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Parità fra gli uomini e le donne nel mercato del lavoro

La presente direttiva mira a semplificare, modernizzare e migliorare la normativa europea in materia di parità di trattamento fra donne e uomini in materia di occupazione.

ATTO

Direttiva 2006/54/CE del Parlamento e del Consiglio, del 5 luglio 2006, riguardante l'attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego (rifusione) [Gazzetta ufficiale L 204 del 26.7.2006].

SINTESI

La parità di opportunità fra donne e uomini è un principio fondamentale del diritto europeo che si applica a tutti i campi della vita sociale, ivi incluso il mondo del lavoro.

Parità nell’impiego e nelle condizioni di lavoro

La presente direttiva vieta le discriminazioni dirette o indirette * tra uomini e donne per quanto riguarda le condizioni:

  • di assunzione, accesso all’occupazione o al lavoro autonomo;
  • di licenziamento;
  • di formazione e promozione professionale;
  • di affiliazione alle organizzazioni di lavoratori o datori di lavoro.

Il trattato sul funzionamento dell’Unione europea (UE) (articolo 157) vieta inoltre la discriminazione basata sul sesso in materia di remunerazione per uno stesso lavoro o un lavoro al quale è attribuito un valore uguale. Tale principio si applica anche ai sistemi di classificazione professionale utilizzati per determinare le remunerazioni.

Tuttavia, una differenza di trattamento tra uomini e donne può essere giustificata per la particolare natura delle attività professionali di cui trattasi, purché le misure prese siano legittime e proporzionate.

Gli Stati membri incoraggiano i datori di lavoro e i formatori professionali ad agire contro le discriminazioni basate sul sesso, in particolare contro le molestie e le molestie sessuali *.

Parità nella protezione sociale

Le donne e gli uomini godono di pari trattamento nel quadro dei regimi professionali di sicurezza sociale, in particolare per quanto riguarda:

  • il campo d’applicazione e le condizioni di accesso ai regimi;
  • i contributi;
  • il calcolo delle prestazioni, comprese le maggiorazioni, le condizioni relative alla durata e al mantenimento dei diritti.

Questo principio si applica all’insieme della popolazione attiva, compresi:

  • i lavoratori autonomi, anche se per questa categoria gli Stati membri possono prevedere differenze di trattamento per quanto riguarda, soprattutto, l’età pensionabile;
  • i lavoratori la cui attività è interrotta per malattia, maternità, infortunio o disoccupazione involontaria;
  • le persone in cerca di lavoro, i lavoratori pensionati o invalidi nonché gli aventi causa di questi lavoratori.

Congedo parentale

Alla fine di un congedo per maternità, paternità e/o adozione, i lavoratori hanno il diritto di:

  • riprendere il proprio lavoro o un posto equivalente secondo termini e condizioni che non siano loro meno favorevoli;
  • beneficiare di eventuali miglioramenti delle condizioni di lavoro che sarebbero loro spettati durante la loro assenza.

Tutela dei diritti

Gli Stati membri devono stabilire i mezzi di tutela per i lavoratori che subiscono una discriminazione, come ad esempio le procedure di conciliazione e le procedure giurisdizionali. Allo stesso modo adottano le misure necessarie per proteggere i lavoratori e i loro rappresentanti da qualsiasi trattamento sfavorevole quale reazione a un reclamo all’interno dell’impresa o a un’azione legale.

Infine, essi stabiliscono le sanzioni, le possibilità di riparazione o di indennizzo in relazione al danno subito.

In caso di ricorso giudiziario, l'onere della prova sarà a carico della parte accusata di discriminazione, la quale dovrà provare che non vi è stata alcuna violazione del principio della parità di trattamento.

Promozione della parità di trattamento

Gli Stati membri designano gli organismi il cui ruolo consiste nel promuovere, analizzare e tutelare il principio della parità di trattamento, nonché nel garantire il controllo dell'applicazione della normativa e nel venire in aiuto alle vittime di discriminazioni.

Infine, le imprese devono promuovere il principio di uguaglianza dei sessi e rafforzare il ruolo delle parti sociali e delle organizzazioni non governative.

Termini chiave dell’atto
  • Discriminazione diretta: situazione nella quale una persona è trattata meno favorevolmente in base al sesso di quanto un'altra persona sia, sia stata o sarebbe trattata in una situazione analoga.
  • Discriminazione indiretta: situazione nella quale una disposizione, un criterio o una prassi apparentemente neutri possono mettere in una situazione di particolare svantaggio le persone di un determinato sesso, rispetto a persone dell'altro sesso, a meno che detta disposizione, criterio o prassi siano oggettivamente giustificati da una finalità legittima e i mezzi impiegati per il suo conseguimento siano appropriati e necessari.
  • Molestie: situazione nella quale si verifica un comportamento indesiderato connesso al sesso di una persona avente lo scopo o l'effetto di violare la dignità di tale persona e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante od offensivo.
  • Molestie sessuali: situazione nella quale si verifica un comportamento indesiderato a connotazione sessuale, espresso in forma verbale, non verbale o fisica, avente lo scopo o l'effetto di violare la dignità di una persona, in particolare attraverso la creazione di un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo.
AttoData di entrata in vigoreTermine ultimo per il recepimento negli Stati membriGazzetta ufficiale

Direttiva 2006/54/CE

15.8.2006

15.8.2006

GU L 204, 26.7.2007

Ultima modifica: 24.05.2011
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