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Diritto di soggiorno di cui godono i lavoratori salariati e non salariati che hanno cessato la propria attività professionale

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La presente direttiva mira ad eliminare gli ostacoli alla libera circolazione delle persone. Estendere il diritto di soggiorno, di cui godono i lavoratori dipendenti e autonomi, alla parte inattiva della loro vita professionale.

ATTO

Direttiva 90/365/CEE del Consiglio, del 28 giugno 1990, relativa al diritto di soggiorno dei lavoratori salariati e non salariati che hanno cessato la propria attività professionale.

Abrogata dal seguente atto:

Direttiva 2004/38/CE del Consiglio, del 28 giugno 1990, relativa al diritto di soggiorno dei lavoratori salariati e non salariati che hanno cessato la propria attività professionale [Gazzetta ufficiale L 180 del 13.7.1990].

SINTESI

Gli Stati membri accordano il diritto di soggiorno ai cittadini di uno Stato membro che hanno esercitato nella Comunità un'attività come lavoratori salariati o non salariati a condizione che beneficino:

  • di una pensione di invalidità, di un pensionamento anticipato o di una pensione di vecchiaia, oppure,
  • di una rendita per infortunio sul lavoro o per malattia professionale,che dispongano di un'assicurazione malattia o di altre risorse sufficienti per evitare di costituire un onere per l'assistenza sociale dello Stato membro ospitante durante il soggiorno. Il diritto di soggiorno è esteso ai familiari (coniuge, discendenti a carico, ascendenti a carico del lavoratore o del coniuge).

Gli Stati membri rilasciano una carta di soggiorno la cui validità può essere limitata a cinque anni ed è rinnovabile. Tuttavia gli Stati membri, allorché lo ritengano necessario, possono esigere che la validità della carta sia riconfermata al termine dei primi due anni di soggiorno. Inoltre, il diritto di soggiorno sussiste finché i beneficiari di tale diritto soddisfano le condizioni di cui al paragrafo 1. Al familiare che non abbia la cittadinanza di uno Stato membro, viene rilasciato un documento di soggiorno avente la medesima validità di quello rilasciato al cittadino da cui dipende. Per il rilascio della carta di soggiorno lo Stato membro può soltanto esigere che il richiedente presenti un documento di identità e dimostri di soddisfare le condizioni richieste.

Il coniuge e i figli a carico di un cittadino di uno Stato membro, che beneficia del diritto di soggiorno, hanno il diritto di accedere a qualsiasi attività salariata o non salariata in tutto il territorio di detto Stato membro (anche se non sono cittadini di uno Stato membro).

Gli Stati membri possono derogare alle disposizionni della direttiva solo per motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanità pubblica.

Entro e non oltre tre anni dall'entrata in vigore della presente direttiva, e poi ogni tre anni, la Commissione elabora una relazione sull'applicazione di questa direttiva e la presenta al Consiglio e al Parlamento europeo.

RIFERIMENTI

AttoData di entrata in vigore - Data di scadenzaTermine ultimo per il recepimento negli Stati membriGazzetta ufficiale
Direttiva 90/365/CEE-30.06.1992GU L 180 del 03.07.1990

ATTI COLLEGATI

Relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, del 18 marzo 1999, sull'applicazione delle direttive 90/364, 90/365 e 93/96 - (Diritto di soggiorno) [COM(99) 127 def.]

In origine limitato alle persone che esercitano un'attività economica, il diritto alla libera circolazione è stato esteso a tutti i cittadini degli Stati membri anche se non esercitano attività economiche. Tale estensione del diritto di soggiorno, a determinate condizioni, è stata solennemente confermata dall'introduzione dell'ex art. 8A, tramite il trattato di Maastricht, nel trattato CE (nuovo art. 18). Tale articolo conferisce ad ogni cittadino il diritto fondamentale e personale di circolare e soggiornare nel territorio degli Stati membri.
Il recepimento delle direttive 90/364, 90/365 e 93/96 ha dato luogo all'avvio di procedure di infrazione contro la quasi totalità degli Stati membri. Al termine stabilito, infatti, soltanto tre Stati avevano provveduto al recepimento delle direttive. Le procedure sono state peraltro archiviate man mano che le disposizioni di recepimento venivano adottate.
La valutazione dell'applicazione concreta delle direttive è stata effettuata tramite corrispondenza, denunce, reclami e petizioni al Parlamento europeo nonché un'indagine condotta presso ex-funzionari della Commissione che, all'epoca del pensionamento, si sono stabiliti in uno Stato diverso da quello d'origine o da quello in cui hanno prestato servizio fino alla cessazione dell'attività professionale. A queste informazioni si sono aggiunti i rilievi della rete dei consulenti Eurojust e del servizio d'orientamento per i cittadini (Cittadini d'Europa). Tale valutazione ha sottolineato le difficoltà incontrate dai cittadini, in particolare: incertezze in merito alle procedure da seguire, lungaggini e complessità delle pratuche per ottenere la carta di soggiorno, ecc. Anche le amministrazioni incontrano difficoltà, soprattutto in sede di valutazione delle condizioni inerenti alle risorse e all' assicurazione malattia. Le prime conclusioni in materia si incentrano sulla necessità di:

  • intensificare l'impegno in materia di informazione dei cittadini;
  • continuare a garantire fermamente il rispetto del diritto comunitario vigente;
  • rendere maggiormente comprensibile il diritto comunitario in materia di libera circolazione delle persone e riorganizzarlo privilegiando la nozione di cittadinanza dell'Unione;
  • avviare la riflessione su eventuali modifiche sostanziali del diritto vigente.

Seconda relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sull'applicazione delle direttive 90/364, 90/365 e 93/96 (diritto di soggiorno) [COM(2003) 101 def.]

Si tratta della seconda relazione sull'applicazione delle tre direttive sul diritto di soggiorno dei cittadini dell'Unione e loro familiari, a prescindere dalla nazionalità, che non esercitano alcuna attività professionale nello Stato membro ospitante ("inattivi") e copre il periodo 1999-2002.

Relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, del 5 aprile 2006, sull'applicazione delle direttive 90/364, 90/365 e 93/96 - (Diritto di soggiorno) [COM(2006) 156 def.]

A quindici anni dall'adozione della direttiva 90/365/CEE, la trasposizione di tali testi è globalmente soddisfacente, come si evince dalla riduzione del numero di infrazioni rilevate. Tuttavia, la Commissione ha ricevuto vari reclami e denunce inerenti problemi derivanti dal mancato rispetto delle disposizioni della direttiva.

Si segnala, ad esempio, che il 21 dicembre 2005 la Commissione ha inviato alla Spagna una lettera di costituzione in mora concernente l'obbligo imposto ai cittadini britannici in pensione che trascorrono oltre sei mesi l'anno in Spagna, ma che non intendono effettuare un trasferimento definitivo di residenza, di presentare il modulo 121 previsto dal regolamento 1408/71 per ottenere la carta di soggiorno in Spagna. La Commissione ritiene che tale obbligo sia contrario al disposto della direttiva 90/365.

Ultima modifica: 09.07.2007
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