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Cittadinanza dell'Unione europea

INTRODUZIONE

Secondo la testuale dizione del trattato di Maastricht (TUE), è cittadino dell'Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. L'introduzione del concetto di cittadinanza europea mira a rafforzare e a promuovere l'identità europea, coinvolgendo vieppiù i cittadini nel processo di integrazione comunitaria. Grazie allo sviluppo che ha conosciuto il mercato unico, i cittadini godono di una serie di diritti di carattere generale in diversi settori, quali quello della libera circolazione dei beni e dei servizi, della tutela del consumatore e della sanità pubblica, della parità di opportunità e di trattamento, dell'accesso all'occupazione ed alla previdenza sociale. Inoltre, la cittadinanza dell'Unione europea comporta una serie di norme e diritti ben definiti, che si possono raggruppare in quattro categorie:

  • la libertà di circolazione e di soggiorno su tutto il territorio dell'Unione;
  • il diritto di votare e di essere eletto alle elezioni comunali e a quelle del Parlamento europeo nello Stato membro di residenza;
  • la tutela da parte delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro in un paese terzo nel quale lo Stato di cui la persona in causa ha la cittadinanza non è rappresentato;
  • il diritto di presentare petizioni al Parlamento europeo e ricorsi al mediatore europeo.

Pur se soggetto a determinate restrizioni previste dai trattati o dal diritto derivato e pur se subordinato al possesso della cittadinanza europea, il diritto di rivolgersi al mediatore e di presentare petizioni dinanzi al Parlamento europeo può essere esercitato da ogni persona fisica e giuridica che risieda sul territorio degli Stati membri dell'Unione. Analogamente, i diritti fondamentali si applicano a tutti coloro che risiedono nell'Unione europea.

Il trattato di Amsterdam viene ad integrare l'elenco dei diritti civili di cui godono i cittadini dell'Unione e definisce con maggior precisione il nesso esistente fra la cittadinanza nazionale e la cittadinanza europea.

CRONISTORIA

La cittadinanza dell'Unione e i diritti che essa comporta debbono essere visti in prospettiva, se si vuole comprendere appieno la dinamica del processo avviato dal trattato che istituisce la Comunità economica europea (firmato a Roma nel 1957). Detto trattato ha introdotto il diritto delle persone di circolare liberamente sul territorio della Comunità europea. A quei tempi, tuttavia, la libera circolazione delle persone comportava uno stretto legame con lo svolgimento di un'attività economica, intendendosi per attività economica un lavoro dipendente, un'attività autonoma oppure la prestazione di servizi. Il diritto di soggiorno su tutto il territorio della Comunità fu quindi riconosciuto innanzi tutto ai lavoratori subordinati e autonomi ed ai loro familiari in relazione al diritto all'esercizio di un'attività professionale su tale territorio.

L'Atto unico europeo (1986) ha modificato il trattato di Roma precisando la volontà di creare uno spazio senza frontiere e di abolire i controlli alle frontiere interne sulle persone, a prescindere dalla loro nazionalità. La creazione di tale spazio, purtroppo, non è avvenuta come previsto entro la data del 31 dicembre 1992. Nel 1990, tuttavia, la dinamica dell'Atto unico indusse il Consiglio a estendere il diritto di soggiorno anche alle persone che non esercitano alcuna attività economica, a condizione che dispongano di risorse sufficienti e di una copertura sociale. Questo diritto di circolare e di soggiornare, attribuito alle persone è stato consacrato dall'introduzione, nel trattato sull'Unione europea (1992), del concetto di cittadinanza dell'Unione. Nel 1997, con il trattato di Amsterdam, si è trovata una soluzione politica che consente di progredire sul fronte della libera circolazione delle persone, inserendo l'accordo di Schengen nel trattato sull'Unione europea (taluni Stati membri hanno tuttavia espresso il desiderio di ottenere uno statuto particolare e manterranno alcuni controlli alle proprie frontiere con altri Stati membri).

Del resto, fin dal 1974 - per l'esattezza dal vertice di Parigi - si era parlato del problema della definizione dei "diritti speciali" da conferire ai cittadini della Comunità economica dell'epoca. Nel 1992, il trattato sull'Unione europea istituiva una cittadinanza europea nell'ambito del trattato di Roma (articolo 17, ex articolo 8). Dopo la firma del TUE, la dichiarazione del Consiglio europeo di Birmingham precisava, nell'ottobre 1992, i contorni di tale cittadinanza: " .... la cittadinanza dell'Unione comporta per i nostri cittadini una protezione e diritti supplementari senza sostituirsi minimamente alla cittadinanza nazionale". Del resto, una dichiarazione acclusa al trattato che istituisce la Comunità economica europea ricorda che "la questione se una persona abbia la nazionalità di questo o quello Stato membro sarà definita soltanto in riferimento al diritto nazionale dello Stato membro interessato".

Nell'istituire il concetto di cittadinanza dell'Unione, Il trattato sull'Unione europea ha conferito ad ogni cittadino dell'Unione un diritto fondamentale e personale di circolare e di soggiornare, indipendentemente dallo svolgimento di un'attività economica. Il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo ed alle elezioni comunali nello Stato membro in cui il cittadino risiede, nonché il diritto alla tutela diplomatica e consolare nel territorio di un paese terzo, hanno corroborato, nella pratica, la consapevolezza dell'esistenza effettiva di una cittadinanza comune. Alcune direttive adottate nel 1993 e nel 1994 hanno fissato le disposizioni di applicazione di tali diritti. Del resto, il medesimo trattato ha previsto la possibilità di un'evoluzione di tali diritti nel senso della loro esenzione e del loro rafforzamento.

Ciò nonostante, a tutt'oggi i cittadini europei si trovano ancora a dover affrontare ostacoli veri e propri, di ordine sia pratico che giuridico, al momento di esercitare il proprio diritto di libera circolazione e di residenza all'interno dell'Unione.

LE AGGIUNTE DEL TRATTATO DI AMSTERDAM

Sono stati modificati gli articoli 17 e 21 (ex articoli 8 e 8D) del trattato CE, che definiscono la cittadinanza europea.

Innanzi tutto, il trattato di Amsterdam rende esplicito il nesso tra la cittadinanza europea e quella nazionale indicando in maniera inequivocabile che "la cittadinanza dell'Unione costituisce un complemento della cittadinanza nazionale e non sostituisce quest'ultima". Due sono le conclusioni di ordine pratico che scaturiscono da tale aggiunta:

  • occorre essere già in possesso della nazionalità di uno Stato membro per poter usufruire della cittadinanza dell'Unione;
  • la cittadinanza europea consente di godere di diritti supplementari e complementari alla cittadinanza nazionale.

Inoltre, il trattato di Amsterdam conferisce un nuovo diritto ai cittadini europei. Ogni cittadino dell'Unione può ora rivolgersi al Parlamento europeo, al Consiglio, alla Commissione, alla Corte di giustizia, alla Corte dei conti, al Comitato economico e sociale, al Comitato delle regioni oppure al mediatore europeo in una qualsiasi delle dodici lingue dei trattati e ricevere una risposta redatta nella stessa lingua.

Si ricordi che, le dodici lingue sono: il danese, il finlandese, il francese, il greco, l'inglese, l'irlandese (o gaelico), l'italiano, l'olandese, il portoghese, lo spagnolo, lo svedese e il tedesco.

Infine, nel preambolo del trattato CE è inserito un nuovo comma che sancisce l'impegno degli Stati membri nei confronti dell'istruzione dei loro popoli. Gli Stati membri si impegnano ognuno a "promuovere lo sviluppo del massimo livello possibile di conoscenza (...) attraverso un ampio accesso all'istruzione e attraverso l'aggiornamento costante".

Vedi anche

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