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Enti pensionistici aziendali o professionali

La presente direttiva garantisce un elevato grado di protezione agli aderenti e ai beneficiari dei fondi pensione. L'instaurazione di uno specifico quadro giuridico per gli enti pensionistici aziendali o professionali (EPAP), permette loro di operare con la massima sicurezza ed efficacia.

ATTO

Direttiva 2003/41/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 giugno 2003, relativa alle attività e alla supervisione degli enti pensionistici aziendali o professionali [Cfr. atti modificativi].

SINTESI

La presente direttiva disciplina l'accesso alle attività svolte dagli enti pensionistici aziendali o professionali, nonché l'esercizio di tali attività. È intesa ad assicurare un livello di protezione estremamente elevato dei futuri pensionati («aderenti» * e «beneficiari» * dei fondi pensione) garantendo al contempo l'efficacia dell'investimento attraverso l'instaurazione di tre categorie di norme:

  • norme prudenziali rigorose per la protezione dei beneficiari e dei membri degli EPAP, i quali devono essere adeguatamente informati sulle condizioni dello schema pensionistico, sulla situazione finanziaria dell'ente e sui loro diritti;
  • regole d'investimento adeguate alle caratteristiche degli EPAP e ad una gestione efficiente del risparmio. Gli EPAP investono infatti a lungo termine e devono diversificare le loro attività beneficiando pienamente dei vantaggi offerti dal mercato interno e dall'euro. Affinché ogni ente possa attuare la politica d'investimento più sicura ed efficace, è opportuno evitare che le norme d'investimento, soprattutto per quanto riguarda gli investimenti in azioni, siano eccessivamente restrittive;
  • norme che consentono una gestione transfrontaliera degli schemi pensionistici aziendali e professionali.

Tale gestione transfrontaliera richiede il riconoscimento reciproco dei principi di vigilanza in vigore negli Stati membri e dovrà essere completata con un adeguato coordinamento fiscale.

La presente direttiva non riguarda gli enti disciplinati dalla direttiva relativa all’assicurazione sulla vita e dalla direttiva sui gestori di fondi di investimento alternativi.

L’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali (AEAP) è responsabile della raccolta delle informazioni trasmesse dagli Stati membri e della loro pubblicazione sul proprio sito web. L’autorità deve essere messa al corrente delle attività transfrontaliere di un EPAP.

L’AEAP può elaborare progetti di norme tecniche di attuazione per quanto riguarda i modelli e i formati per i documenti necessari all’esercizio del controllo. Essa coopera strettamente con gli Stati membri e la Commissione.

La presente direttiva permette quindi di raggiungere i seguenti obiettivi:

  • Garantire un elevato livello di protezione degli aderenti e dei beneficiari dei fondi pensionistici
    Ai sensi della direttiva, gli EPAP sono soggetti a precise condizioni di attività. Gli aderenti e i beneficiari sono adeguatamente informati sulle disposizioni dello schema, sulla situazione finanziaria dell'ente e sui loro diritti. Le prestazioni proposte sono calcolate con prudenza e coperte in bilancio da attività sufficienti.
    Gli Stati membri sono invitati a conferire alle autorità competenti i poteri necessari per vigilare efficacemente sugli EPAP.
  • Consentire agli enti di accettare l'adesione di un'impresa avente sede in un altro Stato membro e di gestire uno schema pensionistico per suo conto
    Attualmente, i prestatori di pensioni professionali o aziendali operano prevalentemente all'interno dello Stato membro ove hanno sede. Un'impresa presente in 10 Stati membri deve quindi far ricorso ai servizi di 10 prestatori diversi. Per una multinazionale ciò può rappresentare un costo di quasi 40 milioni di euro all'anno. Si potrebbero realizzare significative economie di scala se un solo EPAP potesse gestire più schemi di una stessa impresa che opera in diversi Stati membri.
    Per tale ragione, la direttiva autorizza il reciproco riconoscimento degli schemi di vigilanza in vigore negli Stati membri. Un EPAP può quindi gestire gli schemi di imprese aventi sede in altri Stati membri, applicando la normativa prudenziale dello Stato membro ove ha sede (controllo del paese d'origine).
    Tuttavia la direttiva garantisce che il diritto della sicurezza sociale e del lavoro degli Stati membri ospitanti (ovvero la legislazione applicabile al rapporto tra l'«impresa promotrice» * (che versa i contributi all'EPAP) e gli aderenti) continua ad applicarsi.
  • Consentire agli EPAP di applicare una strategia d'investimento adeguata alle caratteristiche dei loro schemi pensionistici
    Gli EPAP investono a lunghissimo termine. Date tali premesse, essi necessitano di una libertà sufficiente per poter applicare la politica d'investimento più adatta agli impegni che hanno sottoscritto. La direttiva prevede una serie di principi che devono orientare gli EPAP nella definizione della loro strategia in materia di allocazione delle attività, conformemente al principio della «persona prudente».
    In virtù di tale principio, le attività devono essere investite nel migliore interesse degli aderenti ed essere ampiamente diversificate, in modo tale da garantire la sicurezza, la qualità, la liquidità e la redditività del portafoglio. La direttiva prevede altresì che non vengano indebitamente ostacolati gli investimenti in azioni e in capitale di rischio. Gli Stati membri avranno la facoltà di assoggettare gli EPAP aventi sede nella loro giurisdizione a regole di investimento più dettagliate. Tuttavia, essi devono permettere agli EPAP di investire fino al 70 % delle loro riserve tecniche o del loro portafoglio in azioni e obbligazioni di società e fino al 30 % in monete diverse da quella in cui dovranno essere versate le loro prestazioni pensionistiche future.
    Inoltre, la direttiva consente allo Stato membro ospitante (dove ha sede l'impresa che versa i contributi) di chiedere allo Stato membro di origine (dove ha sede l'ente pensionistico) di applicare talune regole quantitative alle attività detenute dagli schemi pensionistici transfrontalieri, a condizione che lo Stato membro ospitante interessato applichi le stesse regole (o regole più rigide) ai propri fondi. Tali regole quantitative riguardano gli investimenti in attività non ammesse alla contrattazione su un mercato regolamentato, le attività emesse dall'impresa promotrice e le attività denominate in monete diverse da quelle delle loro prestazioni pensionistiche future.
    Infine, gli Stati membri impongono agli EPAP di disporre costantemente di un margine di solvibilità perlomeno equivalente ai requisiti fissati dalla presente direttiva. Tale margine di solvibilità è costituito dal patrimonio dell’EPAP, libero da qualsiasi impegno prevedibile, al netto degli elementi immateriali. È possibile che un terzo del margine di solvibilità richiesto costituisca il fondo di garanzia (pari ad almeno 3 milioni di euro, sapendo che questo importo viene rivisto ogni anno).
  • Rispettare le prerogative degli Stati membri in materia di sicurezza sociale e di schemi pensionistici
    L'organizzazione della sicurezza sociale e dei sistemi pensionistici è di competenza degli Stati membri, conformemente al principio di sussidiarietà. La scelta tra sistemi di ripartizione e sistemi di capitalizzazione, l'eventuale equilibrio tra questi sistemi e l'incoraggiamento a forme specifiche di risparmio pensionistico sono decisioni di esclusiva loro competenza. Nella maggior parte degli Stati membri esistono sistemi pensionistici professionali e aziendali basati sulla capitalizzazione, ma attualmente è in Irlanda, Paesi Bassi e Regno Unito che essi rappresentano la quota predominante dell'offerta globale di schemi pensionistici.
    La direttiva non modifica nulla rispetto a tale prerogativa nazionale. Essa intende semplicemente permettere al mercato interno di esprimersi pienamente, innanzitutto a favore dei futuri pensionati, nel più rigoroso rispetto delle prerogative nazionali. Tuttavia, un quadro comunitario coerente che rafforzi la sicurezza e l'efficacia degli EPAP e che permetta loro di beneficiare pienamente del mercato interno e dell'euro, costituisce un vantaggio rilevante per gli Stati membri che desiderano sviluppare il ruolo degli schemi pensionistici professionali all'interno del loro sistema pensionistico.

Contesto

Esistono tre principali generi di schemi pensionistici: gli schemi di sicurezza sociale, gli schemi individuali (contratti di assicurazione sulla vita) e gli schemi professionali e aziendali. Gli EPAP (fondi pensione) coprono circa il 25 % della popolazione attiva dell'UE e gestiscono attività il cui valore raggiunge i 2 500 miliardi di euro, ovvero circa il 29 % del PIL dell'Unione. Tali enti svolgono, unitamente agli altri enti finanziari come le banche, le compagnie d'assicurazione e gli o.i.c.v.m., un ruolo fondamentale nell'economia europea. Si distinguono dagli altri organismi per via del carattere a lunghissimo termine delle proprie attività. Visto infatti l'invecchiamento della popolazione europea, gli EPAP devono poter operare con la massima sicurezza ed efficacia. Bisogna inoltre proteggere i risparmiatori attraverso norme prudenziali rigorose, con un occhio attento al costo delle pensioni.

In tale contesto, è stata adottata la direttiva 2003/41/CE al fine di instaurare un quadro prudenziale inteso a proteggere i diritti dei futuri pensionati. Nel contesto del mercato di capitali integrato e dell'attuazione dell'euro, il testo tende inoltre ad eliminare gli ostacoli all'investimento da parte dei fondi pensione.

Termini chiave dell’atto
  • Ente pensionistico aziendale o professionale: un ente, a prescindere dalla sua forma giuridica, operante secondo il principio di capitalizzazione, distinto da qualsiasi impresa promotrice o associazione di categoria, costituito al fine di erogare prestazioni pensionistiche in relazione a un'attività lavorativa sulla base di un accordo o di un contratto stipulato: individualmente o collettivamente tra datore di lavoro e lavoratore, o i loro rispettivi rappresentanti, o con lavoratori autonomi, conformemente alla legislazione dello Stato membro di origine e dello Stato membro ospitante e che esercita le attività direttamente connesse.
  • Schema pensionistico: un contratto, un accordo, un negozio fiduciario o un insieme di disposizioni che stabilisce le prestazioni pensionistiche erogabili e le condizioni per la loro erogazione.
  • Aderenti: le persone che a motivo delle loro attività lavorative hanno o avranno diritto a percepire le prestazioni pensionistiche conformemente alle disposizioni di uno schema pensionistico.
  • Beneficiari: le persone che percepiscono le prestazioni pensionistiche.
  • Impresa promotrice: un'impresa o un altro organismo, a prescindere dal fatto che comprenda o sia composto da una o più persone giuridiche o fisiche che agiscono in qualità di datore di lavoro o in qualità di lavoratore autonomo oppure una loro combinazione, e che versa contributi ad un ente pensionistico aziendale o professionale.

RIFERIMENTI

Atto Data di entrata in vigore Termine ultimo per il recepimento negli Stati membri Gazzetta ufficiale

Direttiva 2003/41/CE

23.9.2003

22.9.2005

GU L 235, 23.9.2003

Atto(i) modificatore(i) Data di entrata in vigore Termine ultimo per il recepimento negli Stati membri Gazzetta ufficiale

Direttiva 2009/138/CE

6.1.2010

31.10.2012

GU L 335, 17.12.2009

Direttiva 2010/78/UE

4.1.2011

31.12.2011

GU L 331, 15.12.2010

Direttiva 2011/61/UE

21.7.2011

22.7.2013

GU L 174, 1.7.2011

Le modifiche e correzioni successive alla direttiva 2003/41/CE sono state integrate nel testo di base. Questa versione consolidata ha solo valore documentale.

ATTI COLLEGATI

Relazione della Commissione, del 30 aprile 2009, su taluni aspetti fondamentali della direttiva 2003/41/CE relativa alle attività e alla supervisione degli enti pensionistici aziendali o professionali (direttiva IORP) [COM(2009) 203 def. – Non pubblicata nella Gazzetta ufficiale].
La presente relazione rende conto dell'applicazione della direttiva IORP (relativa agli enti pensionistici aziendali o professionali) negli Stati membri, esaminando nello specifico le riserve tecniche e l'adattamento dei sistemi nazionali di controllo.
La relazione sottolinea che gli EPAP dei diversi Stati membri utilizzano modelli e ipotesi diversi per determinare le proprie riserve tecniche. È opportuno armonizzare le norme relative al calcolo delle riserve tecniche nel contesto delle attività transfrontaliere.
Nel febbraio 2006, per agevolare l'adattamento dei sistemi nazionali di controllo, è stato elaborato il «protocollo di Budapest». Esso definisce le disposizioni in materia di controllo e di scambio di informazioni tra le autorità di vigilanza dello Stato d'origine e quelle dello Stato membro degli EPAP transfrontalieri. Il lavoro svolto nel quadro di questo protocollo è ritenuto soddisfacente.
La Commissione ritiene quindi che non sia necessario modificare l'attuale legislazione in materia di EPAP.

Ultima modifica: 31.08.2011
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