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Libertà d'accesso all'informazione

L'Unione europea fissa norme per garantire la libertà di accesso alle informazioni relative all'ambiente in possesso delle autorità pubbliche e la diffusione delle medesime; stabilisce inoltre le condizioni fondamentali e le modalità pratiche in base alle quali tali informazioni devono essere rese disponibili.

ATTO

Direttiva 2003/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2003, sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale e che abroga la direttiva 90/313/CEE del Consiglio.

SINTESI

L'accesso alle informazioni relative all'ambiente, in possesso delle autorità pubbliche, è la condizione primordiale che permette di rafforzare l'applicazione e il controllo del diritto comunitario dell'ambiente.

L'esistenza di disparità fra le normative vigenti negli Stati membri in materia di accesso alle informazioni relative all'ambiente di cui dispongono le autorità pubbliche può creare una situazione di disuguaglianza nella Comunità per quanto riguarda l'accesso alle informazioni e le condizioni di concorrenza.

Si intende per informazioni relative all'ambiente qualsiasi informazione disponibile in forma scritta, visiva, sonora o contenuta nelle basi di dati in merito allo stato delle acque, dell'aria, del suolo, della fauna, della flora, del territorio e degli spazi naturali, nonché alle attività o misure che incidono o possono incidere negativamente sugli stessi, nonché alle attività o misure destinate a tutelarli, ivi comprese misure amministrative e programmi di gestione dell'ambiente.

La direttiva ha l'obiettivo di garantire che l'informazione ambientale sia sistematicamente disponibile e comunicata al pubblico. L'informazione comprende almeno:

  • i testi di trattati, convenzioni e accordi internazionali, e di atti legislativi comunitari, nazionali, regionali o locali concernenti l'ambiente;
  • le politiche, i piani e i programmi relativi all'ambiente;
  • le relazioni sullo stato dell'ambiente (da pubblicare come minimo ogni 4 anni);
  • dati sulle attività che incidono sull'ambiente;
  • le autorizzazioni e gli accordi in materia di ambiente;
  • gli studi sull'impatto ambientale e le valutazioni dei rischi.

Gli Stati membri provvedono affinché le autorità pubbliche rendano disponibile l'informazione ambientale, che esse detengono o detenuta per loro conto, a chiunque (persona fisica o giuridica) ne faccia richiesta, senza che il richiedente debba dichiarare il proprio interesse. Essi provvedono inoltre affinché:

  • i funzionari assistano il pubblico che chiede di accedere all'informazione;
  • gli elenchi delle autorità pubbliche siano accessibili al pubblico;
  • il diritto di accesso all'informazione ambientale possa essere effettivamente esercitato.

Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché, in caso di minaccia imminente per la salute umana o per l'ambiente, le autorità pubbliche comunichino immediatamente al pubblico potenzialmente interessato tutte le informazioni in loro possesso.

L'informazione ambientale è messa a disposizione del richiedente quanto prima possibile o al più tardi entro un mese dal ricevimento, da parte dell'autorità pubblica, della domanda del richiedente. Se il volume e la complessità delle informazioni richieste sono tali che non è possibile soddisfare la richiesta entro questo termine, è accordato un termine di due mesi a decorrere dalla data di ricevimento della richiesta.

L'accesso e la consultazione di tutti i registri o elenchi pubblici sono gratuiti. Le autorità pubbliche possono imporre il pagamento di un importo ragionevole per la fornitura dell'informazione ambientale.

Se il richiedente chiede all'autorità pubblica di mettere a disposizione le informazioni ambientali in una forma o in un formato specifici, l'autorità pubblica le mette a disposizione nei modi richiesti salvo se l'informazione è già pubblicamente disponibile o lo sarà in altra forma o formato. In questo caso il motivo del rifiuto è comunicato al richiedente entro il termine di un mese. Le autorità pubbliche compiono tutti gli sforzi ragionevoli per mantenere l'informazione ambientale in forme o formati facilmente riproducibili e consultabili tramite mezzi elettronici e ne garantisce l'aggiornamento, la comparabilità e la precisione.

Una richiesta di informazioni ambientali può essere respinta (motivando la decisione al richiedente per iscritto o per via elettronica, entro un mese) nei seguenti casi:

  • se le informazioni richieste non sono detenute dall'autorità pubblica alla quale è rivolta la richiesta. In tal caso, detta autorità, se è al corrente che l'informazione è detenuta da o per conto di un'altra autorità pubblica, deve comunicare al richiedente quale autorità pubblica detiene l'informazione richiesta;
  • se la richiesta è manifestamente infondata;
  • se la richiesta è formulata in termini troppo generici. L'autorità deve comunque invitare il richiedente a precisarla ed eventualmente aiutarlo a farlo;
  • se la richiesta riguarda materiale in corso di completamento;
  • se la richiesta riguarda comunicazioni interne;
  • se la divulgazione di tale informazione reca pregiudizio alla riservatezza delle deliberazioni interne o di questioni commerciali o industriali, alla sicurezza pubblica o alla difesa, allo svolgimento di procedimenti giudiziari, ai diritti di proprietà intellettuale, alla riservatezza dei dati personali, agli interessi di chiunque abbia fornito le informazioni richieste di sua propria volontà, e alla tutela dell'ambiente.

Gli Stati membri non possono disporre che una richiesta sia respinta se quest'ultima concerne informazioni sulle emissioni nell'ambiente in virtù delle eccezioni in materia di riservatezza delle deliberazioni delle autorità pubbliche, riservatezza delle informazioni commerciali o industriali, riservatezza dei dati personali, interessi o protezione di chiunque abbia fornito le informazioni richieste di sua propria volontà e tutela dell'ambiente.

Gli Stati membri provvedono affinché il richiedente, allorché reputa che la sua richiesta di informazioni sia stata trattata senza rispettare la direttiva, possa esperire una procedura di riesame o ricorso amministrativo rapida e poco costosa presso un organismo indipendente.

Entro il 14 agosto 2009 ciascuno Stato membro trasmette alla Commissione un rapporto sull'esperienza acquisita nell'applicazione della direttiva. La Commissione presenta al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione corredata delle eventuali proposte di revisione che ritenga opportune.

Contesto

Il 25 giugno 1998 la Comunità ha firmato la convenzione sull'accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico al processo decisionale e l'accesso alla giustizia in materia ambientale (convenzione di Aarhus). In vista della ratifica, la legislazione comunitaria deve essere compatibile con la convenzione. La presente direttiva è finalizzata a garantire tale compatibilità, estende la possibilità di accesso alle informazioni già prevista dalla direttiva 90/313/CEE e abroga tale direttiva a partire dal 14 febbraio 2005.

RIFERIMENTI

AttoData di entrata in vigore - Data di scadenzaTermine ultimo per il recepimento negli Stati membriGazzetta ufficiale
Direttiva 2003/4/CE14.02.200314.02.2005GU L 41 del 14.02.2003

ATTI COLLEGATI

Relazione COM (400) def.
L'articolo 8 della direttiva 90/313/CE prevede che, quattro anni dopo il 31.12.1992, gli Stati membri riferiscano alla Commissione sull'esperienza acquisita; alla luce di tali informazioni, la Commissione presenta una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio, corredata delle eventuali proposte di revisione che ritenga opportune. La relazione è elaborata sulla base dell'esperienza maturata dagli Stati membri nell'attuazione della direttiva. Tiene conto, inoltre, delle relazioni presentate da organizzazioni non governative (ONG) attive nella sfera ambientale, nonché degli sviluppi del diritto comunitario e internazionale. Le denunce, come pure le petizioni e le interrogazioni parlamentari, sono di importanza vitale per la definizione dei principali problemi, che sono:

  • definizione delle informazioni di cui è prescritta la divulgazione, nonché delle pubbliche autorità e degli altri organismi tenuti a divulgarle;
  • modalità pratiche per fare in modo che le informazioni siano rese effettivamente disponibili;
  • deroghe all'obbligo di consentire l'accesso alle informazioni;
  • obbligo di fornire una risposta;
  • limiti di tempo per l'adempimento dell'obbligo;
  • obbligo di motivare il rifiuto;
  • procedura per il riesame delle decisioni di rigetto delle domande di informazioni;
  • diritti dovuti per atti amministrativi;
  • comunicazione attiva di informazioni.

La Commissione ha deciso di presentare la direttiva 2003/4/CE per porre rimedio a tali carenze e osservare al contempo gli obblighi derivanti dalla Convenzione di Aarhus.

Ultima modifica: 12.06.2006
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