RSS
Indice alfabetico
Questa pagina è disponibile in 11 lingue

We are migrating the content of this website during the first semester of 2014 into the new EUR-Lex web-portal. We apologise if some content is out of date before the migration. We will publish all updates and corrections in the new version of the portal.

Do you have any questions? Contact us.


Gli effetti sui mercati dei capitali

La Commissione europea esamina le conseguenze dell'introduzione dell'euro sui mercati obbligazionario e azionario e proporre soluzioni tecniche che questi mercati possano adottare.

ATTO

Comunicazione della Commissione, del 2 luglio 1997, riguardante l'impatto dell'introduzione dell'euro sui mercati dei capitali [COM(97) 337 def. - Non pubblicata sulla Gazzetta ufficiale].

SINTESI

Per trarre pieno profitto dall'introduzione dell'euro, è auspicabile raggiungere un certo grado di armonizzazione dei futuri mercati in euro, definendo caratteristiche comuni per le piazze finanziarie di tutti i paesi partecipanti alla zona euro.

I mercati obbligazionari

In base allo scenario di riferimento adottato a Madrid, dal 1° gennaio 1999 ogni nuovo debito pubblico contrattabile dovrà essere emesso in euro. Oltre a quest'esigenza, la maggior parte degli emittenti prevedono di ridenominare in euro il loro debito in essere: il vantaggio di tale operazione consisterà nel generare liquidità in euro sui mercati obbligazionari pubblici e nel rafforzare la credibilità del processo esprimendo l'impegno dei governi nei confronti dell'Unione economica e monetaria (UEM).

Per ridenominare il debito, il metodo più adeguato sembra dal basso verso l'alto (il cosiddetto "bottom-up"):

  • ogni singolo portafoglio viene convertito in euro mediante tassi fissi ( castellano deutsch english français );
  • il risultato viene arrotondato ( castellano deutsch english français ) al cent più vicino;
  • viene calcolato il totale dei singoli portafogli e lo si compara con il totale detenuto presso il depositario centrale.

L'operazione è neutra in ciascuna delle sue fasi:, per tutti gli operatori, le uniche differenze potenziali si situano nell'arrotondamento.

È auspicabile una maggiore armonizzazione delle convenzioni di mercato, basata sulle prassi migliori, poiché rafforzerebbe la trasparenza ed eviterebbe le controversie. Una simile armonizzazione deve riguardare i seguenti punti:

  • le convenzioni relative al numero di giorni considerati per calcolare gli interessi: grazie ai moderni sistemi di calcolo è possibile adottare la convenzione più precisa: "numero effettivo dei giorni del mese/numero effettivo dei giorni dell'anno";
  • la frequenza delle cedole: si dovrebbe mantenere la possibilità di scelta. Le cedole semestrali riducono l'esposizione ai rischi di credito e sono la norma sui mercati americano e giapponese, mentre le cedole annuali sono la norma nell'Unione (tranne in Italia e nel Regno Unito ( castellano deutsch english français )) e sono meno costose per gli emittenti;
  • i giorni lavorativi: una definizione standard consisterebbbe nel considerare giorni lavorativi tutti i giorni lavorativi di TARGET (sarebbero giorni festivi solo Natale e Capodanno);
  • le basi di regolamento:

- il metodo praticato abitualmente del "regolamento due giorni dopo la contrattazione" sembra adeguato come base di armonizzazione sul mercato monetario in euro;
- sul mercato obbligazionario, si procede al regolamento tre giorni dopo la data della contrattazione: in un primo tempo si potrebbe mantenere questa regola, per ridurre poi, dopo un certo tempo, il periodo di regolamento.

I mercati azionari

Per quanto riguarda il passaggio all'euro, le principali borse europee hanno manifestato la propria intenzione di adottare un'impostazione del tipo del "big bang": dal 4 gennaio 1999 tutti i titoli saranno contrattati e quotati in euro. Gli intermediari dovranno effettuare le conversioni necessarie per presentare ai loro clienti i rendiconti nella moneta da questi scelta.

La decisione di ridenominare spetta alle imprese: è indipendente dalla decisione delle borse valori di contrattare in euro. La moneta nella quale è denominato il capitale azionario non influirà sul suo valore economico: di conseguenza, si può decidere di ridenominarlo in qualsiasi momento del periodo di transizione, cioè tra il 1° gennaio 1999 e il 31 dicembre 2001.

La soluzione raccomandata è quella di azioni senza valore nominale (SVN). Poiché ogni azione costituisce una frazione del capitale azionario, non è necessario sostituire materialmente i certificati azionari. Tuttavia, la normativa nazionale di numerosi Stati membri tuttora non prevede le azioni SVN.

In generale, non risulta effettivamente necessario armonizzare le convenzioni sul mercato azionario.

Per quanto riguarda le serie storiche e gli indici azionari, la transizione non dovrebbe presentare problemi particolari.

I mercati dei derivati

I problemi che la transizione presenta per i mercati dei prodotti derivati sono analoghi a quelli relativi ai mercati sottostanti ai quali tali prodotti fanno riferimento. Di conseguenza, si raccomandano le medesime soluzioni.

Altre caratteristiche dei mercati

Fonti dei prezzi. È importante assicurare la continuità delle fonti dei prezzi: possono coesistere prezzi formati su base nazionale (PIBOR, LIBOR ecc.) e su base europea (EURIBOR). Sarebbe opportuno disporre di quotazioni indicative pubblicate per la zona euro oppure di criteri armonizzati per fissare le quotazioni nazionali. Gli organismi che forniscono e diffondono i prezzi di riferimento dovranno indicare con chiarezza di quali prezzi si tratterà nel periodo tra il 1° gennaio 1999 e il 1° gennaio 2002.

Procedure di emissione del debito di emittenti sovrani. Per quanto riguarda la presenza dei debiti dei tesori nazionali, c'è chi teme che il coesistere sui mercati di organismi nazionali e della Banca centrale europea (BCE) possa perturbare i segnali di politica monetaria. Per evitare un simile rischio, sarebbe utile un coordinamento informale delle emissioni dei titoli di Stato.

Rating: debito di emittenti sovrani. È tuttora in corso il dibattito tra chi sostiene che l'adesione alla zona euro potrebbe comportare un aggiustamento del rating attribuito agli emittenti sovrani e chi, al contrario, esclude effetti sul rating poiché la partecipazione all'UEM rafforzerebbe la credibilità delle politiche di bilancio.
In ogni caso, è poco probabile che il costo di collocamento del debito pubblico risulti modificato in misura considerevole da un lieve aggiustamento del suo rating, data l'importanza di altri fattori, quali la liquidità e l'efficienza del sistema di operatori primari del paese.

Rating: debito delle società. L'Unione europea (Ue) otterrà probabilmente il rating AAA, e di conseguenza l'affidabilità delle società non sarà più potenzialmente limitata dal rating attribuito al paese in cui esse hanno sede. In linea generale, l'UEM dovrebbe avere un effetto positivo sul rating delle società.

Pronti contro termine. I partecipanti al mercato desiderano evitare l'impiego troppo aggressivo dei margini iniziali (gli importi da depositare prima di effettuare un'operazione a garanzia) e dei margini iniziali di sicurezza (valore dei titoli in quanto garanzie) sul mercato ufficiale dei pronti contro termine, poiché ne risulterebbe un'inutile restrizione allo sviluppo di questo mercato.
Inoltre, è molto più efficace avvalersi di margini di variazione (importi che i debitori devono depositare per garantire che i creditori siano coperti integralmente per tutta la durata dell'operazione): tali margini si basano infatti sull'adeguamento giornaliero simmetrico ai valori di mercato.

È importante che i mercati abbiano la certezza che nessuna instabilità possa prodursi al termine del processo, poiché non sarebbero in grado di tutelarsi, ma la tutela degli investitori è ritenuta uno dei fattori cruciali di una mercato finanziario efficiente e svolge una funzione fondamentale nell'attrattiva che un mercato presenta in ambito internazionale.

Ultima modifica: 23.06.2006
Avviso legale importante | Informazioni su questo sito | Ricerca | Per contattarci | Inizio pagina