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Riciclaggio di proventi illeciti: prevenire il ricorso al sistema finanziario

La presente direttiva vuole prevenire il ricorso al sistema finanziario per riciclare i proventi illeciti e per finanziare il terrorismo. Essa si applica agli enti finanziari e creditizi, nonché a talune persone fisiche e giuridiche che operano nel settore finanziario, compresi i fornitori di beni (quando i pagamenti avvengono in contanti e sono superiori a 15 000 euro). Questi enti e persone sono tenuti ad applicare misure di adeguata verifica della clientela, tenendo conto del rischio di riciclaggio di proventi illeciti e di finanziamento del terrorismo. Sono previste unità di informazione finanziaria (UIF) a livello nazionale, che hanno il compito di esaminare le segnalazioni di operazioni sospette.

ATTO

Direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2005, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo [Cfr. atti modificativi].

SINTESI

La presente direttiva mira a prevenire il ricorso al sistema finanziario per riciclare proventi illeciti e finanziare il terrorismo, e abroga la direttiva 91/308/CEE.

I paesi dell’Unione europea (UE) devono vietare il riciclaggio di proventi illeciti e il finanziamento del terrorismo. A tale scopo, essi possono adottare o mantenere in vigore disposizioni più rigorose rispetto a quelle previste dalla presente direttiva.

Definire il riciclaggio di proventi illeciti e il finanziamento del terrorismo

La direttiva definisce come "riciclaggio di capitali" gli atti commessi intenzionalmente e miranti a:

  • convertire o trasferire beni provenienti da un'attività criminale al fine di occultare o dissimulare la loro origine illecita;
  • occultare o dissimulare la natura, l'origine, l'ubicazione, la disposizione, il movimento o la proprietà reali di beni essendo a conoscenza che tali beni provengono da un’attività criminosa;
  • acquisire, detenere o utilizzare dei beni essendo a conoscenza che provengono da un'attività criminale;
  • partecipare ad una delle attività di cui sopra o aiutare qualcuno ad eseguirle.

Vi è riciclaggio di proventi da attività criminali anche ove le attività da cui traggono origine i beni riciclati si svolgano sul territorio di un altro Stato membro o di un paese terzo.

Per "finanziamento del terrorismo" la direttiva intende la fornitura o la raccolta di fondi per commettere una delle infrazioni definite nella decisione quadro 2002/475/GAI del Consiglio sulla lotta contro il terrorismo, come per esempio la cattura di ostaggi, la falsificazione di documenti amministrativi e la direzione di un gruppo terroristico.

Obblighi degli enti e delle persone oggetto della direttiva nei confronti della clientela

La direttiva si applica agli enti creditizi e finanziari, ai liberi professionisti legali, ai notai, ai contabili, ai revisori dei conti, ai commercialisti, agli immobiliaristi, ai casinò, ai prestatori di servizi relativi a società e trust, e a tutti i fornitori di beni (quando i pagamenti avvengono in contanti e sono superiori a 15 000 euro). Gli enti e le persone oggetto della direttiva applicano misure di adeguata verifica della clientela quando intrecciano una relazione d'affari e quando concludono una transazione, in via occasionale, per un importo pari ad almeno 15 000 euro. Inoltre, devono presentare una segnalazione di operazioni sospette in caso di sospetto di riciclaggio di proventi illeciti o di finanziamento del terrorismo, indipendentemente da qualsiasi esenzione o soglia.

Le misure di vigilanza prevedono l'identificazione del cliente e la verifica della sua identità, l'ottenimento di informazioni sull'oggetto e sulla natura della relazione d'affari, l'eventuale identificazione e verifica dell’identità della persona che possiede o controlla il cliente o per conto della quale viene realizzata l’attività. La portata delle misure di vigilanza può essere determinata attraverso un approccio basato sul rischio e può dipendere ad esempio dal tipo di cliente o di relazione d’affari. Gli Stati membri possono autorizzare gli enti e le persone soggetti alla direttiva ad avvalersi di terzi per attuare le misure di adeguata verifica della clientela. La direttiva elenca inoltre i casi in cui possono essere adottate misure semplificate di adeguata verifica della clientela, per esempio con riferimento alle autorità pubbliche nazionali, per clienti che abbiano sottoscritto una polizza di assicurazione sulla vita il cui premio annuo non superi 1 000 euro o i detentori di moneta elettronica.

Qualora esista un rischio elevato di riciclaggio di proventi da attività criminali o di finanziamento del terrorismo, le persone e gli enti cui la direttiva si applica sono tenuti ad applicare misure rafforzate di adeguata verifica della clientela. La vigilanza rafforzata della clientela comprende misure complementari che garantiscano la verifica o la certificazione dei documenti forniti nei casi in cui il cliente non sia fisicamente presente per l'identificazione.

Infine, agli enti creditizi e agli altri enti finanziari è vietato tenere conti anonimi o libretti di risparmio anonimi.

I paesi europei sono tenuti a informarsi reciprocamente e a informare le autorità europee di vigilanza (AEV), ovvero l’Autorità bancaria europea (ABE), l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (EIOPA) nonché l’Autorità europea per i valori mobiliari (AEVM) qualora ritengano che un paese terzo soddisfi condizioni di equivalenza in materia di valutazione delle situazioni che presentano un minimo rischio di riciclaggio di capitali o di finanziamento del terrorismo.

Istituire un'unità cellula di informazione finanziaria (UIF) nei paesi dell’UE

Ciascun paese dell’UE deve insediare un'unità di informazione finanziaria (UIF) sotto forma di cellula nazionale centrale. Queste unità hanno il compito di ricevere, sollecitare, analizzare e comunicare alle autorità competenti le informazioni in merito a un eventuale riciclaggio di proventi illeciti o finanziamento del terrorismo. I paesi dell’UE devono fornire alla rispettiva UIF le risorse opportune per poter svolgere il suo compito e devono assicurarsi che la UIF abbia accesso alle informazioni finanziarie, amministrative e giudiziarie di cui ha bisogno.

Gli enti e le persone soggetti alla direttiva sono tenuti a presentare alla UIF con la massima tempestività una segnalazione di operazioni sospette qualora sappiano o sospettino che un'operazione o un tentativo di riciclaggio di proventi illeciti o di finanziamento del terrorismo siano avvenuti o siano in corso. Nel frattempo, devono astenersi dall’eseguire le operazioni. Su richiesta della UIF, questi enti e queste persone forniscono tutte le informazioni necessarie a norma della legislazione applicabile.

I paesi dell’UE possono decidere se imporre l'obbligo di informare la UIF ai membri delle libere professioni giuridiche, ai notai, ai revisori contabili, ai commercialisti esterni e ai consulenti fiscali con riferimento alle informazioni ricevute su o dai loro clienti in sede di esame della posizione giuridica del loro cliente o quando difendono o rappresentano quel cliente in un procedimento giudiziario.

Gli enti e le persone oggetto della direttiva non possono rivelare al cliente o a terzi che sono state trasmesse informazioni alla UIF, tranne in determinati casi, ad esempio a fini di accertamento investigativo. Essi conservano documenti, giustificativi o altri elementi per almeno cinque anni dalla conclusione della relazione d'affari col cliente o dall'esecuzione della transazione. La Commissione favorisce il coordinamento tra le UIF dei vari paesi dell’UE.

Gli Stati membri si informano reciprocamente e informano le AEV, qualora ritengano che un paese terzo soddisfi le condizioni di equivalenza in materia di divieto di divulgazione, segreto professionale e protezione dei dati personali.

Gli enti creditizi e finanziari soggetti alla presente direttiva devono applicare misure quanto meno equivalenti a quelle da essa prescritte in materia di vigilanza per quanto riguarda gli obblighi di adeguata verifica della clientela e di conservazione dei documenti nelle loro succursali e filiali controllate a maggioranza situate in paesi terzi. Gli Stati membri, le AEV e la Commissione si informano reciprocamente dei casi in cui la legislazione del paese terzo non consente l'applicazione di tali misure e un’azione coordinata può essere intrapresa al fine di pervenire ad una soluzione. In tal caso le AEV possono elaborare progetti di norme tecniche di regolamentazione per specificare il tipo di misure supplementari e le azioni minime che gli enti creditizi e finanziari devono adottare.

Applicazione della direttiva e imposizione di sanzioni

Gli enti e le persone cui si applica la direttiva devono introdurre le opportune misure e procedure per l’adeguata verifica della clientela, la segnalazione di casi sospetti, la conservazione dei documenti e la gestione e comunicazione dei rischi. Devono assicurarsi che il personale interessato sia a conoscenza delle disposizioni vigenti.

I paesi dell’UE provvedono a monitorare l'osservanza della direttiva. In caso di inosservanza della legge nazionale adottata per conformarsi alla direttiva, gli enti e le persone di cui trattasi devono essere chiamati a rispondere delle violazioni. Le sanzioni devono essere effettive, proporzionate e dissuasive.

RIFERIMENTI

AttoData di entrata in vigoreTermine per il recepimento negli Stati membriGazzetta ufficiale

Direttiva 2005/60/CE

15.12.2005

15.12.2007

GU L 309, 25.11.2005

Atti modificativiData di entrata in vigoreTermine per il recepimento negli Stati membriGazzetta ufficiale

Direttiva 2007/64/CE

25.12.2007

1.11.2009

GU L 319, 5.12.2007

Direttiva 2008/20/CE

20.3.2008

-

GU L 76, 19.3.2008

Direttiva 2009/110/CE

30.10.2009

30.4.2011

GU L 267, 10.10.2009

Direttiva 2010/78/UE

4.1.2011

31.12.2011

GU L 331, 15.12.2010

Le modifiche e correzioni successive della direttiva 2005/60/CE sono state integrate al testo di base. La presente versione consolidata ha unicamente un valore documentale.

ATTI COLLEGATI

Direttiva 2006/70/CE della Commissione, del 1° agosto 2006, recante misure di esecuzione della direttiva 2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda la definizione di persone politicamente esposte e i criteri tecnici per le procedure semplificate di adeguata verifica della clientela e per l’esenzione nel caso di un’attività finanziaria esercitata in modo occasionale o su scala molto limitata [Gazzetta ufficiale L 214 del 4.8.2006].
La direttiva comprende gli aspetti tecnici delle definizioni contenute nella direttiva 2005/60/CE, quali il concetto di "persone politicamente esposte" (capi di Stato o di governo, ministri, parlamentari, ecc.).

Ultima modifica: 07.04.2011

Vedi anche

  • Direzione generale Mercato interno e servizi: criminalità finanziaria (DE) (EN) (FR)
  • Direzione generale Affari interni: lotta contro il terrorismo (EN)
  • Direzione generale Affari interni: riciclaggio di capitali (EN)
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