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Responsabilità ambientale

L’Unione europea (UE) stabilisce una quadro comune di responsabilità al fine di prevenire e riparare i danni causati agli animali, alle piante, agli habitat naturali e alle risorse idriche, nonché i danni arrecati ai suoli. Il regime di responsabilità si applica, da un lato, ad alcune attività professionali esplicitamente elencate e, d'altro lato, alle altre attività professionali quando l'operatore ha commesso un errore o una negligenza. Spetta comunque alle autorità pubbliche accertarsi che gli operatori responsabili adottino o finanzino le misure necessarie in materia di prevenzione e riparazione.

ATTO

Direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 aprile 2004, sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale.

SINTESI

La direttiva istituisce un quadro di responsabilità ambientale basato sul principio “chi inquina paga” per prevenire e riparare i danni ambientali.

Danni ambientali

Ai sensi della direttiva, i danni ambientali sono definiti nel modo seguente:

  • i danni, diretti o indiretti, arrecati all'ambiente acquatico coperti dalla legislazione comunitaria in materia di gestione delle acque;
  • i danni, diretti o indiretti, arrecati alle specie e agli habitat naturali protetti a livello comunitario dalla direttiva "Uccelli selvatici" e dalla direttiva "Habitat";
  • la contaminazione, diretta o indiretta, dei terreni che crea un rischio significativo per la salute umana.

Campo di applicazione del principio di responsabilità

Il principio di responsabilità si applica ai danni ambientali e alle minacce imminenti di danni qualora risultino da attività professionali, laddove sia possibile stabilire un rapporto di causalità tra il danno e l'attività in questione.

La direttiva distingue due situazioni complementari cui si applica un regime di responsabilità diverso: da una parte, le attività professionali elencate nella direttiva stessa, e dall'altra parte, altre attività professionali.

Il primo regime si applica alle attività professionali pericolose o potenzialmente pericolose elencate nell'allegato III della direttiva. Si tratta essenzialmente di attività agricole o industriali soggette ad un'autorizzazione ai sensi della direttiva sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento, di attività che comportano lo scarico di metalli pesanti nell'acqua o nell'aria, di impianti che producono sostanze chimiche pericolose, di attività di gestione dei rifiuti (in particolare gli scarichi e gli impianti di incenerimento) nonché di attività concernenti gli organismi geneticamente modificati e i microrganismi geneticamente modificati. Secondo questo regime, l'operatore può essere considerato responsabile anche se non ha commesso errori.

Il secondo regime di responsabilità si applica a tutte le attività professionali diverse da quelle elencate all'allegato III della direttiva, ma solo quando un danno o una minaccia imminente di danno viene causato alle specie e agli habitat naturali protetti dalla legislazione comunitaria. In tal caso, la responsabilità dell'operatore sarà messa in causa solo se questo ha commesso un errore o una negligenza.

La direttiva prevede una serie di casi di esclusione della responsabilità ambientale. Il regime di responsabilità non si applica, ad esempio, in caso di danno o minaccia imminente di danno derivante da un conflitto armato, una catastrofe naturale o un'attività prevista dal trattato che istituisce la Comunità europea dell'energia atomica, da un'attività di difesa nazionale o di sicurezza internazionale, nonché un'attività che rientra in alcune convenzioni internazionali elencate all'allegato IV.

Prevenzione e riparazione dei danni

Quando emerge una minaccia imminente di danno ambientale, l'autorità competente designata da ciascuno Stato membro può:

  • imporre all'operatore (inquinatore potenziale) di adottare le misure preventive idonee;
  • adottarle essa stessa recuperando successivamente le spese relative a queste misure.

Quando si verifica un danno, l'autorità competente può:

  • imporre all'operatore interessato di adottare le misure di riparazione idonee (determinate sulla base delle regole e dei principi enunciati all'allegato II della direttiva); o
  • adottare misure preventive essa stessa recuperando successivamente le spese relative a queste misure. In caso di più danni verificatisi, l'autorità competente può decidere l'ordine di priorità per il loro risarcimento.

La riparazione dei danni ambientali assume diverse forme secondo il tipo di danno:

  • per i danni che interessano i suoli, la direttiva impone che i suoli in questione siano decontaminati fino ad eliminare qualsiasi rischio significativo di causare effetti nocivi sulla salute umana;
  • per i danni che interessano l'acqua o le specie e gli habitat naturali protetti, la direttiva mira a ripristinare le condizioni originarie dell’ambiente precedenti al danno. A tal fine, le risorse naturali danneggiate o i servizi danneggiati dovrebbero essere ripristinati o sostituiti da elementi naturali identici, simili o equivalenti, o nel luogo dell'incidente o, se necessario, in un sito alternativo.

Maggiori dettagli sul metodo da adottare per la riparazione del danno ambientale sono riportati nell'allegato II della direttiva.

Costi di prevenzione e di riparazione

Nel caso in cui l'autorità competente stessa abbia attuato misure di prevenzione o riparazione, tale autorità copre i costi sostenuti dall'operatore responsabile del danno o della minaccia imminente di danno. Lo stesso principio si applica in relazione alle valutazioni ambientali per determinare l'entità dei danni e alle misure da adottare per risolvere il problema. L'autorità competente è legittimata ad avviare i procedimenti per il recupero entro cinque anni dalla data di completamento delle misure di prevenzione o riparazione oppure dalla data in cui l'operatore responsabile o il terzo, sono stati identificati, a seconda di quale data sia posteriore.

Qualora più operatori siano solidalmente responsabili del danno, essi devono sostenere i costi di riparazione o solidalmente o su base proporzionale.

La direttiva non obbliga gli operatori a fornire una garanzia finanziaria, come un'assicurazione, per coprire la loro potenziale insolvenza. Tuttavia, gli Stati membri sono tenuti a incoraggiare gli operatori a utilizzare tali meccanismi.

Richiesta di azione

Le persone fisiche o giuridiche che potrebbero essere colpite dal danno ambientale, nonché le organizzazioni il cui scopo è la protezione dell'ambiente possono, a determinate condizioni, chiedere alle autorità competenti di intervenire rispetto ad un danno. Le persone e le organizzazioni che hanno presentato una richiesta di azione possono avviare un ricorso presso un tribunale o una organizzazione specifica al fine di valutare la legittimità delle decisioni, azioni o omissioni dell'autorità competente.

Cooperazione fra Stati membri

Quando un danno o la minaccia di un danno può avere conseguenze che colpiscono più di uno Stato membro, tali Stati collaborano negli sforzi per prevenire o riparare.

Relazioni

Entro il 30 aprile 2013, gli Stati membri presentano una relazione sulla sua applicazione, alla Commissione. Quest'ultima, entro e non oltre il 30 aprile 2014, presenta una relazione al Parlamento e al Consiglio sulla base delle relazioni nazionali, accompagnata, se necessario, da adeguate proposte.

RIFERIMENTI

AttoData di entrata in vigoreTermine ultimo per il recepimento negli Stati membriGazzetta ufficiale
Direttiva 2004/35/CE

30.4.2004

30.4.2007

GU L 143 del 30.04.2004

Le modifiche e correzioni successive alla direttiva 2004/35/CE sono state integrate al testo di base. La presente versione consolidata  ha unicamente un valore documentale.

ATTI COLLEGATI

Relazione della Commissione, del 12 ottobre 2010, a norma dell'articolo 14, paragrafo 2, della direttiva 2004/35/CE sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale [COM(2010) 581 def. - Non pubblicata nella Gazzetta ufficiale].

Ultima modifica: 02.11.2011
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