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Libera circolazione degli sportivi

Il diritto alla libera circolazione è uno dei più importanti diritti che l'Unione europea (UE) garantisce ai suoi cittadini. Tale diritto vale anche per gli sportivi, sia professionisti che dilettanti. Di conseguenza, qualsiasi discriminazione diretta basata sulla nazionalità o qualsiasi discriminazione indiretta, inutile o sproporzionata ed altri ostacoli che impediscono il diritto alla libera circolazione degli sportivi sono vietati dal diritto comunitario.

La libera circolazione costituisce una delle libertà fondamentali della cittadinanza europea. L'articolo 18 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) vieta la discriminazione sulla base della nazionalità, anche nelle situazioni in cui i cittadini dell'UE esercitano il loro diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio dei paesi dell'UE (art. 21 del TFUE). Inoltre, il trattato prevede la libera circolazione dei lavoratori all'interno dell'UE, che comporta anche la soppressione delle discriminazioni tra i lavoratori dei paesi dell'UE sulla base della nazionalità (articolo 45 del TFUE), e la libertà di stabilimento e di prestazione di servizi (articoli 49 e 56 del TFUE).

Tali disposizioni si applicano anche agli sportivi professionisti e semi-professionisti (in qualità di lavoratori), ad altri professionisti dello sport come gli istruttori, gli allenatori o gli addestratori (in qualità di fornitori di servizi) e agli sportivi dilettanti (in qualità di cittadini dell’UE). Peraltro, nel quadro dell'applicazione del diritto comunitario, la Commissione europea riconosce la specificità dello sport, come stabilito dall’articolo 165 del TFUE. Per tale motivo accetta restrizioni limitate e proporzionate al principio della libera circolazione per quanto riguarda:

  • la selezione degli atleti nazionali per le competizioni a squadre nazionali;
  • la limitazione del numero di partecipanti a una gara;
  • la determinazione delle scadenze per i trasferimenti di giocatori negli sport di squadra.

Libertà di circolazione degli sportivi professionisti

Benché l'entrata in vigore del trattato di Lisbona il 1° dicembre 2009 abbia conferito all'Unione europea competenze di coordinamento, supplementari e di sostegno nel settore dello sport (articolo 165 del TFUE), la competenza rimane nazionale, sono infatti le federazioni sportive che spesso stabiliscono le norme che disciplinano lo sport. Tuttavia, queste norme sono soggette alla legislazione UE sulla libera circolazione dei lavoratori quando le attività degli sportivi professionisti e semi-professionisti implicano un lavoro remunerato, come già decretato a più riprese dalla Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE).

La più importante delle sentenze della CGUE è stata sul caso Bosman del 1995, che ha toccato anche le regole di trasferimento come ostacoli alla libera circolazione e le quote di nazionalità come una forma di discriminazione diretta. Il signor Bosman, calciatore belga che era giunto alla fine del suo contratto con una società belga, riteneva che il sistema di trasferimento applicato dalla FIFA avesse impedito il suo trasferimento ad un club francese. Tale calciatore ha quindi denunciato il suo club, la Federazione belga di calcio e la UEFA, ritenendo che il sistema di trasferimento e le relative norme sulla cittadinanza determinassero discriminazioni e non potessero quindi applicarsi rappresentando un'infrazione al diritto alla libera circolazione dei lavoratori nell'ambito dell'UE. La Corte di giustizia ha considerato che i regolamenti relativi ai trasferimenti e quelli relativi alla cittadinanza fossero effettivamente tali da ostacolare la libera circolazione dei giocatori. Pertanto, la CGE ha stabilito che un club non può impedire a un giocatore cittadino di un paese dell'UE di firmare alla scadenza del suo contratto un nuovo contratto con un altro club in un altro paese dell'UE né complicare tale trasferimento richiedendo al nuovo club un'indennità di trasferimento, di formazione o di promozione. Inoltre, in base a tale sentenza, non sono autorizzate regole relative alla cittadinanza che prevedano che un club possa far giocare solo un numero limitato di giocatori cittadini di un altro paese dell'UE.

Libertà di stabilimento e di prestazione di servizi di atleti professionisti

Le normative nazionali per la formazione e le qualifiche relative alle professioni dello sport variano notevolmente. A seconda delle situazioni, possono provenire da autorità sportive federali, dal sistema scolastico e universitario, dai pubblici poteri ovvero dalle organizzazioni professionali. Inoltre le condizioni di esercizio delle professioni dello sport fanno riscontrare del pari alcune disparità tra i paesi dell’UE. In alcuni di questi, l'accesso all'insegnamento, all'animazione o all'inquadramento è condizionato al possesso di un diploma di Stato, mentre in altri paesi dell’UE, il diploma non è obbligatorio per svolgere funzioni di inquadramento sportivo nell'ambito professionale. Tali disparità possono in alcuni casi ostacolare la libera circolazione di coloro i quali svolgono una professione sportiva, determinando così l'insorgere di contenziosi: i lavoratori di un paese dell’UE si possono trovare a subire la concorrenza sul proprio territorio nazionale di istruttori di altri paesi dell’UE aventi una diversa formazione, ovvero privi di qualsiasi formazione.

Nel contesto della libertà di stabilimento e di prestazione di servizi, il sistema generale di riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali risolve in una certa misura tale problema. Questo sistema si applica alle professioni regolamentate, vale a dire alle attività professionali riservate ai titolari di un diploma o ad ogni altro titolo di qualifica rilasciato dal sistema nazionale di formazione. In questo senso il sistema si applica ad alcune attività professionali del settore dello sport (ad esempio, agli istruttori di sci). E' questo il caso in cui il possesso di un diploma è indispensabile per poter svolgere legalmente una professione sportiva. Tale sistema comporta che il paese dell’UE ospitante non possa rifiutare ad un cittadino di un altro paese dell’UE di svolgere una professione se ha la qualifica riconosciuta dal suo paese per svolgere la medesima professione. Tuttavia esistono alcune eccezioni in caso di differenze sostanziali riguardanti il livello delle qualifiche ovvero la durata delle formazioni.

I titoli per le qualifiche sportive rilasciati da federazioni nazionali o da altri organismi sportivi rientrano del pari nel campo d'applicazione di questo sistema, quando questi organismi sono stati formalmente abilitati da un'autorità pubblica a rilasciare tali qualifiche.

Ultima modifica: 19.04.2011
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