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Piano d'azione sul capitale di rischio (PACR)

La comunicazione mira a promuovere un'azione coordinata a livello comunitario al fine di stimolare l'espansione dei mercati di capitale di rischio.

ATTO

Comunicazione della Commissione, del 31 marzo 1998, recante il titolo "Il capitale di rischio: una soluzione per la creazione di posti di lavoro nell'Unione europea" [SEC(1998) 552 def. - Non pubblicata nella Gazzetta ufficiale].

SINTESI

La comunicazione sottolinea che i mercati di capitali di rischio - che forniscono finanziamenti alle piccole e medie imprese (PMI), nonché alle società a forte crescita - svolgono un ruolo cruciale nell'avviamento e nello sviluppo di nuove imprese e, quindi, nella creazione di nuovi posti di lavoro all'interno dell'Unione europea.

Dalla comparazione con gli Stati Uniti emerge che i mercati di capitali di rischio sono ancora manifestamente sottosviluppati nell'Unione europea. Ed è questo il caso non solo per i mercati borsistici specializzati nel finanziamento delle società a forte crescita, ma anche per gli investimenti in capitali di rischio nelle imprese in fase di avviamento e di crescita, nonché in quelle d'alta tecnologia. Altre notevoli differenze riguardano la misura in cui i fondi pensioni americani contribuiscono a fornire capitale di rischio ed a lanciare la dinamica del raggruppamento geografico degli operatori interessati allo sviluppo delle imprese (fornitori di capitali di rischio, ricercatori, imprenditori).

Gli imprenditori europei non possono accedere sufficientemente al capitale necessario per l'avviamento e lo sviluppo delle loro aziende. D'altra parte, gli investitori di capitali di rischio mancano di buone opportunità di collocamento dei loro capitali. Questa mancanza di dinamismo ha delle ripercussioni negative sulla capacità dell'Unione europea di sfruttare le proprie idee innovatrici e di realizzare l'intero potenziale di cui dispone in fatto di creazione di nuovi posti di lavoro.

La comunicazione individua sei categorie di barriere che si oppongono alla creazione di mercati di capitali di rischio su scala europea:

  • i mercati nazionali sono ancora fortemente frammentizzati, il che riduce al tempo stesso la capitalizzazione e la liquidità dei mercati;
  • persistono barriere istituzionali e normative, in quanto manca a livello nazionale o comunitario un contesto normativo soddisfacente. È questo in particolare il caso per la normativa in materia di fondi di capitali di rischio; di investimenti istituzionali (imprese di assicurazione, fondi pensioni); di servizi d'investimento; di emissioni e di quotazioni transfrontaliere e di regole contabili;
  • i sistemi fiscali degli Stati membri sembrano penalizzare gli investimenti in capitali di rischio. In primo luogo, i redditi delle partecipazioni dirette nelle società (dividendi) sono generalmente soggetti ad aliquote più elevate rispetto a quelle applicabili ai capitali investiti senza rischi in obbligazioni o in depositi bancari (interessi). In secondo luogo, è importante che le imposte sulle plusvalenze non costituiscano un freno all'investimento, né all'acquisto opzionale di azioni come complemento di retribuzione del personale. In terzo luogo, i regimi fiscali applicabili ai fondi di capitali di rischio non sono generalmente trasparenti;
  • nel settore dell'alta tecnologia l'acuta penuria di nuove PMI e la conseguente mancanza di opportunità d'invesimenti. La penuria è ulteriormente accentuata a causa della rarità delle reti o delle concentrazioni geografiche delle PMI a alta tecnologia, nonché a causa di un ambiente giuridico e normativo (regole in materia di proprietà intellettuale e requisiti amministrativi all'atto della creazione d'imprese) poco favorevole all'innovazione e alla creazione di imprese;
  • anche le risorse umane disponibili per i progetti d'investimento in capitali di rischio (imprenditori ed esperti qualificati) sono insufficienti;
  • fattori "culturali", come il comportamento degli investitori nei confronti del rischio e l'assenza di una cultura aziendale nelle scuole e nelle università frenano la formazione di una nuova generazione d'imprenditori europei.

La comunicazione propone un piano d'azione per sopprimere gli ostacoli anzidetti e migliorare così le condizioni idonee per lo sviluppo del capitale di rischio nell'Unione europea. Alcune delle iniziative proposte (come ad esempio la riforma del sistema di brevetto europeo) vanno attuate a livello dell'Unione europea, mentre altre (come la maggiore trasparenza nel sistema tributario che colpisce le imprese) dovrebbero essere attuate dagli stessi Stati membri.

ATTI COLLEGATI

Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, del 4 novembre 2003, riguardante l'attuazione del piano d'azione sul capitale di rischio (PACI) [COM(2003) 654 - Non pubblicata nella Gazzetta ufficiale].
Questa comunicazione esamina i progressi realizzati nell'attuazione del PACI nel corso del 2002 e, sotto alcuni aspetti, durante i primi tre trimestri del 2003. Poiché è questa la quinta ed ultima relazione di questo tipo, la Commissione fa anche un bilancio per tutto il periodo d'attuazione del PACI (1998-2003). Segnala i notevoli progressi compiuti, in quanto tutti gli obiettivi politici ed un grande numero di obiettivi tecnici sono stati raggiunti.
Permangono evidentemente divari rispetto agli Stati Uniti in cui l'investimento è sempre pari al doppio di quello europeo. Ma non si può non constatare che questa divergenza è diminuita della metà dal 2000. Anche se il mercato europeo resta frammentato a causa delle persistenti differenze tra gli Stati membri, il settore del capitale di rischio è ormai molto più importante, più maturo e più professionale che nel 1998. Il quadro regolamentare è considerevolmente migliorato, ma l'aspetto fiscale rimane il punte debole.
L'importanza strategica di questo settore e delle possibilità offerte da questo modo di finanziamento è oggi riconosciuta dalle imprese e dalle autorità pubbliche europee. Sostenendo gli operatori economici direttamente o indirettamente implicati in attività di capitale di rischio, il PACI ha svolto un ruolo politico, incidendo anche su altre politiche e programmi regionali, nazionali e comunitari.
Per mantenere questo processo dinamico, la Commissione continuerà a seguire da vicino i mercati europei del capitale di rischio. Nel 2004, analizzerà le zone in cui persiste un certo grado d'inefficienza, per presentare, se necessario, raccomandazioni e proposte, in vista della scadenza del 2010 fissata a Lisbona.

Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, del 16 ottobre 2002, riguardante l'attuazione del Piano d'azione sul capitale di rischio (PACR) [COM/2002/ 563 - Non pubblicata nella Gazzetta ufficiale]. 
Questa comunicazione, che costituisce la quarta relazione annuale sui progressi dell'attuazione del PACR dalla sua adozione nel 1998, passa in rassegna i progressi realizzati durante il 2001 e, per alcuni aspetti, nel primo semestre del 2002, tenuto conto che è stata confermata come termine per il completamento del piano d'azione per la fine del 2003.
La comunicazione sottolinea che il settore europeo del capitale di rischio attraversa un periodo d'adeguamento durante il quale alcuni settori, in particolare il funzionamento, la regolazione e la liquidità dei mercati borsistici o ancora la dimensione paneuropea del mercato del capitale di rischio devono essere migliorati con sforzi di razionalizzazione.
Rileva inoltre che è proseguito con successo l'ammodernamento del quadro regolamentare, in un ambiente finanziario dominato dalla positiva introduzione dell'euro fiduciario. Segnala importanti progressi per quanto riguarda l'applicazione obbligatoria delle norme contabili internazionali entro il 2005 e la futura legislazione sui fondi di pensione complementare. Sottolinea, inoltre, che è sensibilmente aumentata la partecipazione dei Fondi strutturali al finanziamento del capitale di rischio.
In conclusione, la comunicazione considera che le misure d'accompagnamento per lo sviluppo del capitale di rischio in Europa hanno subito modifiche al tempo stesso profonde e positive nel corso degli ultimi quattro anni. Ritiene che gli sforzi miranti a migliorare il contesto di questa forma d'investimento devono essere proseguiti in una prospettiva di lungo termine, indipendente da ogni considerazione congiunturale, e propongono di riflettere su nuove misure di promozione del capitale di rischio per gli anni successivi.

Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, del 25 ottobre 2001, riguardante l'attuazione del Piano d'azione sul capitale di rischio (PACR) [COM(2001) 605 def. - Non pubblicata nella Gazzetta ufficiale].
Questo testo analizza i progressi compiuti nell'attuazione del PACR durante gli anni 2000 e 2001 e traccia un bilancio intermedio in quanto il PACR deve essere completato nel 2003. Per quanto la Commissione sia soddisfatta dei risultati spettacolari registrati nei mercati del capitale di rischio in Europa e del fatto che tutti gli Stati membri hanno beneficiato di questa crescita, ricorda che sussistono differenze importanti e che il mercato europeo resta frammentato. Il crollo dei mercati borsistici, il rallentamento della crescita economica e gli eventi dell'11 settembre negli Stati Uniti hanno avuto un impatto negativo sull'evoluzione del settore in Europa. Anche se l'attuazione di un quadro normativo adeguato al capitale di rischio è continuata, restano parecchi ostacoli quali l'assenza del brevetto unico e talune discriminazioni fiscali. Certamente l'introduzione dell'euro dovrebbe favorire l'eliminazione degli ostacoli alle operazioni transfrontaliere. D'altro canto sono stati favoriti lo sviluppo e la promozione dello spirito imprenditoriale in Europa e sono state adottate misure importanti per quanto concerne i finanziamenti pubblici: la Commissione ha chiarito ad esempio la sua posizione rispetto agli aiuti di Stato.
In conclusione, malgrado i progressi realizzati il settore del capitale di rischio deve ancora rafforzarsi notevolmente affinché l'Europa possa assumere la leadership a livello mondiale come previsto a Lisbona.

Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo, del 20 ottobre 1999, intitolata "Il capitale di rischio: attuazione del Piano d'azione - Proposte per progredire "[COM(1999) 493 - Non pubblicata nella Gazzetta ufficiale].
In questa comunicazione la Commissione espone le misure adottate per eliminare gli ostacoli all'aumento del capitale di rischio successivamente all'adozione del piano d'azione nel marzo 1998. Essa insiste affinché il processo venga accelerato e sviluppato e propone di fare regolarmente il punto dei progressi compiuti mediante un sistema di valutazione comparativa consistente nell'identificare le migliori pratiche.

Comunicazione della Commissione, dell'11 maggio 1999, intitolata "Messa in atto del quadro d'azione per i servizi finanziari: piano d'azione"[COM(1999) 232 - Non pubblicata nella Gazzetta ufficiale].
Questo piano d'azione, presentato su richiesta del Consiglio europeo, si basa sul piano d'azione reso pubblico dalla Commissione nell'ottobre 1998 e sulle deliberazioni del gruppo di politica dei servizi finanziari. Contiene una serie di obiettivi politici e di misure specifiche miranti a migliorare il mercato unico dei servizi finanziari nei prossimi cinque anni. Più precisamente, propone priorità indicative ed un calendario legislativo e di altre misure per raggiungere tre obiettivi strategici:

  • istituire un mercato unico dei servizi finanziari all'ingrosso;
  • rendere sicuri e accessibili i mercati al dettaglio;
  • modernizzare le norme prudenziali e di sorveglianza.

Il piano d'azione raccomanda poi che, entro la fine del 1999, il Consiglio e il Parlamento europeo adottino proposte di direttive sugli enti di investimento collettivo, sulla vendita a distanza di servizi finanziari e sulla valuta elettronica.

 
Ultima modifica: 01.08.2006
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