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Principio di precauzione

Il concetto di principio di precauzione deriva da una comunicazione della Commissione, adottata nel febbraio del 2000, sul "ricorso al principio di precauzione" nella quale definisce tale concetto e spiega come intende applicarlo.
Questo testo integra il Libro bianco sulla sicurezza alimentare (gennaio 2000) come pure l'accordo, concluso nel febbraio 2000 a Montreal, sull protocollo di Cartagena relativo alla biosicurezza.

In questo documento la Commissione precisa in quali casi si applica tale principio:

  • i casi in cui i dati scientifici sono insufficienti, poco conclusivi o non certi;
  • i casi in cui da una valutazione scientifica previa emerge che si possono ragionevolmente temere effetti potenzialmente pericolosi per l'ambiente e la salute umana, animale o vegetale.

In questi due casi, i rischi sono incompatibili con il livello di protezione elevato perseguito dall'Unione europea.
Questa comunicazione enuncia anche le tre regole cui attenersi per far sì che il principio di precauzione sia rispettato:

  • una valutazione scientifica completa condotta da un'autorità indipendente per determinare il grado d'incertezza scientifica;
  • una valutazione dei rischi e delle conseguenze in mancanza di un'azione europea;
  • la partecipazione, nella massima trasparenza, di tutte le parti interessate allo studio delle azioni eventuali.

La Commissione rammenta, inoltre, che le misure risultanti dal ricorso al principio di precauzione possono configurarsi in una decisione di agire o di non agire. Questa decisione è funzionale al livello di rischio ritenuto "accettabile". Ad esempio, l'Unione aveva applicato questo principio di precauzione in materia di organismi geneticamente modificati (OGM) con l'adozione di una moratoria per la loro commercializzazione tra il 1999 e il maggio del 2004.

Cfr.:

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