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Relazione sulla parità tra donne e uomini – 2009

La partecipazione delle donne al mercato del lavoro deve essere considerata come un elemento essenziale per la crescita sostenibile dell'Unione europea (UE). Ciononostante le donne sono vittime di discriminazioni e di ostacoli professionali, e sono più esposte alle fluttuazioni della congiuntura economica rispetto agli uomini.

ATTO

Relazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni del 27 febbraio 2009 : «Parità tra donne e uomini - 2009» [COM(2009) 77 def. - Non pubblicata nella Gazzetta ufficiale].

SINTESI

La sesta relazione della Commissione illustra i principali progressi registrati nel 2008 in materia di promozione della parità tra donne e uomini. La partecipazione delle donne, nel contesto delle attuali sfide demografiche ed economiche, contribuisce in maniera sostanziale alla crescita, all'occupazione e alla coesione sociale dell'Unione europea (UE).

Nel 2008 il tasso di occupazione femminile si avvicina all'obiettivo di Lisbona, cioè al 60% nel 2010. Esistono tuttavia notevoli divergenze tra gli Stati membri, con tassi che variano dal 36,9% al 73,2%. Le donne sono inoltre sovrarappresentate in lavori precari basati su contratti a breve termine o a tempo parziale.

Sono quindi più esposte a situazioni di povertà rispetto agli uomini, come rivela il dato del 32% di donne genitore singolo e del 21% di donne con oltre 65 anni.

Lo scarto medio tra i tassi di occupazione delle donne e quelli degli uomini si sta riducendo, passando da 17,1 punti percentuali nel 2000 a 14,2 punti percentuali nel 2007. Ma la ripartizione delle responsabilità familiari resta ineguale, come dimostrato dal tasso di occupazione delle donne che diminuisce di 12,4 punti se esse hanno bambini, mentre aumenta di 7,3 punti per gli uomini anch'essi con bambini.

La maggioranza delle lauree conseguite nell'UE (il 58,9%) è attribuita alle donne. L'elevato livello di istruzione delle donne non si rispecchia direttamente nei posti che esse occupano nel mercato del lavoro, dove trovano limitazioni in termini di evoluzione della carriera, di retribuzione e di diritti al pensionamento.

Il numero di donne che occupano funzioni direttive è relativamente scarso. La media europea è del 30%, e meno ancora nella maggioranza degli Stati membri.

Sviluppi legislativi

Nel 2008, la Commissione ha avviato contro un certo numero di Stati membri, procedimenti di infrazione, per il recepimento non corretto della direttiva 2002/73/CE (sull'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionale) e della direttiva 2004/113/CE (sulla parità di trattamento nell'accesso ai beni e servizi).

La Commissione esamina l'efficacia dell'attuale legislazione in materia di parità di retribuzione tra le donne e gli uomini. Potrebbe proporre, se necessario, una nuova legislazione per la lotta contro il divario di retribuzione tra donne e uomini.

Sono state adottate diverse disposizioni per incoraggiare la partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini all'attività professionale e alla vita familiare. La Commissione ha proposto la modifica della direttiva 92/85/CEE sulla protezione della maternità, introducendo tra l'altro l'aumento da 14 a 18 settimane del congedo minimo di maternità. Tali disposizioni devono essere estese, su base volontaria, ai lavoratori autonomi e ai loro coniugi coadiuvanti. Le parti sociali hanno iniziato negoziatisui congedi parentali e per motivi familiari, diversi dal congedo di maternità, raggiungendo un accordo. La Commissione ha adottato una proposta volta ad attuare tale accordo per mezzo di una direttiva. La Commissione ha inoltre presentato una relazione sui sistemi di custodia dei figli, la cui diffusione è ancora inadeguata in numerosi Stati membri.

Il Consiglio di giugno 2008 ha adottato una serie di conclusioni sulle donne nella presa di decisioni politiche e sull'eliminazione degli stereotipi legati al sesso esistenti nella società.

Orientamenti politici

Le politiche in materia di parità contribuiscono allo sviluppo economico, soprattutto in un contesto di recessione economica. L'evoluzione verso una reale parità dipende dall'eliminazione delle disparità e degli ostacoli che limitano l'occupazione e l'evoluzione professionale delle donne.

La relazione sottolinea più specificatamente l'importanza di:

  • conciliare vita familiare e vita professionale, soprattutto grazie alla ripartizione delle responsabilità parentali e alla diffusione dei servizi di custodia dei bambini;
  • contrastare gli stereotipi legati al sesso, attraverso azioni di sensibilizzazione e mediante il ruolo dei mezzi di comunicazione;
  • fare crescere in tutti i modi la partecipazione delle donne ai posti direttivi e la loro rappresentanza nei processi elettorali;
  • sensibilizzare l'opinione pubblica e migliorare la comprensione delle problematiche in materia di parità tra le donne e gli uomini, a tutti i livelli della società.
Ultima modifica: 01.07.2009
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