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La Corte dei conti, il Comitato economico e sociale, il Comitato delle regioni

LA CORTE DEI CONTI

Il trattato di Amsterdam rafforza il ruolo della Corte dei conti in quanto istituzione comunitaria,

  • citandola espressamente all'articolo 5 (ex articolo E) del TUE,
  • riconoscendole la facoltà di adire la Corte di giustizia per salvaguardare le sue prerogative (articolo 230 del trattato CE, ex articolo 173).

Il trattato attribuisce inoltre alla Corte dei conti più ampi poteri di controllo e di indagine per combattere più efficacemente le frodi a danno del bilancio comunitario. La Corte dei conti è tenuta a riferire al Parlamento europeo e al Consiglio su ogni caso di irregolarità delle entrate e delle spese comunitarie: a questo scopo i suoi poteri di controllo sono stati estesi anche ai fondi comunitari gestiti da organismi esterni quali la Banca europea per gli investimenti (BEI).

Nell'esercizio delle sue funzioni la Corte dei conti può esigere qualsiasi documento o informazione e effettuare controlli "presso le altre istituzioni della Comunità, nei locali di qualsiasi organismo che gestisca le entrate o le spese per conto della Comunità e negli Stati membri, compresi i locali di persone fisiche o giuridiche che ricevano contributi a carico del bilancio" (articolo 248, paragrafo 3).

Per quanto riguarda la BEI, la Corte dei conti ha il diritto di accedere alle informazioni in possesso della Banca, in forza di un accordo tra la Corte stessa, la Banca e la Commissione (accordo tripartito di fatto già esistente, che una dichiarazione invita a mantenere in vigore).

Parallelamente a questa estensione dei suoi poteri l'articolo 248 (ex articolo 188 C) insiste sull'esigenza che la Corte dei conti e le istituzioni nazionali di controllo collaborino in uno spirito di fiducia reciproca.

Un'altra innovazione è la seguente: la dichiarazione in cui la Corte attesta l'affidabilità dei conti e la legittimità e la regolarità delle relative operazioni sarà d'ora innanzi pubblicata sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.

IL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE

Il Comitato economico e sociale viene consultato obbligatoriamente in un maggiore numero di casi. I nuovi settori del trattato che istituisce la Comunità europea, per i quali il Consiglio potrà deliberare solo previa consultazione del Comitato economico e sociale, sono i seguenti:

  • orientamenti e misure di incentivazione in materia di occupazione (articoli 128 e 129);
  • legislazione in materia sociale risultante dall'accordo sociale (articoli 136-143);
  • applicazione del principio delle pari opportunità (articolo 141);
  • sanità pubblica (articolo 152).

Il Comitato può essere consultato anche dal Parlamento europeo ove questi lo ritenga opportuno.

Dal punto di vista amministrativo, il Comitato economico e sociale dispone di una struttura organizzativa autonoma rispetto al Comitato delle regioni in seguito all'abrogazione del protocollo sulla struttura comune del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni allegato al trattato che istituisce la Comunità europea.

IL COMITATO DELLE REGIONI

Il Comitato delle regioni è obbligatoriamente consultato in relazione ai seguenti nuovi settori:

  • i settori già citati a proposito del Comitato economico e sociale;
  • l'ambiente (articolo 175);
  • il Fondo sociale (articolo 148);
  • la formazione professionale (articolo 150);
  • la cooperazione transfrontaliera (articolo 265, primo comma);
  • i trasporti (articoli 71 e 80).

Il Parlamento europeo può inoltre consultare il Comitato su altre questioni.

Al pari del Comitato economico e sociale, il Comitato delle regioni acquisisce una completa autonomia amministrativa per effetto dell'abrogazione del protocollo sulla struttura comune delle due istituzioni. Può inoltre stabilire il proprio regolamento interno senza doverlo sottoporre all'approvazione unanime del Consiglio, come è avvenuto in passato.

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