RSS
Indice alfabetico
Questa pagina è disponibile in 11 lingue

We are migrating the content of this website during the first semester of 2014 into the new EUR-Lex web-portal. We apologise if some content is out of date before the migration. We will publish all updates and corrections in the new version of the portal.

Do you have any questions? Contact us.


Il futuro demografico dell'Europa: trasformare una sfida in un'opportunità

Nel momento in cui l'Europa è chiamata a risolvere il problema demografico, la Commissione, che intende fare di questo aspetto essenziale un'opportunità, pubblica una comunicazione nella quale presenta i suoi obiettivi in materia di occupazione degli anziani, di modernizzazione della protezione sociale e di rinnovo demografico in Europa.

ATTO

Comunicazione della Commissione, del 12 ottobre 2006, dal titolo «Il futuro demografico dell'Europa, trasformare una sfida in un'opportunità» [COM(2006) 571 def. - Non pubblicata sulla Gazzetta ufficiale].

SINTESI

L'Unione europea (UE) è oggi chiamata a far fronte ad un calo demografico, ad una scarsa crescita naturale e all'invecchiamento di una parte della popolazione. Per affrontare tali problemi, la Commissione formula un certo numero di raccomandazioni basate segnatamente sulla strategia di Lisbona modificata, al fine di sfruttare al meglio le opportunità di una vita più lunga avviando nel contempo un processo di rinnovamento demografico.

L'invecchiamento demografico in Europa: tendenze e prospettive

L'invecchiamento della popolazione (cioè, la parte delle persone anziane rispetto alla popolazione globale) risulta dai progressi notevoli realizzati nei settori economico, sociale e sanitario in termini di servizi offerti agli europei. Tale invecchiamento della popolazione risulta da varie tendenze demografiche simultanee:

  • il numero medio di figli per donna, pari a 1,5 figli nell'UE, mentre la soglia di rinnovamento delle generazioni è pari a 2,1. L’UE prevede un tasso dell'1,6 per il 2030;
  • la diminuzione della natalità (« baby crash ») ha fatto seguito al baby-boom che è stato all'origine del forte contingente di persone di 45-65 anni presente nella popolazione europea (il che pone fra l'altro qualche problema in termini di finanziamento delle pensioni);
  • la speranza di vita (che è aumentata di 8 anni dal 1960 al 2006) potrebbe continuare a crescere di altri 5 anni tra il 2006 e il 2050 e, in tal caso, ciò determinerebbe una maggiore proporzione di persone di età compresa fra 80 e 90 anni, persone le quali sono spesso in una situazione di fragilità;
  • l’immigrazione (1,8 milioni di immigrati nell'UE nel 2004; 40 milioni nel 2050 secondo le proiezioni di Eurostat) potrebbe compensare gli effetti della ridotta natalità e dell'allungamento della vita.

Queste tendenze avranno l'effetto di ridurre leggermente la popolazione totale dell'UE che diventerà al tempo stesso molto più anziana. Il numero di europei in età lavorativa (da 15 a 64 anni) nell'UE-25 diminuirà di 48 milioni tra il 2006 e il 2050 e il tasso di dipendenza dovrebbe raddoppiare per raggiungere il 51% nel 2050. Tale cambiamento demografico sarà accompagnato da mutamenti sociali profondi (previdenza sociale, alloggi, lavoro) in tutti i paesi chiamati a far fronte alla sfida dell'invecchiamento della popolazione.

L’impatto dell'invecchiamento della popolazione

Il prossimo decennio vedrà la popolazione attiva diminuire in quanto un gran numero di « baby-boomers » andrà in pensione. Tale riduzione della popolazione in età lavorativa può incidere sul tasso di crescita economica se resteranno immutate le tendenze e le politiche attuali. Un'attuazione risoluta dell'agenda di Lisbona dovrebbe peraltro consentire di superare tale ostacolo utilizzando pienamente le risorse dei lavoratori sperimentati, nonché offrendo una formazione di qualità ai più giovani.

L'invecchiamento della popolazione avrà un impatto anche sulla previdenza sociale e sulle finanze pubbliche. Con le politiche attuali, l'invecchiamento porterà a pressioni significative in rialzo sulla spesa pubblica. Tali deficit di bilancio potrebbero compromettere il futuro equilibrio dei sistemi pensionistici, di sicurezza sociale in generale e perfino il potenziale di crescita economica ed il funzionamento della moneta unica. I governi degli Stati membri hanno tuttavia già cominciato ad agire, segnatamente nel settore dei sistemi pubblici di pensionamento ovvero della modernizzazione della previdenza sociale. Infine, un migliore adattamento dei servizi sanitari così come un approccio preventivo in materia di malattie croniche potrebbero ridurre della metà le spese pubbliche sanitarie e le cure connesse alla dipendenza.

Una risposta costruttiva alla sfida demografica

La Commissione europea definisce un quadro di cinque orientamenti al fine di rispondere alla sfida demografica dei prossimi anni:

  • un'Europa che favorisca il rinnovamento demografico, migliorando la conciliazione fra la vita professionale, la vita privata e la vita familiare (congedo parentale, organizzazione del lavoro più flessibile, attuazione degli impegni assunti in occasione del Consiglio europeo di Barcellona sulla custodia dei bambini);
  • un'Europa che valorizzi il lavoro attraverso un maggior numero di posti di lavoro e una vita attiva più lunga: l’UE intende migliorare i sistemi di istruzione e privilegiare i sistemi di « flessibilità-sicurezza » per ottenere migliori transizioni fra i diversi cicli di vita (una maggiore flessibilità sul mercato del lavoro insieme a misure di formazione durante l'intero arco della vita). Valorizzare il lavoro comporta del pari una lotta contro i pregiudizi discriminanti nei confronti dei seniors e la promozione di un'effettiva politica sanitaria pubblica a livello europeo (lotta contro il tabagismo, l'alcolismo e l'obesità) al fine di ridurre le differenze di speranza di vita (direttamente connesse al livello di vita e al grado di istruzione);
  • un'Europa più produttiva ed efficiente, grazie alla strategia di Lisbona riorientata dal 2005. Tale strategia modificata offrirà ai diversi operatori economici la possibilità di sfruttare pienamente le opportunità connesse ai cambiamenti demografici;
  • un'Europa organizzata per ricevere e integrare i migranti: l’UE, dal territorio attrattivo, è impegnata con gli Stati membri nello sviluppo di una politica comune di immigrazione legale. Infatti, nel corso dei 20 prossimi anni, l'Europa dovrà attirare manodopera esterna qualificata al fine di soddisfare i bisogni del mercato del lavoro. Spetta parimenti all'Unione il compito di promuovere la diversità e di lottare contro i pregiudizi per una migliore integrazione economica e sociale dei migranti;
  • un'Europa dalle finanze pubbliche sostenibili: per garantire una protezione sociale adeguata e l'equità fra le generazioni nella maggior parte degli Stati membri, è indispensabile uno sforzo rigoroso di bilancio, in particolare a livello della riforma del regime delle pensioni. Bisognerà del pari adattare la copertura dei sistemi e il livello dei contributi allo sviluppo del risparmio privato e dei sistemi favorendo la capitalizzazione.

Contesto

La presente comunicazione fa seguito a quella inviata al Consiglio europeo « I valori europei nell'era della globalizzazione » e al libro verde della Commissione«Affrontiamo i cambiamenti demografici – Una nuova solidarietà fra le generazioni».

Le Nazioni Unite hanno attirato l'attenzione sull'invecchiamento della popolazione mondiale dal 1982, in occasione della prima conferenza organizzata su tale soggetto e dell'adozione del piano d'azione internazionale sull'invecchiamento.

I Consigli europei di Stoccolma (2001) e di Barcellona (2002) hanno ribadito l'importanza della sfida demografica all'interno dell'UE. Le riforme presentate dall'UE si posizionano nel quadro della strategia di Lisbona modificata e rispondono a una prospettiva comune: quella della fiducia ritrovata. Il processo di riforme e di attuazione sarà al centro del prossimo forum demografico europeo biennale, la cui prima edizione si è svolta nell'ottobre del 2006 e sarà oggetto di un capitolo della relazione annuale dei progressi compiuti nel contesto della strategia di Lisbona.

Cifre chiave (UE 27)

  • Tasso di popolazione in età lavorativa nel 2050 (20-64 anni) : 52%
  • Tasso di popolazione di età compresa tra i 15 e i 24 anni nel 2050 : 19%
  • Tasso di popolazione di età superiore a 65 anni nel 2050 : 29%
  • Tasso di dipendenza nel 2050: 50%
  • Tasso di maternità nel 2060: 1,68 figli per donna (soglia di rinnovamento: 2,1)
  • Speranza di vita delle donne nel 2060: 89 anni
  • Speranza di vita degli uomini nel 2060: 84 anni
  • Saldo migratorio nel 2007: +1,9 milioni

(Fonte: Eurostat Proiezioni di popolazione 2008)

ATTI COLLEGATI

Documento di lavoro della Commissione – Relazione 2008 sulla demografia: affrontare i bisogni sociali in una società che invecchia [SEC(2008) 2911 - Non pubblicato nella Gazzetta ufficiale].
Nel 2008 lo sviluppo demografico dell’Unione europea (UE) giunge ad una svolta, se si considera l’invecchiamento rapido della popolazione europea. Infatti a partire da questa data, e per i prossimi venticinque anni, la quota di popolazione con più di 60 anni dovrebbe cominciare a crescere con una media di 2 milioni all’anno. Invece, a partire dal 2014, la quota di popolazione in età lavorativa dovrebbe scendere di 1-1,5 milioni all’anno.

Una tale evoluzione demografica provocherà conseguenze rilevanti sul piano della crescita economica e dell’efficienza delle finanze pubbliche degli Stati membri dell’UE. Essa costituisce parimenti un fattore di trasformazione della struttura delle famiglie europee. L’utilizzo di dati statistici in campo demografico dovrebbe quindi permettere di orientare le politiche sociali e familiari.

Gli Stati membri devono continuare a incoraggiare l’occupazione dei più anziani. Nel 2007, il 50% degli uomini e il 40% delle donne continuavano ad essere in attività a 60 anni. Queste percentuali dimostrano un aumento dell’attività dal 2000, coerentemente con gli obiettivi di strategia di Lisbona a favore di un invecchiamento attivo.

Inoltre, il numero di donne attive è in aumento in tutti gli Stati membri, senza peraltro avere un impatto sul tasso di natalità. Adeguate politiche nazionali ed europee devono permettere di accrescere la loro attività, grazie a misure a favore delle famiglie, della lotta contro la povertà e della conciliazione tra vita professionale e vita familiare.

Decisione 2007/397/CE della Commissione dell'8 giugno 2007 che istituisce un gruppo di esperti sulle questioni demografiche [Gazzetta ufficiale L 150 del 12.6.2007].
In conformità con la presente comunicazione e con la richiesta degli Stati membri, la Commissione ha istituito un gruppo di esperti incaricati delle questioni demografiche. Tale gruppo avrà quale compito principale quello di assistere e consigliare la Commissione nell'elaborazione di politiche adattate alla nuova realtà demografica dell'Unione, nonché al processo del controllo delle evoluzioni della popolazione e della manodopera europee in termini di invecchiamento. Esso costituirà del pari un collegamento fra gli Stati membri affinché questi possano condividere le loro esperienze e scambiarsi le buone prassi relativamente a soggetti quali l'invecchiamento attivo, la politica per la famiglia, le cure per le persone anziane dipendenti ovvero l'immigrazione.

Tale gruppo è composto da rappresentanti di tutti gli Stati membri assistiti da esperti indipendenti ed è presieduto dalla Sig.ra Eleonora Hostasch, ex ministro austriaco del lavoro, della sanità e degli affari sociali.

Relazione della Commissione sulla situazione sociale nell'Unione europea. Panoramica 2004 [Non pubblicata sulla Gazzetta ufficiale].

Comunicazione della Commissione del 3 marzo 2004 « Aumentare il tasso d'occupazione dei lavoratori anziani e differire l'uscita dal mercato del lavoro » [COM(2004) 146 def. - Non pubblicata sulla Gazzetta ufficiale].

Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni del 3 giugno 2003 sull'immigrazione, l'integrazione e l'occupazione[COM(2003) 336 def. - Non pubblicata sulla Gazzetta ufficiale].

Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni, del 30 dicembre 2003, « Nuovi e migliori posti di lavoro attraverso la modernizzazione della protezione sociale: un approccio globale per contribuire a rendere il lavoro proficuo » [COM(2003) 842 def. – Non pubblicata sulla Gazzetta ufficiale].

Relazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni (richiesta dal Consiglio europeo di Stoccolma): "Accrescere il tasso di attività e prolungare la vita attiva" [COM(2002) 9 def. - Non pubblicata sulla Gazzetta ufficiale].

Ultima modifica: 10.12.2008

Vedi anche

Per ulteriori informazioni sulla sfida demografica nell'UE, si consulti il sito della DG Occupazione e affari sociali (EN).

Avviso legale importante | Informazioni su questo sito | Ricerca | Per contattarci | Inizio pagina