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I parlamenti nazionali

INTRODUZIONE

Nel corso della costruzione europea le competenze delle istituzioni dell’UE sono state estese a settori tradizionalmente di competenza nazionale quali la giustizia e gli affari interni. Per questo motivo è importante che i parlamenti nazionali ricevano in tempi rapidi la migliore informazione possibile in modo da poter intervenire essi stessi (e attraverso loro anche i cittadini dell'Unione europea) direttamente e incisivamente nel processo decisionale europeo.

Vista la diversità delle situazioni nazionali, gli Stati membri hanno sentito il bisogno di definire dei principi comuni riguardo all'informazione fornita ai parlamenti nazionali. A questo scopo, è stato allegato ai trattati costitutivi un protocollo sul ruolo dei parlamenti nazionali.

Il trattato di Lisbona costituisce una tappa fondamentale per l’integrazione europea dei parlamenti nazionali, in quanto il trattato dedica loro, per la prima volta, un intero articolo. L’articolo 12 del trattato sull’UE raggruppa quindi le disposizioni relative ai parlamenti nazionali sparse nei trattati. La loro partecipazione assume principalmente due forme: un diritto all’informazione e un diritto di opposizione.

DIRITTO ALL'INFORMAZIONE

Esiste un elenco preciso dei documenti comunitari che debbono obbligatoriamente essere inviati ai parlamentari nazionali:

  • i libri bianchi;
  • i libri verdi;
  • le comunicazioni;
  • il programma legislativo annuale;
  • i progetti di atti legislativi.

I parlamenti nazionali dispongono, inoltre, di un diritto d’informazione specifico riguardante lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Sono quindi associati all’attuazione delle politiche condotte in questo campo. I parlamenti nazionali partecipano anche alla valutazione delle attività di Eurojust e al controllo delle attività di Europol.

I parlamenti nazionali sono inoltre tenuti informati sulle domande di adesione all’UE.

DIRITTO DI OPPOSIZIONE

Il protocollo sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità attribuisce ai parlamenti nazionali un diritto di opposizione nelle procedure legislative. Grazie a questo diritto, un terzo dei parlamenti nazionali può chiedere il riesame di un progetto di testo legislativo qualora ritenga che il principio di sussidiarietà non sia rispettato. La Commissione può quindi ritirare, modificare o mantenere il progetto legislativo motivando la sua scelta. Se la Commissione decide di mantenerlo, quando il progetto è contestato a maggioranza semplice dei parlamenti nazionali, il Consiglio e il Parlamento europeo decidono in ultima istanza se la procedura deve proseguire o meno. A posteriori, un parlamento nazionale può anche adire la Corte di giustizia dell’UE per contestare un atto legislativo ritenuto contrario al principio di sussidiarietà.

I parlamenti nazionali dispongono anche di un diritto di opposizione alle decisioni riguardanti taluni aspetti del diritto di famiglia con implicazioni transnazionali (articolo 81 del trattato sul funzionamento dell’UE). Una simile decisione può essere adottata secondo la procedura legislativa ordinaria soltanto se nessun parlamento nazionale vi si oppone.

Il trattato di Lisbona associa inoltre a pieno titolo i parlamenti nazionali alle procedure di revisione dei trattati:

  • nel quadro della procedura ordinaria, i rappresentanti dei parlamenti nazionali partecipano alla convenzione responsabile di esaminare i progetti di revisione;
  • nel quadro della procedura di revisione semplificata, la revisione dei trattati non richiede la convocazione di una convenzione. Tuttavia, l’entrata in vigore delle nuove disposizioni è subordinata alla loro approvazione da parte di ciascuno Stato membro secondo le loro rispettive regole costituzionali e implica de facto l’intervento dei parlamenti nazionali;
  • nel quadro delle «clausole passerella»: il passaggio da una procedura legislativa speciale a una procedura legislativa ordinaria o da un voto all’unanimità a un voto a maggioranza qualificata non può avvenire senza l’approvazione dei parlamenti nazionali.

LA CONFERENZA DEGLI ORGANI PARLAMENTARI SPECIALIZZATI NEGLI AFFARI DELL’UNIONE

Dal 1989, i deputati dei parlamenti nazionali e del Parlamento europeo si riuniscono semestralmente in seno ad una Conferenza degli organi specializzati negli affari comunitari (COSAC), essenzialmente allo scopo di scambiare informazioni.

Il trattato di Lisbona modifica la denominazione della COSAC, ora chiamata conferenza degli organi parlamentari specializzati per gli affari dell’Unione. Il suo ruolo viene riaffermato nel protocollo sul ruolo dei parlamenti nazionali nell’Unione europea. La conferenza degli organi parlamentari può sottoporre all'attenzione delle istituzioni dell'Unione i contributi che ritiene utili, in particolare progetti di provvedimenti che i rappresentanti dei governi degli Stati membri possono decidere di comune accordo di trasmetterle in considerazione della materia trattata.

Il presente documento di sintesi, diffuso a titolo informativo, non è inteso a interpretare né sostituire il documento di riferimento, che costituisce l'unica base giuridica vincolante.

Ultima modifica: 25.01.2010
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