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Status dei cittadini di paesi terzi che siano residenti di lungo periodo

L’Unione europea (UE) assegna uno status europeo ai cittadini di paesi terzi residenti legalmente e ininterrottamente per un periodo di cinque anni sul territorio di un paese dell’UE. La presente direttiva armonizza inoltre le legislazioni e le pratiche nazionali relative alla concessione di tale status e stabilisce le condizioni per il soggiorno in un paese dell’UE diverso da quello in cui lo status è stato concesso.

ATTO

Direttiva 2003/109/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003, relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo.

SINTESI

Con l’istituzione di uno status uniforme per i cittadini di paesi terzi che siano residenti di lungo periodo *, la presente direttiva armonizza le legislazioni dei paesi dell’UE e garantisce un trattamento paritario su tutto il territorio europeo, indipendentemente dal paese dell’UE di residenza.

La direttiva si applica ai cittadini di paesi terzi che soggiornano legalmente nel territorio di un paese dell’UE. Dal campo di applicazione sono escluse alcune persone a causa della precarietà della loro situazione o della brevità del loro soggiorno (i rifugiati, i richiedenti asilo in attesa di decisione, i lavoratori stagionali, i lavoratori distaccati al fine di fornire servizi transfrontalieri, coloro che godono di una protezione temporanea o di una forma sussidiaria di protezione e i residenti a scopo di studio o di formazione professionale).

I paesi dell’UE dovranno applicare la direttiva nel rispetto del principio di non-discriminazione conformemente all'art. 10 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) e dell'art. 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

Status di residente di lungo periodo

I paesi dell’UE devono riconoscere lo status di residente di lungo periodo ai cittadini di paesi terzi che soggiornano legalmente e ininterrottamente da almeno cinque anni nel loro territorio. Le assenze dal territorio del paese dell’UE, di periodi non superiori a sei mesi consecutivi (e che non superino in totale i dieci mesi nei cinque anni) o dovute a motivi particolari previsti dalla legislazione di ciascuno Stato membro (assolvimento di obblighi militari, allontanamento per motivi di lavoro, per malattia grave, per maternità o per svolgere ricerche e studi), non sono incluse nel computo della durata di residenza.

Al fine di ottenere lo status di residente di lungo periodo, il cittadino di un paese terzo deve comprovare di disporre, per sé e per la propria famiglia (se essa è a suo carico):

  • di risorse stabili e sufficienti per provvedere alle sue esigenze senza ricorrere al sistema di assistenza sociale del paese dell’UE in questione;
  • di un'assicurazione contro le malattie.

I paesi dell’UE possono esigere dai cittadini di paesi terzi che essi soddisfino alcune condizioni supplementari di integrazione (come una sufficiente padronanza della lingua nazionale del paese dell’UE in questione).

I paesi dell’UE possono negare lo status per motivi di ordine pubblico o di sicurezza pubblica.

L'autorità competente deve decidere in merito alla richiesta di status di residente di lungo periodo entro sei mesi a partire dalla data di presentazione della domanda. Il rifiuto della domanda deve essere motivato, notificato per iscritto all'interessato, conformemente alle procedure del diritto nazionale e deve fornire l’indicazione dei mezzi d'impugnazione di cui può valersi l'interessato e dei termini entro cui questi devono essere esperiti. I residenti di lungo periodo ricevono un permesso di soggiorno permanente, uniforme per tutti i paesi dell’UE, valido per almeno cinque anni e rinnovabile automaticamente.

Gli Stati membri revocano lo status di residente di lungo periodo in pochi casi specificati dalla direttiva (assenza dal territorio dell’UE per più di 12 mesi consecutivi, constatazione dell'acquisizione fraudolenta dello status o adozione nei confronti del residente di una misura di allontanamento).

Una volta acquisito lo status di residente di lungo periodo, gli interessati godono degli stessi diritti riconosciuti ai cittadini dell'Unione per quanto riguarda:

  • l'accesso ad un'attività lavorativa subordinata o autonoma e le condizioni di assunzione e lavoro (riposo settimanale, norme igieniche, ferie annuali, stipendio, condizioni di licenziamento);
  • l'istruzione e la formazione professionale, il riconoscimento di diplomi e borse di studio;
  • la protezione sociale (assegni familiari, pensioni…) e l'assistenza medica;
  • l'assistenza sociale (reddito minimo, pensioni minime, assistenza medica gratuita..);
  • le agevolazioni sociali e fiscali e l'accesso a beni e servizi a disposizione del pubblico;
  • la libertà di associazione, adesione e partecipazione a organizzazioni di lavoratori o di datori di lavoro e libertà di rappresentare tali organizzazioni;
  • il libero accesso a tutto il territorio del paese dell’UE interessato.

In alcuni casi, i paesi dell’UE possono limitare la parità di trattamento in materia di accesso all’occupazione e all’istruzione (per esempio chiedendo di comprovare una conoscenza adeguata della lingua). In materia di assistenza e protezione sociale, i paesi dell’UE possono limitare la parità di trattamento alle prestazioni essenziali. Possono in ogni caso ampliare l’elenco delle prestazioni in cui concedere una parità di trattamento nonché fornire parità di trattamento in ulteriori settori.

Coloro che hanno acquisito lo status di residenti di lungo periodo sono tutelati in maniera particolare da qualsiasi decisione di allontanamento. Quest'ultima può essere giustificata solo da un comportamento personale che costituisca una minaccia attuale e sufficientemente grave per l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica e che leda uno degli interessi fondamentali della collettività. La decisione di allontanamento non può essere giustificata da ragioni economiche. I paesi dell’UE, prima di prendere una decisione di allontanamento nei confronti di un residente di lungo periodo, s'impegnano a prendere in considerazione taluni elementi specifici (l’età della persona, la durata della residenza…).

Le disposizioni della direttiva sono applicabili, fatta salva la possibilità per un paese dell’UE di rilasciare un permesso di soggiorno permanente a condizioni più favorevoli di quelle previste dalla direttiva. Tuttavia, tali permessi di soggiorno non danno accesso al diritto di soggiorno negli altri paesi dell’UE.

Diritto di soggiorno negli altri paesi dell’UE

Il residente di lungo periodo può esercitare il diritto di soggiorno in un altro paese dell’UE, per un periodo superiore a tre mesi, quando soddisfa le seguenti condizioni:

  • svolge un'attività attività economica in qualità di lavoratore subordinato o autonomo;
  • frequenta corsi di studio o di formazione professionale;
  • per altri fini.

Tuttavia, un paese dell’UE può, qualora la legislazione vigente al momento dell’adozione della presente direttiva preveda limitazioni all’ammissione dei cittadini di paesi terzi, limitare il numero dei permessi di soggiorno. Al tempo stesso, per quanto riguarda la politica del mercato del lavoro, i paesi dell’UE hanno il diritto di accordare una preferenza ai cittadini dell’Unione.

Le condizioni di cui sopra non riguardano i lavoratori distaccati nell'ambito di una prestazione transfrontaliera né i fornitori di servizi transfrontalieri.

Quando viene presentata la domanda di permesso di soggiorno, le autorità competenti del secondo paese dell’UE * possono chiedere di presentare taluni documenti (segnatamente, il permesso di soggiorno per residenti di lungo periodo, un documento d'identità, un contratto di lavoro, documenti comprovanti che si dispone di un alloggio adeguato…) e di comprovare che si dispone di risorse stabili e regolari e di una cassa malattia.

I familiari * del residente di lungo periodo possono raggiungerlo o accompagnarlo nel secondo paese dell’UE a condizione di aver già formato una famiglia nel primo paese dell’UE *. In caso contrario, si applica la direttiva 2003/86/CE sul diritto al ricongiungimento familiare.

Il secondo paese dell’UE può negare il soggiorno al residente di lungo periodo, o ai suoi familiari, ove il comportamento personale dell'interessato costituisca una minaccia attuale per l'ordine pubblico, la sicurezza pubblica o la salute pubblica. In tal caso, la direttiva prevede la possibilità, per un paese dell’UE, di esigere una visita medica per verificare che tali cittadini non soffrano di malattie per le quali sono previste, nel paese di accoglienza, misure di protezione. Inoltre, la direttiva prevede una serie di garanzie procedurali come: i termini per l'esame della domanda di permesso di soggiorno, le modalità di notifica, i mezzi di impugnazione, le condizioni per l'allontanamento.

Una volta ammesso nel secondo paese dell’UE, il residente di lungo periodo gode di tutti i diritti di cui beneficiava nel primo paese dell’UE alle stesse condizioni dei cittadini dello Stato.

Il residente di lungo periodo che soggiorni in un secondo paese dell’UE conserva il proprio status nel primo paese dell’UE fino al momento in cui acquisisce lo stesso status nel secondo paese dell’UE. Se lo desidera potrà eventualmente presentare domanda al fine di essere considerato un residente di lungo periodo nel secondo paese dell’UE dopo cinque anni di residenza regolare.

Di norma, il primo paese dell’UE è obbligato a riammettere il residente di lungo periodo e i suoi familiari, cui il secondo paese dell’UE ha revocato il permesso di soggiorno.

Contesto

In occasione del Consiglio europeo di Tampere del 15-16 ottobre 1999, i paesi dell’UE hanno sottolineato la necessità di garantire un trattamento equo ai cittadini dei paesi terzi residenti legalmente nell'UE. In particolare, a tutti i cittadini di paesi terzi residenti in maniera duratura in un paese dell’UE dovrebbe essere riconosciuta una serie di diritti uniformi più simili possibile a quelli riconosciuti ai cittadini dell'Unione europea (punto 21 delle conclusioni di Tampere). Inoltre, la direttiva mira a garantire l'applicazione dell'articolo 79 del TFUE definendo con quali diritti e a quali condizioni i cittadini dei paesi terzi che soggiornano legalmente in un paese dell’UE possono soggiornare in altri paesi dell’UE.

Termini chiave dell’atto
  • Cittadino di paesi terzi: chiunque non sia cittadino dell’UE.
  • Residente di lungo periodo: il cittadino di paesi terzi titolare dello status di residente di lungo periodo previsto dalla direttiva.
  • Primo paese dell’UE: il paese dell’UE che ha conferito per primo lo status di residente di lungo periodo.
  • Secondo paese dell’UE: qualsiasi paese dell’UE, diverso da quello che per primo ha conferito lo status di residente di lungo periodo, in cui il residente esercita il proprio diritto di soggiorno.
  • Familiari: le persone definite familiari dalla direttiva 2003/86/CE relativa al diritto al ricongiungimento familiare.

RIFERIMENTI

AttoData di entrata in vigoreData limite di trasposizione negli Stati membriGazzetta ufficiale

Direttiva 2003/109/CE

23.1.2004

23.1.2006

GU L 16, 23.1.2004

Ultima modifica: 05.05.2011
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