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Controllo dell'applicazione del diritto comunitario

Il controllo dell'applicazione del diritto comunitario è assicurato dalla Commissione europea in quanto "custode dei trattati". Il controllo è da ricondursi al fatto che l'Unione europea è fondata sul diritto ed è indispensabile garantire il rispetto e l'effettiva applicazione del diritto comunitario da parte degli Stati membri. Nell'esercitare la funzione di controllo la Commissione vigila anche alla salvaguardia del ruolo in materia che è stato affidato alle autorità nazionali, in particolare quelle giurisdizionali.

La Commissione si informa, previene e sanziona gli Stati membri in caso di mancato rispetto dei trattati comunitari. La cattiva o la mancata applicazione dei trattati può essere il risultato di negligenze amministrative, difficoltà tecniche di applicazione del testo, difficoltà di attuazione o ancora timore della reazione di taluni settori dell'opinione pubblica.

Nel caso in cui uno Stato membro sia venuto meno ai suoi obblighi, la Commissione può emettere un parere motivato dopo aver permesso allo Stato in questione di presentare le sue osservazioni. Se tale parere non è seguito da una reazione, essa può adire la Corte di giustizia (procedura per inadempimento prevista all'articolo 226 del trattato che istituisce la Comunità europea).

A questo titolo la Commissione può chiedere alla Corte di infliggere una sanzione finanziaria allo Stato membro interessato se quest'ultimo non si è conformato al suo parere motivato. Questa competenza della Commissione rafforza notevolmente la sua capacità di controllare la corretta applicazione del diritto comunitario.

Inoltre la pubblicazione delle relazioni annuali della Commissione sull'applicazione del diritto comunitario traduce la volontà di trasparenza che si esercita non solo nei confronti delle parti in causa ma anche dei cittadini e dei parlamentari.

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