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Relazione annuale dell'Unione sui diritti umani - 2003

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La relazione annuale dell'Unione europea sui diritti umani passa in rassegna le politiche e le azioni concernenti i diritti umani all'interno dell'Unione e nell'ambito delle relazioni esterne. Essa si prefigge inoltre di valutare la politica dell'Unione in materia di diritti umani nel periodo da luglio 2002 a giugno 2003 e di individuare i possibili miglioramenti.

ATTO

Relazione annuale dell'Unione sui diritti umani - 2003. Consiglio "Affari generali" del 10 ottobre 2003.

SINTESI

La relazione comprende un'analisi delle politiche e delle azioni svolte nel periodo da luglio 2002 a giugno 2003 in materia di diritti umani all'interno e all'esterno dell'Unione. Essa si fonda sul concetto che la democrazia, lo stato di diritto e la promozione dei diritti umani e delle libertà fondamentali siano i principi definitori dell'Unione. Responsabili del rispetto di tali principi sono comunque, in ultima analisi, i governi nazionali.

DIRITTI UMANI NELL'UNIONE

A seguito di una raccomandazione del Parlamento europeo, nel settembre 2002 la Commissione europea ha istituito una rete (FR) di esperti dei diritti fondamentali finalizzata a migliorare l'informazione e l'analisi relative alla situazione di ciascuno Stato membro. Nell'ambito del mandato ricevuto la rete di esperti deve preparare:

  • una relazione annuale sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione e negli Stati membri, utilizzando come riferimento la Carta dei diritti fondamentali;
  • osservazioni tematiche su questioni precise scelte dalla Commissione.

Razzismo e xenofobia

Dall'adozione del trattato di Amsterdam, che ha dotato la Comunità di nuove competenze in materia di discriminazione, le misure più importanti adottate sono le seguenti:

  • la direttiva 2000/43/CE relativa all'uguaglianza razziale;
  • la direttiva 2000/78/CE sull'uguaglianza in materia di occupazione;
  • il programma d'azione comunitario di lotta contro la discriminazione (2001-2006);
  • la comunicazione concernente l'immigrazione, l'integrazione e l'occupazione.

Il 16 giugno 2003 la Commissione ha avviato una campagna d'informazione con lo slogan "Per la diversità, contro la discriminazione". Tra la fine del 2002 e l'inizio del 2003 la Commissione e l'Osservatorio europeo dei fenomeni razzisti e xenofobi (EUMC) hanno organizzato una serie di tavole rotonde sull'antisemitismo e l'islamofobia.

Infine, tramite il programma AGIS (2003-2007), la Commissione partecipa al finanziamento di azioni di cooperazione poliziesca e giudiziaria in materia penale che riguardano in particolare il razzismo, la xenofobia e l'assistenza alle vittime.

Asilo e immigrazione

Il periodo compreso fra luglio 2002 e giugno 2003 è stato caratterizzato da un'intensa attività in questo settore. Nel giugno 2002 il Consiglio europeo di Siviglia ha fissato delle scadenze per giungere a un accordo su taluni strumenti legislativi nel settore. Nel giugno 2003 il Consiglio europeo di Salonicco ha adottato delle conclusioni in merito alle politiche d'integrazione per un equo trattamento dei cittadini dei paesi terzi. Più precisamente, nel 2003 sono state approvate due direttive, che riguardano rispettivamente il diritto al ricongiungimento familiare e lo status dei cittadini di paesi terzi che siano residenti di lungo periodo.

Per facilitare una cooperazione più stretta con i paesi terzi d'origine e di transito, il 3 dicembre 2002 la Commissione ha adottato la comunicazione COM(2002) 703 intitolata "Integrare le questioni connesse all'emigrazione nelle relazioni dell'Unione europea con i paesi terzi". Il Consiglio ha invece adottato la direttiva 2003/9/CE, relativa alle condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri, e il regolamento n. 343/2003, che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda d'asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo (Dublino II).

Nell'ambito della gestione dei flussi migratori la Commissione ha più volte evidenziato la natura trasversale delle misure adottate, più di recente nella comunicazione del 3 giugno 2003 sullo sviluppo di una politica comune in materia di immigrazione illegale, di introduzione clandestina e tratta di essere umani, di frontiere esterne e di rimpatrio delle persone soggiornanti illegalmente.

Protezione delle minoranze

Nel 2002 l'Europa ha dovuto far fronte a taluni fenomeni a carattere antisemita. L'Unione ha fermamente condannato tali incidenti e ha adottato una serie di misure per combatterne le cause. Le relazioni del Commissario per i diritti dell'uomo presso il Consiglio d'Europa hanno inoltre sollevato questioni relative all'emarginazione dei Rom nell'Unione e nei paesi aderenti. A tale riguardo il programma PHARE ha finanziato progetti intesi a migliorare la situazione di questa minoranza.

Tratta degli essere umani e diritti dell'infanzia

Per quanto riguarda la tratta degli esseri umani, il documento più importante è la « Dichiarazione di Bruxelles », risultato finale della conferenza europea sulla prevenzione della tratta e della lotta contro questo fenomeno tenutasi dal 18 al 20 settembre 2002. Seguendo la raccomandazione contenuta in tale dichiarazione, il 25 marzo 2003 la Commissione ha deciso di istituire un gruppo consultivo, il "Gruppo di esperti sulla tratta degli esseri umani", composto da venti esperti indipendenti. La dichiarazione ha ispirato anche le discussioni dei seminari organizzati su questo tema nell'ambito del forum europeo sulla prevenzione della criminalità organizzata.

Con riguardo alle misure legislative, la Commissione ha adottato la decisione quadro relativa alla lotta contro la tratta degli esseri umani, che introduce una definizione comune di tale crimine a livello europeo, e il progetto di decisione quadro relativa alla lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia.

Nel 2002 il programma STOP II ( (ES) (DE) (EN) (FR)) ha sostenuto finanziariamente sedici progetti intesi a combattere la tratta o lo sfruttamento sessuale. Una volta terminato, esso è stato sostituito dal programma quadro AGIS sulla cooperazione poliziesca e giudiziaria in materia penale.

Diritti fondamentali delle donne

La strategia quadro comunitaria in materia di eguaglianza tra donne e uomini (2001-2006) stabilisce un quadro globale di promozione della parità fra i sessi in cinque settori d'intervento: vita economica; eguaglianza di partecipazione e di rappresentanza; diritti sociali; vita civile e ruoli e stereotipi maschili e femminili. Il 5 marzo 2003 la Commissione ha pubblicato la settima relazione annuale sulle pari opportunità.

Diritti umani e imprese

Allo scopo di promuovere lo sviluppo della responsabilità sociale delle imprese, nel luglio 2002 la Commissione ha adottato una "comunicazione relativa alla responsabilità sociale delle imprese: un contributo delle imprese allo sviluppo sostenibile". Il 16 ottobre 2002 è stato inoltre aperto un forum plurilaterale europeo sulla responsabilità sociale delle imprese che riunisce tutte le organizzazioni attive a livello dell'Unione e i rappresentanti delle reti d'imprese, dei sindacati e delle organizzazioni non governative.

A livello internazionale l'Unione ha partecipato attivamente anche alla promozione delle linee direttrici dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) a favore delle imprese multinazionali dei 37 paesi aderenti.

Infine, a seguito di una richiesta del Consiglio e del Parlamento europeo, la Commissione ha elaborato un progetto di regolamento inteso a vietare o limitare l'esportazione e l'importazione di alcune categorie di strumenti che possono essere utilizzati a fini di tortura o per infliggere la pena capitale.

La Carta dei diritti fondamentali

Nel progetto di Costituzione europea la Convenzione sul futuro dell'Europa ha proposto che la Carta sia pienamente integrata nella parte II della futura Costituzione; la Carta assumerebbe così carattere giuridicamente vincolante.

DIRITTI UMANI ALL'ESTERNO DELL'UNIONE

Strumenti utilizzati nelle relazioni con i paesi terzi

Le strategie, le azioni e le posizioni comuni (strumenti giuridici della politica estera e di sicurezza comune, la PESC) spesso riguardano i diritti umani. Nel periodo interessato dalla relazione l'Unione ha continuato ad applicare le strategie comuni nei confronti della Russia, dell'Ucraina e del Mediterraneo. Nei primi due paesi l'accento è stato posto sulla libertà dei mezzi di comunicazione di massa. Nell'area del Mediterraneo l'impegno era volto a instaurare un dialogo più strutturato nel settore dei diritti umani. Le seguenti azioni comuni, inerenti ai diritti umani, sono state decise: la missione di polizia dell'Unione europea, l'operazione militare dell'Unione nella Repubblica democratica del Congo nonché la proroga del mandato e la nomina dei rappresentanti speciali dell'Unione in alcuni paesi terzi. La relazione esamina inoltre alcune posizioni comuni relative ai diritti umani adottate in tale periodo che si riferiscono a diversi paesi e zone geografiche e al tribunale penale internazionale.

Il dialogo relativo ai diritti umani è uno degli strumenti privilegiati dall'Unione per far progredire il rispetto di tali diritti nei paesi terzi. Nel periodo interessato dalla relazione alcuni miglioramenti sono stati ottenuti nel dialogo con la Cina. Nell'ottobre 2002 un dialogo strutturato è stato avviato con l'Iran, con l'obiettivo di progredire nella lotta contro il terrorismo, nella non proliferazione delle armi, nel rispetto dei diritti umani e nel processo di pace del Medio Oriente.

Le consultazioni in materia di diritti umani tra l'Unione e gli Stati Uniti si sono svolte in ottobre e dicembre 2002 e in febbraio 2003. Esse hanno avuto luogo anche con il Canada e i paesi associati.

Attualmente, negli accordi che la Commissione firma con i paesi terzi, è automaticamente inserita una clausola relativa ai diritti umani che rende il rispetto di tali diritti un elemento essenziale dell'accordo. Qualora la clausola non venga rispettata, diverse misure (che vanno dalla modifica del contenuto dei programmi di cooperazione fino alla sospensione della cooperazione stessa) possono essere prese nei riguardi del paese terzo di cui trattasi.

Nel 2002 104 milioni di euro sono stati stanziati nell'ambito dell' Iniziativa europea per la democrazia e i diritti dell'uomo (EIDHR), con cui sono stati finanziati più di cento progetti riguardanti i seguenti temi: l'abolizione della pena di morte, la lotta contro l'impunità, la prevenzione della tortura e la riabilitazione delle vittime, la lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione delle minoranze e delle popolazioni autoctone nonché il rafforzamento del buon sistema di governo e dello stato di diritto.

Azioni dell'Unione nei fori internazionali

Durante la 57ma sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni unite (ONU) la dichiarazione principale dell'Unione sui diritti dell'uomo è stata per la prima volta incentrata su due temi concreti: l'abolizione della pena di morte e la prevenzione della tortura. Nel corso della sessione il protocollo facoltativo alla convenzione contro la tortura è stato adottato a grande maggioranza.

In occasione della 59ma sessione della commissione dei diritti dell'uomo dell'ONU l'Unione ha avviato una decina di iniziative e presentato alcune risoluzioni relative ai diritti umani in diversi paesi e regioni. Ha inoltre proposto delle dichiarazioni della presidenza sulla Colombia e Timor orientale. Rispetto al passato, il lavoro svolto in tale ambito è stato oggetto di un maggior coordinamento fra le istituzioni comunitarie nonché con i paesi terzi, i paesi associati e le organizzazioni non governative (ONG).

Nel novembre 2002 gli Stati membri dell'Unione hanno partecipato alla seconda conferenza ministeriale della Comunità delle democrazie, durante la quale sono stati adottati un piano d'azione incentrato sui diritti dell'uomo, lo stato di diritto, le elezioni libere, la libertà di associazione e la separazione dei poteri nonché una dichiarazione sul terrorismo.

L'Unione esprime soddisfazione per le diverse iniziative nel settore della difesa dei diritti umani attuate in seno al Consiglio d'Europa nel periodo interessato dalla relazione. Lo stesso vale per le attività realizzate nell'ambito dell'Organizzazione sulla sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), in particolare per quanto riguarda la lotta contro la tratta degli esseri umani.

L'Unione sostiene l'attività del Patto di stabilità per l'Europa sudorientale. Nel periodo di cui trattasi l'azione di tale istanza nel settore dei diritti umani è stata imperniata sulla libertà di stampa, la democrazia locale e la cooperazione transfrontaliera.

Questioni tematiche importanti

La lotta contro il terrorismo costituisce una delle priorità dell'Unione. Nel periodo interessato dalla relazione l'Unione ha continuato a cooperare con il Comitato di lotta al terrorismo, istituito dall'ONU dopo gli attentati dell'11 settembre 2001. Nell'ambito dell'ONU l'Unione ha anche contributo a preparare un progetto di convenzione generale sul terrorismo e un progetto di convenzione internazionale per la repressione degli atti di terrorismo nucleare. Durante la 57ma sessione dell'Assemblea generale dell'ONU è stata adottata una risoluzione, sostenuta dall'Unione, sul rispetto dei diritti dell'uomo e della legalità internazionale nel quadro della lotta antiterrorista. L'Unione ha inoltre appoggiato l'approvazione di una risoluzione sullo stesso tema nella 59ma sessione della commissione dei diritti dell'uomo.

L'Unione si rallegra del fatto che nel giugno 2003, 149 Stati avevano ratificato il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici. Nel 2002 l'Unione ha intrapreso delle iniziative in materia di libertà di religione in Pakistan, Bielorussia e Georgia e ha inoltre sostenuto una risoluzione sull'eliminazione dell'intolleranza religiosa. Nel corso del 2002 l'EIDHR ha finanziato progetti intesi ad abolire la pena di morte, a lottare contro l'impunità, a prevenire la tortura e a riabilitarne le vittime, a lottare contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione delle minoranze e delle popolazioni autoctone nonché a rafforzare un buon sistema di governo e lo stato di diritto.

La relazione evidenzia la necessità di accordare ai diritti economici, sociali e culturali la stessa importanza dei diritti civili e politici, anche se la piena attuazione dei primi non è possibile a breve termine.

L'Unione è contraria alla pena di morte in qualsiasi circostanza e ne difende l'abolizione universale nell'ambito delle relazioni con i paesi terzi. Essa esprime soddisfazione circa il fatto che Cipro, la Serbia e il Montenegro e la Turchia abbiano recentemente abolito la pena di morte. La relazione passa in rassegna tutti i paesi con i quali l'Unione ha affrontato questa problematica nel periodo compreso fra luglio 2002 e giugno 2003.

Azioni intese ad attuare in modo sistematico gli orientamenti dell'Unione in materia di tortura e altri trattamenti crudeli, disumani o degradanti sono state realizzate nel periodo interessato dalla relazione. Nel 2002 è stato adottato il protocollo facoltativo alla convenzione dell'ONU contro la tortura, che prevede visite indipendenti sui luoghi di detenzione come mezzo di prevenzione della tortura. Nel periodo 2002-2003 la Comunità ha destinato 25 milioni di euro ai centri di riabilitazione delle vittime della tortura e alla prevenzione della stessa.

Lo statuto della Corte penale internazionale è entrato in vigore nel luglio 2002. Nel corso del 2003 la Corte è stata inaugurata e il primo procuratore nominato. L'Unione ha adottato una posizione comune che sostiene il funzionamento efficace della Corte nonché la partecipazione universale al suo statuto. Dal 1995, tramite l'EIDHR, la Commissione ha assegnato oltre 13 milioni di euro ad attività di sostegno della Corte penale internazionale.

Il sostegno alle elezioni è uno dei mezzi principali impiegati dall'Unione per promuovere la democrazia nei paesi terzi. Nel periodo interessato dalla relazione sono state finanziate azioni di assistenza elettorale nell'ex repubblica iugoslava di Macedonia, in Pakistan, in Madagascar, in Nigeria, nei territori occupati della Cisgiordania e della striscia di Gaza, nello Yemen, in Giamaica, Ecuador, Mozambico e Georgia. Sono state inoltre finanziate azioni orizzontali di rafforzamento della capacità legislativa nei Balcani nonché di formazione e selezione di osservatori elettorali. Nello stesso periodo, nel quadro dell'EIDHR, attività di osservazione elettorale si sono svolte in Ecuador, Pakistan, Madagascar, Kenya, Nigeria, Ruanda e nell'ex repubblica iugoslava di Macedonia.

Nell'ambito dell'EIDHR circa 21 milioni di euro sono stati stanziati nel 2002 per la lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione nei riguardi delle minoranze etniche e delle popolazioni autoctone. Tale problematica si è affermata come una delle priorità dell'EIDHR per il periodo 2002-2004. Nella relazione l'Unione si congratula della nomina da parte del Segretario generale dell'ONU di cinque esperti incaricati di verificare il seguito dato alla Conferenza mondiale contro il razzismo. Numerosi Stati membri hanno firmato il protocollo aggiuntivo alla convenzione del Consiglio d'Europa sulla cibercriminalità relativo all'incriminazione di atti di natura razzista e xenofoba commessi tramite mezzi informatici.

L'Unione ha chiesto inoltre ai paesi membri di firmare e ratificare il protocollo facoltativo alla convenzione sui diritti dell'infanzia relativo alla partecipazione di bambini a conflitti armati. Essa raccomanda inoltre la ratifica dello statuto della Corte penale internazionale, che considera come crimine di guerra l'arruolamento di bambini di età inferiore a 15 anni.

In occasione della 57e Assemblea generale dell'ONU gli Stati membri dell'Unione hanno sostenuto due risoluzioni (successivamente adottate per consenso) relative ai diritti delle donne, che riguardano l'eliminazione dei delitti d'onore e di qualsiasi forma di discriminazione nei confronti delle donne. Nel 2003, durante la 47ma sessione della commissione sulla condizione della donna, sono stati adottati testi riguardanti l'accesso delle donne ai mezzi di comunicazione e alle tecnologie dell'informazione, la situazione delle donne in Afganistan, le donne affette da AIDS e l'integrazione della parità dei sessi nelle politiche dell'Unione. In occasione della 59ma sessione della commissione dei diritti dell'uomo è stata adottata una risoluzione concernente l'incidenza dell'ambiente socioeconomico sulle donne.

Nel 2003 la Commissione ha stanziato 12 milioni di euro per le attività realizzate in occasione dell'anno europeo dei disabili. La commissione dell'ONU, incaricata di predisporre una convenzione internazionale per la protezione dei diritti e della dignità dei disabili, ha adottato una decisione che designa il gruppo che redigerà un progetto di testo.

Nel novembre 2002 il Consiglio dell'Unione europea ha adottato delle conclusioni sulle popolazioni autoctone. La Commissione ha in seguito istituito un gruppo di lavoro che riunisce i servizi competenti nel settore dei diritti delle popolazioni autoctone e che organizza formazioni del personale.

Da luglio 2002 a giugno 2003, l'Unione ha continuato ad essere il maggiore contribuente al finanziamento dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (HCR). In tale ambito nell'ottobre 2003 è stato adottata un'agenda per la protezione internazionale. Durante la 57ma sessione dell'Assemblea generale dell'ONU e della 59ma sessione della commissione dei diritti dell'uomo gli Stati membri hanno sostenuto delle risoluzioni riguardanti l'HCR, l'assistenza ai rifugiati, ai rimpatriati, alle persone sfollate in Africa e alle persone sfollate nel proprio paese.

L'Unione attribuisce grande importanza all'attività svolta dai difensori dei diritti umani. In occasione della 57ma sessione dell'Assemblea generale dell'ONU e della 59ma sessione della commissione dei diritti umani, gli Stati membri hanno sostenuto delle risoluzioni sul diritto degli individui, dei gruppi e degli organi della società di promuovere e tutelare i diritti umani e le libertà fondamentali nonché sulla proroga di tre anni del mandato della rappresentante speciale del Segretario generale per la questione dei difensori dei diritti umani.

Situazione dei diritti umani nel mondo

La relazione esamina la risposta dell'Unione alla situazione in materia di diritti dell'uomo nelle diverse zone e paesi del mondo.

MIGLIORAMENTI DELLA POLITICA EUROPEA IN MATERIA DI DIRITTI UMANI

La relazione contribuisce inoltre al dibattito sulle modalità per migliorare la politica europea dei 0diritti umani. Le priorità indicate dal Consiglio per avviare tale dibattito sono le seguenti:

  • potenziamento della coerenza tra l'azione comunitaria, la PESC e la politica di sviluppo;
  • integrazione della questione dei diritti umani nelle altre politiche e azioni dell'Unione;
  • maggiore trasparenza della politica dei diritti umani;
  • individuazione e riesame sistematico delle azioni prioritarie intese ad attuare la politica dei diritti umani.

Al fine di porre in atto tali priorità, nel dicembre 2002 il Consiglio si è impegnato a:

  • inserire i diritti umani nell'ordine del giorno del dibattito annuale sulle priorità della politica estera dell'Unione;
  • esaminare le questioni relative ai diritti umani che potrebbero essere trattate nell'ambito delle diverse istanze dell'ONU, al fine di determinare in anticipo la posizione generale dell'Unione;
  • verificare l'applicazione delle risoluzioni adottate su iniziativa dell'Unione nel quadro della commissione dei diritti umani dell'ONU.

Secondo le conclusioni della relazione, l'Unione non consegue sistematicamente i propri obiettivi in materia di diritti umani. L'esperienza mostra che è più facile ottenere risultati migliori se:

  • gli obiettivi sono ben definiti (da orientamenti o posizioni comuni);
  • gli obiettivi sono oggetto di un'iniziativa e di uno sforzo comuni da parte dell'Unione e dei paesi terzi (ad esempio, mediante il dialogo politico);
  • sono disponibili risorse finanziarie per consolidare la strategia dell'Unione (ad esempio, tramite l'EIDHR).
Ultima modifica: 05.06.2007
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