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Le fonti non scritte del diritto europeo: diritto complementare

Il diritto complementare è costituito dalle fonti non scritte del diritto europeo di origine giurisprudenziale. Tali fonti sono usate dalla Corte di giustizia quali norme giuridiche per colmare le lacune del diritto primario o del diritto derivato. Esse comprendono i principi generali del diritto e le norme di diritto internazionale pubblico.Per quanto riguarda i diritti fondamentali, considerati a lungo dalla Corte di giustizia principi generali del diritto, essi tendono a divenire progressivamente elementi di diritto primario. Il trattato costituzionale sottoposto a ratifica sancisce questa evoluzione integrando nel testo la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

Nella sua giurisprudenza la Corte di giustizia si richiama a tutta una serie di norme giuridiche destinate a colmare i vuoti lasciati dal diritto primario o derivato. Si tratta essenzialmente del diritto internazionale pubblico e dei principi generali del diritto. Queste due categorie esercitano un'influenza reciproca, come risulta dal fatto che la Corte di giustizia ha elaborato dei principi generali del diritto ispirati al diritto internazionale pubblico.

I diritti fondamentali costituiscono una categoria particolare di norme, in quanto possono far parte del diritto primario o del diritto complementare dell’Unione europea a seconda della loro fonte. . A partire dagli anni Settanta si è inoltre registrata una tendenza a considerare tali diritti sempre più come fonti di diritto primario e non di diritto complementare.

Il diritto internazionale

Nell'elaborare la sua giurisprudenza la Corte di giustizia si ispira al diritto internazionale, cui fa riferimento tramite rinvii al diritto scritto, alla consuetudine e agli usi.

La Corte di giustizia ha inoltre affermato che l’UE è soggetta alle norme di diritto internazionale. Ha ritenuto, ad esempio, che l’UE, in quanto soggetto di diritto, è tenuta a rispondere a livello internazionale dei danni causati a terzi.

La Corte di giustizia si ispira al diritto internazionale anche per elaborare i principi generali del diritto. È il caso, ad esempio, dei seguenti principi:

  • obbligo di buona fede;
  • pacta sunt servanda (le convenzioni vincolano giuridicamente i loro firmatari);
  • territorialità;
  • estinzione dei trattati in caso di mutamento radicale delle circostanze.

La Corte di giustizia si è altresì scostata da alcuni principi di diritto internazionale giudicati incompatibili con la struttura dell’Unione, come il principio di reciprocità nell'esecuzione degli obblighi statuali.

I principi generali del diritto

I principi generali del diritto sono fonti non scritte elaborate dalla giurisprudenza della Corte di giustizia. Essi hanno permesso alla Corte di creare norme in settori non disciplinati dai trattati, ad esempio in materia di responsabilità extracontrattuale dell’UE. I principi generali del diritto possono essere:

  • comuni agli ordinamenti giuridici nazionali: la Corte di giustizia ha individuato anzitutto una categoria di principi generali comuni a tutti gli ordinamenti giuridici nazionali e compatibili con gli obiettivi della Comunità. Tra questi principi figurano la certezza del diritto e il legittimo affidamento, diretto a proteggere gli individui da mutamenti imprevedibili del diritto;
  • ricavati da alcuni ordinamenti giuridici nazionali: si è anche ispirata a principi sanciti solo da alcuni ordinamenti giuridici nazionali. Ad esempio i principi sulla scorta dei quali ha designato l'istituzione responsabile del danno imputabile alla Comunità europea e ha valutato l'entità del pregiudizio sono desunti da norme presenti solo in alcuni ordinamenti giuridici nazionali;
  • propri dell’UE: la Corte di giustizia ha elaborato una categoria di principi generali propri dell’Unione europea, seppure ispirati al diritto nazionale. Se ne ha un'illustrazione con la solidarietà tra Stati membri, l'equilibrio istituzionale o la preferenza comunitaria.

Il caso specifico dei diritti fondamentali

Esistono tre fonti di diritti fondamentali nell’UE:

  • la Carta dei diritti fondamentali dell’UE;
  • la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (EN);
  • le tradizioni costituzionali degli Stati membri.

Prima dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona, la Carta dei diritti fondamentali, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e le tradizioni costituzionali degli Stati membri facevano parte del diritto dell’UE quali principi generali del diritto.

In seguito il trattato di Lisbona ha inserito nei trattati istitutivi la forza vincolante della Carta dei diritti fondamentali. L’articolo 6 del trattato sull’UE le conferisce lo stesso valore giuridico dei trattati. La Carta dei diritti fondamentali è pertanto divenuta una fonte di diritto primario dell’UE.

Inoltre, l’articolo 6 del trattato sull’UE conferma la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e le tradizioni costituzionali degli Stati membri quali fonti dei principi generali del diritto. Se necessario, la Corte di giustizia potrà fare riferimento a tali principi per completare i diritti fondamentali protetti dalla Carta.

Infine, l’articolo 6 del trattato sull’UE prevede altresì la possibilità per l’UE di aderire alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. L’accordo relativo a una tale adesione dovrà quindi essere adottato all’unanimità dal Consiglio ed essere ratificata da tutti gli Stati membri. Inoltre un protocollo sull’eventuale adesione dell’UE non dovrà modificare le sue competenze, né riguardare le attribuzioni delle sue istituzioni.

Ultima modifica: 20.08.2010
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