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Relazione 2007 sull'occupazione in Europa

Visti i buoni risultati del mercato dell'occupazione e della crescita economica europea, il 2007 offre un contesto favorevole per avanzare verso gli obiettivi di Lisbona.

ATTO

Relazione della direzione generale Occupazione e affari sociali della Commissione europea - Occupazione in Europa 2007 (EN) [Non pubblicata nella Gazzetta ufficiale].

SINTESI

Nel 2006 la situazione del mercato dell'occupazione è migliorata in tutta l'Unione europea (UE). Tale tendenza è stata sostenuta dall'aumento della crescita economica, che rappresentava in media il 3% del prodotto interno lordo (PIL) dell'UE. La maggior parte dei posti di lavoro creati riguardavano donne, persone di età compresa tra i 25 e i 54 anni e dipendenti (90%). Il livello di occupazione era particolarmente alto negli Stati membri che avevano aderito il 1° maggio 2004.

La crescita dell'occupazione e della produttività dell'occupazione hanno permesso di procedere verso la realizzazione degli obiettivi dell'agenda di Lisbona. Tuttavia, sono ancora necessarie delle riforme onde poter raggiungere l'obiettivo del 70% di occupazione e del 50% di lavoratori anziani sul mercato del lavoro. L'obiettivo del 60% di donne presenti sul mercato del lavoro è quasi raggiunto.

Lo scarso livello di occupazione tra i giovani resta preoccupante. La transizione tra la fine degli studi e il primo impiego è generalmente difficile. Spesso i giovani sono anche relegati in posti di lavoro poco remunerati e temporanei. L'istruzione e la formazione permanente contribuiscono a diminuire la povertà e l'esclusione sociale. È altresì opportuno agevolare l'assunzione dei giovani attivi da parte delle imprese.

Occupazione dei lavoratori anziani: le politiche di invecchiamento attivo

Il tasso di occupazione delle persone di età compresa tra 55 e 64 anni è cresciuto del 7% dal 2000. Tuttavia i posti di lavoro creati sono spesso precari e a tempo parziale. Inoltre, la partecipazione dei lavoratori anziani al mercato del lavoro europeo resta scarsa rispetto alla strategia sul futuro demografico dell'Europa, nonché rispetto agli standard internazionali.

Le misure adottate a favore dell'invecchiamento attivo mirano in particolare alla qualità dell'assistenza sanitaria, alla formazione permanente, alla flessibilità dell'organizzazione del lavoro e al miglioramento degli aspetti finanziari del posto di lavoro.

I modelli di flessicurezza in Europa

I regimi di flessicurezza applicati da taluni Stati membri sono fondati su modelli diversi. Tali regimi privilegiano o la flessibilità detta esterna, che implica politiche di risorse umane adeguate alle esigenze del mercato, o la flessibilità detta interna, caratterizzata da un'organizzazione del lavoro adeguata alle esigenze dei lavoratori. Due modelli conciliano queste forme di flessibilità:

  • il modello anglosassone fondato sulla flessibilità esterna, la mobilità del lavoro e l'innovazione. Tale modello è anche caratterizzato da un elevato livello di povertà e da scarse spese pubbliche;
  • il modello nordico pratica essenzialmente la flessibilità interna. È caratterizzato da buoni risultati economici, un buon livello di soddisfazione e di salute sul posto di lavoro, uno scarso livello di povertà e da spese pubbliche elevate.

Formazione professionale continua in azienda

La Commissione sottolinea che il ricorso all'intervento pubblico è necessario per rafforzare l'accesso equo e l'efficacia della formazione professionale continua. In quest'ottica, occorre considerare diversi elementi:

  • la riduzione dell'esclusione sociale e delle disuguaglianze salariali;
  • l'invecchiamento attivo, l'occupazione dei giovani con scarso livello d'istruzione e la sostenibilità dei sistemi di protezione sociale;
  • le politiche di flessicurezza messe in atto grazie a mercati dell'occupazione più dinamici e alla trasferibilità delle competenze dei lavoratori;
  • l'evoluzione delle conoscenze nel contesto del passaggio dalla produzione di massa a una produzione che privilegia la qualità e l'innovazione.

La quota dei redditi del lavoro

La quota di valore aggiunto attribuita al lavoro ha raggiunto un livello storicamente basso nel 2006. Questa tendenza deriva soprattutto dai progressi tecnologici e dall'apertura commerciale mondiale e può avere un impatto negativo sull'equità sociale, l'efficienza economica e la stabilità macroeconomica. Per questo, l'evoluzione verso un'economia della conoscenza deve accompagnarsi a politiche dell'occupazione e di flessicurezza, destinate in particolare ai lavoratori meno qualificati.

Ultima modifica: 30.07.2009
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