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Pratiche di pesca distruttive in alto mare e protezione degli ecosistemi

Le pratiche di pesca distruttive in alto mare costituiscono una minaccia per gli ecosistemi vulnerabili delle profondità marine. La Commissione propone una strategia volta a rafforzare l'azione internazionale nell'ambito delle Nazioni unite, delle organizzazioni regionali di gestione della pesca (ORGP) e delle convenzioni internazionali per la protezione degli habitat vulnerabili delle profondità marine.

ATTO

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni, del 17 ottobre 2007, relativa alle pratiche di pesca distruttive in alto mare e alla protezione degli ecosistemi vulnerabili delle profondità marine [COM(2007) 604 definitivo - Non pubblicata sulla Gazzetta ufficiale].

SINTESI

La Commissione propone una strategia ambiziosa per la protezione degli ecosistemi vulnerabili d'alto mare, basata sul principio precauzionale e su una valutazione preliminare dell'impatto. Essa risponde in questo modo all'appello lanciato dall'Assemblea generale delle Nazioni unite (AGNU) nella risoluzione 61/105 a favore di una regolamentazione della pesca negli ecosistemi vulnerabili delle profondità marine.

Pratiche di pesca distruttive in alto mare

La biodiversità e l'equilibrio degli ecosistemi delle profondità marine sono minacciati dalle attività umane. Le pratiche e gli attrezzi da pesca di fondo (pesca con reti a strascico, draghe, reti da posta ancorate, ecc.) possono produrre danni irreversibili agli habitat marini vulnerabili. Attività quali la prospezione di idrocarburi, la posa di cavi sottomarini o lo scarico di rifiuti rappresentano un'ulteriore minaccia.

Questa constatazione è confermata da studi che documentano lo stato di degrado delle scogliere coralline di acque profonde nell'Atlantico nordorientale, nell'Atlantico occidentale e nel Mar di Tasmania.

Le suddette attività rischiano inoltre di compromettere la realizzazione degli obiettivi stabiliti in occasione del vertice di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile del 2002.

Azione dell'Unione europea

L'azione dell'Unione europea (UE) scaturisce dalle raccomandazioni formulate nella risoluzione 61/105 (EN) (ES) (FR) delle Nazioni unite per la protezione dell'ambiente vulnerabile delle profondità marine. La risoluzione, frutto anche dell'attivo contributo della Commissione, invita le organizzazioni regionali di gestione della pesca (ORGP) e gli Stati a prendere e ad applicare opportune misure entro il 31 dicembre 2008, in conformità del principio di precauzione, dell'approccio ecosistemico e del diritto internazionale. Tali misure configurano un regime di gestione per la pesca di fondo in alto mare basato sui seguenti elementi:

  • la valutazione preventiva dell'impatto ai fini dell'autorizzazione delle attività di pesca;
  • l'identificazione degli ecosistemi marini vulnerabili grazie alla ricerca e alla raccolta di dati;
  • la chiusura delle zone vulnerabili.

La presente strategia propone gli strumenti che consentono di attuare tali raccomandazioni e di adottare, eventualmente, misure ancor più rigorose.

L'UE deve svolgere, a livello mondiale, un ruolo propulsore in materia di protezione degli ecosistemi vulnerabili delle profondità marine, in particolare stimolando il dibattito internazionale. Essa promuoverà l'elaborazione di un rapporto sui progressi realizzati nella lotta contro le pratiche di pesca distruttive, che sarà presentato alle Nazioni unite nel 2009. L'UE collaborerà inoltre in modo più fattivo con l'Organizzazione delle Nazioni unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO (EN) (ES) (FR)) alla raccolta e alla diffusione di informazioni affidabili sui provvedimenti adottati dagli Stati membri. Sulla base di tali informazioni saranno elaborati orientamenti tecnici per la pesca in acque profonde. Analogamente, la collaborazione con la convenzione sulla diversità biologica (CDB) e con le convenzioni marittime regionali consentirà di identificare gli habitat marini a rischio.

La maggior parte delle zone marine d'altura è regolamentata da ORGP. In queste zone sono state adottate misure di protezione degli ecosistemi, che tuttavia devono essere integrate da un approccio sistematico e preventivo per la gestione dei rischi ambientali. Per conseguire un livello di protezione elevato ed efficace contro i danni cagionati dalle attività di pesca, le ORGP possono applicare norme più rigorose atte a garantire una tutela rafforzata.

In attesa dell'istituzione di un'ORGP, gli Stati possono attuare misure transitorie per la conservazione e la gestione delle zone in cui è praticata la pesca di fondo. L'UE sostiene tale strategia nell'ambito degli attuali negoziati per la creazione di una nuova ORGP nel Pacifico meridionale. Inoltre essa si impegna a contribuire all'elaborazione di misure transitorie per l'Oceano Indiano in vista di un accordo nel 2008 e a recepire tali misure nella normativa comunitaria. Nelle zone non ancora regolamentate da ORGP, l'UE incoraggia le parti interessate ad avviare negoziati per la creazione di tali organizzazioni.

Nelle zone d'alto mare non regolamentate da ORGP, le attività di pesca di fondo praticate da navi comunitarie dovrebbero essere disciplinate dal regolamento che accompagna la presente comunicazione (cfr. la rubrica Atti collegati). Tale regolamento, la cui adozione è prevista per il 2008, attua le raccomandazioni delle Nazioni unite per le navi suddette. Esso dispone, in particolare, che le navi che intendono praticare la pesca di fondo in tali zone chiedano un permesso di pesca speciale che è rilasciato previa valutazione dell'impatto. La valutazione, effettuata sulla base di piani operativi particolareggiati, mira a determinare il rischio di effetti negativi sugli ecosistemi marini connesso alle attività di pesca considerate. Il regolamento stabilisce inoltre una serie di requisiti in materia di monitoraggio e di controllo, quali la presenza di osservatori a bordo, e disposizioni in materia di sorveglianza satellitare (VMS). A titolo di misura complementare, esso propone di vietare l'utilizzo di attrezzi da pesca di fondo a profondità superiori a 1 000 metri. Le navi autorizzate a praticare attività di pesca dovranno inoltre segnalare alle autorità competenti la presenza di eventuali ecosistemi vulnerabili incontrati nel corso delle loro operazioni, al fine di predisporre le misure di protezione eventualmente necessarie.

Contesto

L'impegno assunto a Johannesburg colloca il problema delle pratiche di pesca distruttive in un contesto globale. Le varie attività di pesca non devono più essere considerate in modo distinto, ma devono essere integrate in una prospettiva più ampia di sostenibilità. Questo vale anche per le attività praticate nelle acque d'altura. Questa stessa impostazione ricorre nelle attuali proposte della Commissione per una politica marittima integrata. L'UE è determinata ad applicare i principi enunciati nella risoluzione 61/105 delle Nazioni unite sulla pesca sostenibile adottata nel dicembre 2006.

ATTI COLLEGATI

Regolamento (CE) n. 734/2008 del Consiglio, del 15 luglio 2008, relativo alla protezione degli ecosistemi marini vulnerabili d'alto mare dagli effetti negativi degli attrezzi da pesca di fondo [Gazzetta ufficiale L 201 del 30.07.2008].

Ultima modifica: 27.10.2011
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