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Strategia contro la frode all’IVA

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Per migliorare il sistema di gestione dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) e mettere gli Stati membri al riparo dalle frodi a danno dell'IVA, la Commissione propone di riesaminare le modalità di controllo, registrazione, informazione e riscossione delle entrate nel contesto di un aumento delle operazioni transfrontaliere. L’impostazione comunitaria e una collaborazione più efficiente degli Stati membri costituiscono elementi essenziali per dare una risposta adeguata.

ATTO

Comunicazione della Commissione al Consiglio, del 23 novembre 2007, su alcuni elementi chiave per l’elaborazione della strategia di lotta contro la frode all’IVA nell’UE [COM(2007) 758 definitivo – Non pubblicato nella Gazzetta ufficiale].

SINTESI

Il sistema dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) nel mercato unico non consente di lottare con sufficiente efficacia contro le frodi all’IVA: le frodi carosello lo dimostrano. Al fine di migliorare le tutela delle entrate IVA degli Stati membri sono necessarie una migliore armonizzazione del sistema e una cooperazione più stretta fra di essi. Nella presente comunicazione, che fa seguito alla communicazione del 2006, la Commissione propone misure volte a migliorare e rafforzare il sistema esistente.

Controllo efficace degli operatori IVA

Le amministrazioni fiscali devono disporre di informazioni pertinenti e tempestive. A tale scopo sarebbero utili una maggiore frequenza nella comunicazione delle informazioni sulle forniture intracomunitarie di beni e una maggiore rapidità negli scambi delle stesse tra le amministrazioni fiscali. Il problema è stabilire se ciò possa essere sufficiente per garantire un controllo efficace delle operazioni intracomunitarie o se siano necessari altri provvedimenti.

In ogni caso, l’esigenza di informazioni pertinenti deve tenere conto dell’obiettivo di ridurre del 25% gli oneri amministrativi delle imprese, definito nel quadro della strategia di Lisbon rinnovata. Si deve inoltre garantire un equilibrio corretto fra gli obblighi imposti agli scambi transfrontalieri e quelli imposti ai mercati nazionali.

Secondariamente, gli obblighi di comunicazione per le imprese devono essere limitati (informazioni già disponibili nei loro sistemi contabili) e semplici (trasmissione elettronica) per limitarne l’eventuale impatto sulle imprese stesse. Le piccole e medie imprese che non partecipano agli scambi intracomunitari non dovrebbero invece essere interessate. Una più estesa armonizzazione degli obblighi di comunicazione nonché delle disposizioni in materia di fatturazione, inoltre, consentirebbe di ridurre i costi che devono sostenere le imprese aventi attività economiche in diversi Stati membri. A livello comunitario si potrebbe poi stabilire anche un livello minimo per quanto concerne lo scambio di informazioni fiscali.

Le amministrazioni fiscali, infine, devono avere la possibilità di utilizzare tutti i dati raccolti e per questo le informazioni in oggetto devono essere non solo precise, ma anche disponibili mediante sistemi efficienti, capaci di individuare le operazioni e gli operatori che richiedono particolare attenzione.

Approccio comunitario rafforzato

L’aumento del numero di operazioni transfrontaliere nonché dei luoghi di imposizione e di stabilimento nell’Unione europea rendono più complessa la tutela delle entrate IVA per tutti gli Stati membri. In tale contesto la Commissione propone un approccio comunitario al sistema IVA atto a rafforzare la cooperazione fra Stati membri nei seguenti tre settori:

  • La responsabilità del controllo. Una cooperazione più stretta quale la mutua assistenza per il recupero dei crediti può fornire maggiori garanzie agli Stati membri rispetto al mercato interno. I costi devono però essere limitati.
  • La gestione del rischio. Lo scambio rapido fra le amministrazioni fiscali dei dati relativi ad attività che comportano rischi è importante per individuare le perdite potenziali di entrate fiscali, in particolare nel caso delle frodi carosello. L’esperienza degli Stati membri, come quella del Belgio con il suo sistema di scambio rapido di informazioni mirate e di analisi del rischio fra ventiquattro Stati membri, può costituire un utile punto di riferimento.
  • I procedimenti penali. Sono necessarie misure supplementari per garantire la reciprocità dei procedimenti penali fra Stati membri. La convenzione relativa alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee (convenzione PIF) offre già un quadro di tutela penale adeguato.

Statuto di soggetto passivo IVA

Le amministrazioni fiscali devono disporre di informazioni affidabili in materia di posizione IVA. A tale scopo è necessario un approccio comune in materia di aggiornamento del registro dei soggetti passivi IVA. Per quanto riguarda la registrazione, è fondamentale una maggiore vigilanza nell’attribuzione (compreso un seguito durante i primi mesi) e nella verifica dei numeri di partita IVA e sarebbe auspicabile un miglioramento dell’accesso centralizzato al registro. Per quanto riguarda invece la cancellazione, le amministrazioni fiscali dovrebbero verificare automaticamente se i numeri di partita IVA continuano ad essere utilizzati e cancellare dal sistema informatizzato di scambio di informazioni sull’IVA (VIES) (EN) quelli che non lo sono più. Si dovrebbero introdurre modifiche nelle procedure nazionali e fissare norme comunitarie minime.

Riscossione delle entrate IVA in caso di frode

Le amministrazioni fiscali devono essere in grado di riscuotere le entrate IVA dovute in caso di operazione fraudolente accertate. Per rispondere a questa sfida esistono due strumenti nomativi:

  • la responsabilità in solido, prevista dalla normativa comunitaria sull’IVA, che consente di rendere un soggetto diverso dal soggetto passivo responsabile in solido del pagamento dell’imposta all’erario. Nell’applicare tale strumento si deve però garantire alle imprese la certezza giuridica;
  • la mutua assistenza per il recupero dei crediti fiscali, quale prevista dalla direttiva “recuperi”. La Commissione dovrebbe proporre un rafforzamento del regime nel 2008.

Contesto

Il Consiglio ha avviato un processo di rafforzamento del quadro comunitario per la lotta contro le frodi fiscali, che riguarda tanto le misure “convenzionali” volte a consolidare il sistema IVA esistente, quanto quelle più “ambiziose” volte a modificarlo. All’inizio del 2008 la Commissione dovrebbe presentare, al termine di una valutazione di impatto, le proposte legislative sulle misure prioritarie determinate dal Consiglio. La presente comunicazione si inscrive nel quadro delle proposte relative alle misure convenzionali e indica possibili linee di azione nel quadro della riflessione sugli orientamenti futuri e sulla definizione di un quadro comunitario.

ATTI COLLEGATI

Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale europeo del 12 dicembre 2008 intitolata «Una strategia coordinata per migliorare la lotta contro le frodi a danno dell’IVA nell’Unione europea» [COM(2008) 807 def. – Non pubblicata nella Gazzetta ufficiale].
Questa comunicazione presenta un piano d’azione a breve termine volto a rendere più efficaci i metodi di lotta contro le frodi fiscali. Il piano d’azione contiene un insieme di misure legislative destinate a rafforzare la capacità delle amministrazioni fiscali al fine di impedire o individuare le frodi a danno dell’IVA e di recuperare le imposte.

La Commissione europea ha deciso di presentare tali misure sotto forma di tre «pacchetti»:

  • una proposta legislativa sulla riduzione dei termini per accelerare lo scambio di informazioni tra gli Stati membri;
  • una proposta di rafforzamento della cooperazione amministrativa tra gli Stati membri che impone una modifica del regolamento (CE) n. 1798/2003;
  • una proposta su taluni aspetti della lotta antifrode.

La Commissione deve adattare la gestione del sistema IVA alle evoluzioni delle tecnologie dell’informazione e incoraggiare gli scambi delle migliori pratiche fra gli Stati membri.

Ultima modifica: 05.03.2009
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