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Relazione 2006 sulle relazioni industriali in Europa

La relazione illustra l'evoluzione del dialogo sociale a livello nazionale ed europeo, nel quadro della strategia rinnovata di Lisbona. La Commissione rileva una flessibilità sempre più marcata del mercato del lavoro e dei contratti collettivi, oltre che un calo degli iscritti alle organizzazioni sindacali e padronali. La relazione sottolinea altresì un nuovo contesto legislativo europeo, favorevole allo sviluppo della rappresentanza dei dipendenti sul posto di lavoro, particolarmente in Irlanda, Regno Unito e in numerosi Stati dell'Europa centrale e orientale.

ATTO

Relazione della direzione generale Occupazione, affari sociali e pari opportunità della Commissione europea - Relazioni industriali in Europa 2006 [Non pubblicata nella Gazzetta ufficiale].

SINTESI

Il dialogo sociale è uno strumento della politica sociale e riveste una particolare importanza nel contesto della revisione della strategia di Lisbona adottata nel 2005. La partecipazione delle parti sociali è infatti fondamentale per raggiungere questi obiettivi e per rendere l'Unione europea (UE) l'economia della conoscenza più competitiva del mondo.

La rappresentanza dei lavoratori e la capacità delle organizzazioni padronali variano a seconda degli Stati membri. Infatti la densità sindacale, ovvero il rapporto tra il numero reale degli iscritti ad un sindacato e il numero potenziale, è generalmente inferiore nell’Europa meridionale e in Europa centrale e orientale. Tale densità varia anche in funzione dei settori di attività, del sesso e dell'età dei lavoratori. Parimenti, il potere e la struttura delle organizzazioni padronali sono relativamente diversificati. La loro densità è generalmente più alta rispetto a quella dei sindacati, tranne che nei paesi nordici. 

La contrattazione collettiva autonoma permette di determinare liberamente le politiche salariali e le condizioni di lavoro, e può essere impiegata per stabilire i diritti sociali. Secondo l'attuale tendenza, i contratti sono utilizzati per derogare al carattere obbligatorio di talune norme.

La rappresentanza dei lavoratori sul posto di lavoro è una delle caratteristiche del sistema comunitario. Esistono delle divergenze tra gli Stati membri in funzione della struttura del modello nazionale di rappresentanza, ma anche in funzione dei settori di attività, delle dimensioni dell'impresa e della categoria professionale. La mancanza di rappresentanza è più rilevante nel settore privato rispetto a quello pubblico. L’obbligo di consultazione e d'informazione dei lavoratori è regolamentata dalla direttiva 2002/14/CE.

La capacità di stringere relazioni industriali, da parte dei nuovi Stati membri e dei paesi candidati, è una priorità perseguita attraverso azioni di cooperazione tecnica. Tali azioni mirano in particolare a coinvolgere le parti sociali ai forum europei e a rafforzare il dialogo trilaterale a livello nazionale.

L’occasione offerta dal 20oanniversario dell'avvio del dialogo sociale europeo, ha permesso di stilare un bilancio sulla sua evoluzione, caratterizzata dalla maggiore autonomia delle parti sociali europee. La presente relazione sottolinea l'importanza del dialogo trilaterale nel contesto degli obiettivi di Lisbona. Il dialogo bilaterale è utilizzato soprattutto per mettere in atto i modelli di flessicurezza, di formazione permanente, nonché l'accordo quadro europeo autonomo sul telelavoro. Il programma di lavoro pluriennale (2006-2008) del dialogo sociale europeo deve sostenere i prossimi progressi.

Tra il 2004 e il 2006 la legislazione comunitaria si è evoluta in diversi settori. Sono state adottate nuove direttive nel settore della sanità, della sicurezza sul lavoro, in materia di esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici, agli agenti cancerogeni e mutageni e alle radiazioni ottiche artificiali. L’accordo sui lavoratori mobili che effettuano servizi di interoperabilità transfrontaliera è stato attuato dalla direttiva 2005/47/CE. Nel 2005 la Commissione ha presentato una comunicazione sulla ristrutturazione e l'occupazione. Inoltre una nuova direttiva disciplina le fusioni transfrontaliere delle società e le modalità di consultazione dei dipendenti.

Si sono registrati sviluppi anche nel quadro della lotta alle discriminazioni e della parità di trattamento in materia di occupazione. Le disposizioni in materia di mobilità, diritto di soggiorno dei lavoratori e di coordinamento dei programmi di sicurezza sociale sono state semplificate. Dal 2006 la carta europea d'assicurazione malattia sostituisce i moduli E per i cittadini provenienti dall'Unione europea (UE) e dallo Spazio economico europeo (SEE).

Il mercato del lavoro si orienta ormai verso una maggiore flessibilità, condizioni di lavoro atipiche, ampia diversità dei contratti e degli orari. La flessibilità dell'occupazione può presentare un rischio per la coesione sociale e, se combinata con altri fattori di rischio, può condurre a creare situazioni di vulnerabilità.

La flessibilità deve essere compensata con diversi aspetti, la crescita economica, la creazione di posti di lavoro stabili, la flessibilità interna delle imprese e il miglioramento della qualità del lavoro. Se i risultati economici non possono essere direttamente collegati ad un modello di dialogo sociale, i sistemi a forte rappresentanza sindacale, dove le parti sociali partecipano al processo politico, tendono ad essere più competitivi. Questo nei casi in cui le organizzazioni sindacali e padronali agiscano di concerto.

Ultima modifica: 30.07.2009
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