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Gestione dei rifiuti delle industrie estrattive

L’Unione europea istituisce misure volte a prevenire o ridurre al minimo gli effetti negativi e i rischi per l'ambiente e la salute, conseguenti alla gestione dei rifiuti prodotti dalle industrie estrattive, quali i residui e i materiali rimossi.

ATTO

Direttiva 2006/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006, relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive [Cfr. atti modificativi].

SINTESI

La presente direttiva si applica ai rifiuti prodotti dalle attività di estrazione, trattamento e ammasso di risorse minerali e dallo sfruttamento delle cave. I rifiuti disciplinati dalla presente direttiva non rientrano più nel campo di applicazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti.

La gestione di questi rifiuti di estrazione deve avvenire all’interno di strutture speciali nel rispetto di particolari vincoli. Questa attività può implicare la responsabilità dell’operatore in caso di danni provocati all’ambiente, conformemente alla direttiva 2004/35/CE. Gli Stati membri sono tenuti a limitare i rischi per la salute pubblica e l’ambiente, legati al funzionamento delle strutture di trattamento dei rifiuti di estrazione, anche attraverso l’applicazione del concetto delle «migliori tecniche disponibili».

Strutture di deposito dei rifiuti provenienti dalle industrie estrattive

Nessuna struttura di deposito dei rifiuti dell’industria estrattiva può operare senza un’autorizzazione rilasciata dalle autorità competenti. Per ottenere questo tipo di autorizzazione, l’operatore della struttura deve rispettare le disposizioni della presente direttiva.

Le autorità competenti sono tenute a informare il pubblico sulle domande di autorizzazione che sono state presentate. Questa disposizione consente al pubblico di esprimere osservazioni e di partecipare alla procedura di valutazione delle domande di autorizzazione.

Quando viene costruita una nuova struttura di deposito dei rifiuti o quando ne viene modificata una esistente, l’autorità competente deve adottare le misure seguenti:

  • la struttura deve avere un’ubicazione adeguata;
  • la sua stabilità fisica deve essere garantita e l’inquinamento del suolo, dell’aria e delle acque deve essere prevenuto;
  • il monitoraggio e l’ispezione della struttura devono essere garantiti da parte di persone competenti;
  • devono essere previste disposizioni adeguate per la chiusura, il ripristino del terreno della struttura di deposito dei rifiuti e la fase successiva alla sua chiusura.

Gli operatori delle strutture che presentano un potenziale rischio per la salute pubblica o per l’ambiente (categoria «A») devono mettere in atto:

  • una strategia di prevenzione degli incidenti rilevanti;
  • un sistema di gestione della sicurezza;
  • un piano di emergenza interno, precisando le misure da adottare nel sito in caso di incidente.

Per le strutture di categoria A, l’autorità competente deve inoltre stabilire un piano di emergenza esterno precisando le misure da adottare al di fuori del sito nel caso si verifichi un incidente. Questi due tipi di piani di emergenza (dell’operatore e dell’autorità competente) sono volti a ridurre i potenziali effetti sulla salute e sull’ambiente degli incidenti rilevanti nonché a ripristinare uno stato soddisfacente dell’ambiente in seguito a un simile incidente. Tali piani devono prevedere la partecipazione del pubblico e tenere conto dei pareri formulati.

L’operatore di una struttura di deposito dei rifiuti deve fornire una garanzia finanziaria prima di avviare qualsiasi operazione, al fine di assolvere gli obblighi della direttiva e affinché siano prontamente disponibili i fondi per il ripristino del terreno al termine della gestione.

Una struttura di deposito dei rifiuti può essere considerata definitivamente chiusa quando l’autorità competente ha proceduto ad un’ispezione finale, ha esaminato i rapporti presentati dall’operatore, ha certificato il ripristino del sito e ha comunicato la propria approvazione. Dopo la chiusura, l’operatore deve provvedere alla manutenzione e al monitoraggio del sito per tutto il tempo ritenuto necessario dall’autorità competente. I costi di queste misure sono sostenuti dall’operatore.

Misure di gestione dei rifiuti prodotti dalle industrie estrattive

Gli Stati membri provvedono affinché l’operatore della struttura elabori un piano di gestione dei rifiuti da riesaminare ogni cinque anni. Gli obiettivi del piano sono i seguenti:

  • prevenire o ridurre la produzione di rifiuti e la loro pericolosità;
  • incentivare il recupero dei rifiuti attraverso il riciclaggio, il riutilizzo o la bonifica;
  • assicurare lo smaltimento sicuro dei rifiuti a breve e lungo termine.

Il piano deve presentare almeno i seguenti elementi:

  • la descrizione dei rifiuti e la loro caratterizzazione (chimica, fisica, geologica, ecc.), la descrizione delle sostanze utilizzate per il trattamento delle risorse minerali, i metodi di trasporto e di trattamento dei rifiuti;
  • le procedure di controllo e monitoraggio;
  • se necessario, la classificazione della struttura di deposito dei rifiuti (categoria «A»);
  • le misure previste per la chiusura della struttura e per la fase successiva alla chiusura;
  • le misure volte a prevenire l’inquinamento dell’acqua e del suolo.

L’autorità competente si assicura che l’operatore di una struttura di deposito dei rifiuti abbia adottato le misure necessarie per prevenire la contaminazione delle acque e del suolo, in particolare:

  • valutando la produzione di percolato (qualsiasi liquido che filtra attraverso i rifiuti depositati, compreso il drenaggio inquinato);
  • evitando la contaminazione del percolato, delle acque di superficie e sotterranee;
  • trattando le acque e il percolato contaminati in vista della loro eliminazione.

La direttiva prevede anche misure specifiche per limitare la concentrazione di cianuro nei bacini destinati a ricevere i rifiuti e le acque reflue, quando il cianuro viene utilizzato per l’estrazione dei minerali metallici.

Ispezioni, registri e rapporti

L'autorità competente ispeziona a intervalli regolari le strutture di deposito, anche dopo la loro chiusura. L’operatore è tenuto a tenere aggiornati i registri di tutte le operazioni di gestione dei rifiuti e a metterli a disposizione dell’autorità competente al momento delle ispezioni.

Ogni tre anni gli Stati membri inviano alla Commissione europea una relazione sull’attuazione della presente direttiva. A sua volta, la Commissione pubblica una relazione entro nove mesi dalla data in cui pervengono le relazioni degli Stati membri.

Gli Stati membri garantiscono che sia redatto e periodicamente aggiornato un inventario delle strutture di deposito dei rifiuti chiuse, incluse le strutture abbandonate, ubicate sul rispettivo territorio che hanno gravi ripercussioni negative sull’ambiente o che, a breve o medio termine, possono rappresentare una grave minaccia per la salute umana o l’ambiente.

RIFERIMENTI

AttoEntrata in vigoreTermine ultimo per il recepimento negli Stati membriGazzetta ufficiale

Direttiva 2006/21/CE

1.5.2006

1.5.2008

GU L 102 dell’11.4.2006

Atto(i) modificatore(i)Entrata in vigoreTermine ultimo per il recepimento negli Stati membriGazzetta ufficiale

Regolamento (CE) n. 596/2009

7.8.2009

-

GU L 188 del 18.7.2009

Le modifiche e correzioni successive alla direttiva2006/21/CEsono state integrate nel testo di base.

ATTI COLLEGATI

Misure di applicazione
Decisione2009/360/CE [Gazzetta ufficiale L 110 dell’1.5.2009].
Questa decisione della Commissione integra i requisiti tecnici per la caratterizzazione dei rifiuti di cui all’allegato II della direttiva 2006/21/CE.
Decisione2009/359/CE [Gazzetta ufficiale L 110 dell’1.5.2009].
Questa decisione integra la definizione di rifiuto inerte di cui alla direttiva 2006/21/CE.
Decisione2009/358/CE [Gazzetta ufficiale L 110 dell’1.5.2009].
Questa decisione definisce i requisiti minimi per assicurare che la raccolta e la trasmissione delle informazioni di cui alla direttiva 2006/21/CE avvengano in modo armonizzato. Stabilisce inoltre le basi per il questionario di detta direttiva.
Decisione2009/337/CE [Gazzetta ufficiale L 102 del 22.4.2009].
Questa decisione definisce dei criteri per la classificazione delle strutture di deposito dei rifiuti a norma dell’allegato III della direttiva 2006/21/CE.
Decisione2009/335/CE [Gazzetta ufficiale L 101 del 21.4.2009].
Questa decisione della Commissione definisce gli elementi di cui tenere conto per il calcolo della garanzia finanziaria prevista dalla direttiva 2006/21/CE.
Stoccaggio del biossido di carbonio
Direttiva 2009/31/CE [Gazzetta ufficiale L 140 del 5.6.2009].
La presente direttiva stabilisce un quadro giuridico per lo stoccaggio geologico ambientalmente sicuro del biossido di carbonio (CO2) per contribuire a mitigare i cambiamenti climatici. Lo stoccaggio geologico ambientalmente sicuro di CO2 è finalizzato al confinamento permanente di CO2 in modo da prevenire e, qualora ciò non sia possibile, eliminare il più possibile gli effetti negativi e qualsiasi rischio per l’ambiente e la salute umana.

Ultima modifica: 16.12.2009
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