e di sicurezza comune (PESC) è stato formalizzato dal trattato di Maastricht nel 1992. I paesi dell'Unione avevano riconosciuto da tempo la necessità di agire collettivamente sul fronte della politica estera e della difesa. Il percorso si è rivelato tuttavia difficile. Nel 1970 vi è stato un timido inizio con la cosiddetta Cooperazione politica europea, in base alla quale i paesi europei hanno cercato di coordinare le rispettive posizioni sulle questioni di politica estera in seno alle Nazioni Unite e ad altri organismi internazionali. Ma sulle questioni particolarmente delicate o laddove i singoli Stati dell'UE avevano interessi speciali non era possibile esprimere una posizione comune, poiché le decisioni dovevano essere unanimi.
Col nuovo ordine mondiale emerso dal crollo del comunismo e in risposta al terrorismo internazionale, i paesi europei hanno deciso di intensificare gli sforzi per parlare con una voce sola sulla scena mondiale.
Sono i governi a decidere
La politica estera e di sicurezza è un ambito in cui la competenza essenziale resta ai governi degli Stati membri, anche se la Commissione europea, e in minor misura il Parlamento europeo, sono associati al processo. Le decisioni fondamentali sono adottate all'unanimità.
Consapevole di questo limite, l'UE ha introdotto procedure di voto più flessibili sulle decisioni PESC, permettendo ai singoli governi di astenersi, ricorrendo al voto a maggioranza oppure consentendo a una maggioranza di paesi di agire per conto proprio, ma per le decisioni con implicazioni militari o di difesa è tuttora richiesta l'unanimità.