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Misure antidumping

Il presente regolamento traspone nel diritto dell’Unione europea (UE) le norme antidumping contenute nell’accordo sull’applicazione dell’articolo VI dell’accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio del 1994. Il regolamento contiene in particolare norme sul calcolo del dumping, sulla procedura relativa all’apertura e allo svolgimento successivo delle inchieste, sull’istituzione di misure provvisorie e definitive, nonché sulla durata e il riesame delle misure antidumping.

ATTO

Regolamento (CE) n. 1225/2009 del Consiglio, del 30 novembre 2009, relativo alla difesa contro le importazioni oggetto di dumping da parte di paesi non membri della Comunità europea.

SINTESI

Occorre operare una distinzione tra il dumping e le semplici pratiche di vendita a basso costo dovute a minori costi o ad una maggiore produttività. Il criterio essenziale in materia non è, infatti, il rapporto tra il prezzo del prodotto esportato e quello del mercato del paese importatore, bensì il rapporto tra il prezzo del prodotto esportato ed il suo valore normale. Un prodotto è quindi considerato oggetto di dumping quando il suo prezzo all'esportazione nell’Unione europea (UE) è inferiore ad un prezzo comparabile del prodotto simile, praticato nel paese esportatore nell'ambito di normali operazioni commerciali.

Il valore normale da prendere in considerazione per determinare il dumping è basato di norma sui prezzi pagati o pagabili, nel corso di normali operazioni commerciali, da acquirenti indipendenti nel paese esportatore.

Tuttavia, qualora l'esportatore nel paese esportatore non produca né venda il prodotto simile, il valore normale può venire stabilito in base ai prezzi di altri venditori o produttori. Inoltre, qualora nel corso di normali operazioni commerciali non vengano realizzate vendite del prodotto simile (ad esempio, vendite da parte di un'azienda che detiene un monopolio), oppure qualora tali vendite riguardino quantitativi insufficienti o, a causa di una particolare situazione del mercato, non permettano un valido confronto, è possibile utilizzare il costo di produzione nel paese d'origine.

Nel caso di importazioni provenienti da paesi non retti da un'economia di mercato, il valore normale è determinato in base al prezzo o al valore costruito in un paese terzo a economia di mercato, o al prezzo per l'esportazione da tale paese terzo ad altri paesi oppure, qualora ciò non sia possibile, su qualsiasi altra base equa.

Il secondo elemento di confronto, ossia quello il cui rapporto con il valore normale nel paese d'origine determina il margine di dumping, è costituito dal prezzo all'esportazione. Si tratta del prezzo realmente pagato o pagabile per il prodotto venduto per l'esportazione nell’UE.

Quando non esiste un prezzo all'esportazione o quando si tratta di un prezzo praticato nel quadro di un'associazione o di un accordo di compensazione tra l'esportatore e l'importatore o un terzo, è impossibile far riferimento al prezzo all'esportazione. Il prezzo all'esportazione può pertanto essere costruito in base al prezzo al quale il prodotto importato è rivenduto per la prima volta ad un acquirente indipendente. Se il prodotto non viene rivenduto a un acquirente indipendente o non viene rivenduto nello Stato in cui è avvenuta la sua importazione, il prezzo all'esportazione può essere costruito su qualsiasi altra base equa. Sono applicati adeguamenti per tener conto di tutti i costi sostenuti tra l'importazione e la rivendita, nonché dei profitti.

Margine di dumping

Per margine di dumping si intende l'importo dal quale il valore normale supera il prezzo all'esportazione. Vengono confrontate vendite realizzate al medesimo stadio commerciale e in date per quanto possibile ravvicinate. Vengono applicati gli adeguamenti necessari per tener conto delle differenze tra condizioni di vendita e imposte, nonché di altre differenze che influiscono sulla comparabilità dei prezzi.

Pregiudizio

L'istituzione di un dazio antidumping presuppone l'esistenza di un secondo elemento fondamentale: un pregiudizio materiale grave a danno di un'industria dell’UE, sia esso un pregiudizio a danno di un'industria stabilita nell’UE oppure una minaccia di pregiudizio o un grave ritardo nella creazione di tale industria.

L'accertamento di un pregiudizio si basa su prove positive e implica un esame obiettivo dei seguenti elementi:

  • il volume delle importazioni oggetto di dumping, soprattutto qualora esse siano aumentate in misura significativa, tanto in termini assoluti quanto in rapporto alla produzione o al consumo nell’UE;
  • i prezzi delle importazioni oggetto di dumping, soprattutto per determinare se esse siano state effettuate a prezzi sensibilmente inferiori a quelli dei prodotti simili dell'industria dell’UE, e se esse abbiano avuto l'effetto di deprimere i prezzi o di impedirne l'aumento;
  • l'incidenza di tali importazioni sull'industria dell’UE interessata, soprattutto in termini di produzione e utilizzazione degli impianti, scorte, vendite, quota di mercato, evoluzione dei prezzi, profitti, utile sul capitale investito, flusso di cassa ed occupazione.

Inoltre, l'effetto del dumping deve essere valutato in relazione alla fabbricazione dell'industria dell’UE del prodotto simile, tenendo conto del settore di produzione più ristretto possibile.

Infine, si intende per "industria dell’UE" il complesso dei produttori dell’UE e quelli tra di essi le cui produzioni, addizionate, costituiscono una proporzione maggioritaria della produzione dell’UE. Tuttavia, qualora un produttore sia contemporaneamente importatore del prodotto oggetto di dumping, l'espressione "industria dell’UE" può essere interpretata come riferita esclusivamente al resto dei produttori.

Apertura del procedimento

Il procedimento viene aperto in seguito ad una denuncia scritta presentata da qualsiasi persona fisica o giuridica, nonché da qualsiasi associazione non avente personalità giuridica, che agisce per conto di un'industria dell’UE. Qualora, in mancanza di una denuncia, un paese dell’UE sia in possesso di elementi di prova sufficienti in relazione al dumping o al pregiudizio ai danni dell'industria dell’UE, comunica tali elementi alla Commissione.

La denuncia deve contenere elementi di prova relativi all'esistenza del dumping, del pregiudizio e del nesso di causalità tra questi due elementi. Essa deve contenere tutte le informazioni di cui il denunziante può disporre relativamente a quanto segue:

  • identità del denunziante e descrizione del volume e del valore della produzione dell’UE interessata;
  • descrizione del prodotto che sarebbe oggetto di dumping, paese d'origine, identità di ciascun produttore/esportatore e importatore noti;
  • prezzo di vendita al consumo del prodotto sul mercato interno del paese o dei paesi di origine o di esportazione, prezzo all'esportazione del prodotto;
  • informazioni relative all’andamento del volume delle importazioni del prodotto in questione, effetto di tali importazioni sui prezzi del prodotto simile nell’UE.

Si considera che la denuncia sia stata presentata dall'industria dell’UE o per suo conto qualora sia sostenuta dai produttori dell’UE che realizzano complessivamente oltre il 50 % della produzione dell’UE.

La denuncia viene esaminata in sede di comitato consultivo, composto dai rappresentanti di ogni paese dell’UE e presieduto da un rappresentante della Commissione. Qualora, in seguito a tali consultazioni, risulti che gli elementi di prova relativi al dumping o al pregiudizio non siano sufficienti per giustificare l'avvio di un'inchiesta, la denuncia viene respinta e il denunziante ne viene informato.

Qualora, previa consultazione del comitato, risulti che gli elementi di prova sono sufficienti per giustificare l'apertura di un'inchiesta, la Commissione avvia il procedimento entro 45 giorni a decorrere dalla data di presentazione della denuncia. Essa pubblica sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea un avviso di apertura dell'inchiesta che indica il prodotto ed i paesi interessati, fornisce un riassunto delle informazioni ricevute e fissa i termini entro i quali le parti possono comunicare le proprie osservazioni e chiedere di essere ascoltate.

Una denuncia può essere ritirata prima dell'apertura dell'inchiesta.

L'inchiesta

L'inchiesta, effettuata dalla Commissione in collaborazione con i paesi dell’UE, riguarda contemporaneamente il dumping e il pregiudizio. Viene scelto un periodo dell'inchiesta, che riguarda di norma un periodo non inferiore ai sei mesi precedenti l'inizio del procedimento. La Commissione invia questionari alle parti interessate, che hanno almeno trenta giorni di tempo per rispondere.

La Commissione può chiedere ai paesi dell'UE di fornirle informazioni, di svolgere verifiche e controlli, soprattutto presso gli importatori, gli operatori commerciali e i produttori dell’UE, nonché di effettuare inchieste in paesi terzi (a condizione che le imprese interessate siano d'accordo e che il governo del paese in questione non abbia sollevato obiezioni). Funzionari della Commissione possono assistere gli agenti dei paesi dell’UE nell'esercizio delle loro funzioni. La Commissione può effettuare direttamente visite- si tratta della pratica più frequente - per esaminare la documentazione contabile delle parti interessate; essa può svolgere anche inchieste nei paesi terzi interessati.

La Commissione può sentire le parti interessate che ne abbiano fatto richiesta e può organizzare altresì incontri tra le parti per consentire un eventuale confronto delle diverse tesi. Le parti interessate possono accedere a tutte le informazioni fornite alla Commissione, ad eccezione dei documenti riservati.

Un'inchiesta si conclude con la chiusura o con l'istituzione di una misura definitiva. Essa deve concludersi di norma entro quindici mesi dall'inizio del procedimento.

Chiusura del procedimento senza l'istituzione di misure

Il procedimento può avere esito negativo. Qualora, al termine delle consultazioni, non si ritengano necessarie misure di difesa, e se il comitato non sollevi obiezioni a riguardo, il procedimento è chiuso. In caso di obiezioni, la Commissione sottopone immediatamente al Consiglio una relazione sull'esito delle consultazioni e propone di chiudere il procedimento. Il procedimento è chiuso quando il Consiglio non ha deciso diversamente.

Il procedimento è chiuso quando il dumping e il pregiudizio vengono considerati irrilevanti. Esso viene chiuso inoltre senza l'istituzione di dazi provvisori o definitivi quando vengono offerti impegni ritenuti accettabili dalla Commissione. Tali impegni possono consistere in una modifica dei prezzi o nell'interruzione delle esportazioni in modo tale da eliminare gli effetti pregiudizievoli del dumping.

Istituzione di dazi antidumping provvisori

Possono essere istituiti dazi provvisori qualora un esame preliminare abbia accertato l'esistenza del dumping e del pregiudizio e qualora l'interesse dell’UE richieda un intervento immediato per evitare tale pregiudizio. L'importo del dazio non può superare il margine di dumping e dovrebbe essere inferiore a tale margine se un dazio inferiore è sufficiente per eliminare il pregiudizio all’industria dell’UE.

I dazi devono essere istituiti entro e non oltre nove mesi a decorrere dall'inizio del procedimento. La Commissione istituisce tali dazi previa consultazione del comitato oppure, in caso di estrema urgenza, dopo aver informato i paesi dell’UE. Essa informa il Consiglio e i paesi dell’UE di tali misure provvisorie. Il Consiglio può tuttavia decidere diversamente.

Istituzione di dazi antidumping definitivi

Quando dalla constatazione definitiva dei fatti risulta l'esistenza di dumping e di un conseguente pregiudizio e quando gli interessi dell’UE esigono un intervento, il Consiglio istituisce un dazio antidumping definitivo. Come nel caso delle misure provvisorie, l'importo del dazio definitivo non deve superare il margine di dumping e può essere inferiore a tale margine qualora un importo inferiore sia sufficiente per eliminare il pregiudizio.

Il dazio dev'essere applicato senza discriminazione alle importazioni del prodotto oggetto di pratiche pregiudizievoli di dumping. Il regolamento che istituisce il dazio precisa l'importo del dazio imposto a ciascun fornitore oppure, qualora non sia possibile, al paese fornitore interessato.

I dazi provvisori o definitivi non possono essere applicati retroattivamente. Tuttavia, può essere riscosso un dazio antidumping definitivo sui prodotti immessi in consumo non oltre 90 giorni prima della data di applicazione delle misure provvisorie.

Interesse dell’UE

Le misure antidumping decise possono non essere applicate qualora si concluda che la loro applicazione non è nell'interesse dell’UE. A tal fine, vengono valutati i diversi interessi nel loro insieme, compresi quelli dell'industria dell’UE, degli utilizzatori e dei consumatori. Tutte le parti interessate hanno la possibilità di comunicare le proprie osservazioni.

Durata e riesame

Le misure antidumping restano in vigore per il tempo e nella misura necessari per agire contro il dumping arrecante pregiudizio. I dazi scadono cinque anni dopo l'istituzione oppure cinque anni dopo la conclusione dell’ultimo riesame delle misure. Tale riesame viene avviato su iniziativa della Commissione o su richiesta dei produttori dell’UE. I dazi restano in vigore per tutta la durata del riesame.

Restituzione dei dazi

I dazi riscossi possono essere restituiti qualora l'importatore possa dimostrare che il margine di dumping è stato eliminato o ridotto ad un livello inferiore al dazio antidumping. L'importatore deve presentare la domanda di restituzione entro sei mesi dalla data in cui è stato fissato l'importo dei dazi definitivi oppure dalla data della decisione di riscossione definitiva dei dazi provvisori. La domanda viene presentata presso il paese dell’UE nel quale il prodotto è immesso in libera pratica. Il paese dell’UE la trasmette alla Commissione, che decide previa consultazione del comitato.

RIFERIMENTI

AttoData di entrata in vigoreTermine ultimo per il recepimento negli Stati membriGazzetta ufficiale

Regolamento (CE) n. 1225/2009

11.1.2010

-

GU L 343, 22.12.2009

Ultima modifica: 17.02.2011
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