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Il braccio correttivo: la procedura per i disavanzi eccessivi

Il patto di stabilità e crescita costituisce la pietra angolare della disciplina di bilancio. Il presente regolamento è parte integrante del patto e mira a chiarire e ad accelerare la procedura per i disavanzi eccessivi affinché possa svolgere una funzione effettivamente dissuasiva. Esso completa inoltre il regolamento del 1993 che fissa la procedura da seguire in caso di disavanzi eccessivi.

ATTO

Regolamento (CE) n. 1467/97 del Consiglio, del 7 luglio 1997, per l'accelerazione e il chiarimento delle modalità di attuazione della procedura per i disavanzi eccessivi [Gazzetta ufficiale L 209 del 2.8.1997] [Cfr atti modificativi].

SINTESI

Il presente regolamento mira a chiarire e ad accelerare la procedura per i disavanzi eccessivi prevista dall'articolo 126 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) (ex articolo 104 del trattato che istituisce la Comunità europea). È necessario prevenire il verificarsi di disavanzi eccessivi e correggerli rapidamente.

Il valore di riferimento: 3 % del PIL

Definito dal protocollo sulla procedura per i disavanzi eccessivi, allegato al trattato sul funzionamento dell’UE (dal trattato di Maastricht del 1992), il valore di riferimento per il disavanzo pubblico è il 3 % del prodotto interno lordo (PIL). Il superamento di tale valore è considerato un fatto eccezionale:

  • se è determinato da un evento inconsueto non soggetto al controllo dello Stato membro interessato ed ha rilevanti ripercussioni sulla situazione finanziaria della pubblica amministrazione;
  • se è determinato da una grave recessione economica (il superamento del 3 % del PIL è dovuto ad un tasso di crescita annuo negativo del PIL o ad un calo cumulativo della produzione nel corso di un periodo prolungato di crescita annua estremamente debole).

Inoltre, il superamento del valore di riferimento è considerato temporaneo se le previsioni di bilancio elaborate dalla Commissione europea indicano che il disavanzo diminuirà al di sotto del valore di riferimento dopo che siano cessati l'evento inconsueto o la grave recessione economica.

Constatazione dell'esistenza di un disavanzo eccessivo: tener conto di tutti i fattori

La Commissione europea valuta e il Consiglio dell'Unione europea decide se esiste o no un disavanzo eccessivo. La Commissione prepara una relazione ed è tenuta a prendere in considerazione tutti i fattori pertinenti alla constatazione di un disavanzo eccessivo.

Tali fattori significativi comprendono tra l'altro:

  • l'evoluzione della posizione economica a medio termine (potenziale di crescita);
  • le condizioni congiunturali;
  • la realizzazione delle politiche volte a incoraggiare la ricerca e l'innovazione;
  • l'evoluzione della situazione di bilancio a medio termine, in particolare gli sforzi di risanamento del bilancio in fase di congiuntura favorevole;
  • la realizzazione di riforme dei regimi pensionistici.

Le istituzioni europee devono prestare particolare attenzione a qualunque altro fattore che, secondo lo Stato membro interessato, è fondamentale ai fini della valutazione del superamento del valore di riferimento.

Procedura per i disavanzi eccessivi

7. Relazione della Commissione. Entro due settimane dall'adozione della relazione che la Commissione deve redigere quando uno Stato membro non soddisfa i criteri definiti all'articolo 126 del trattato sul funzionamento dell’UE, il Comitato economico e finanziario formula un parere al riguardo.

La Commissione tiene conto di tale parere e, se ritiene eccessivo il disavanzo, trasmette allo Stato membro interessato un parere informandone anche il Consiglio.

Raccomandazioni del Consiglio.

In base al parere della Commissione, il Consiglio decide a maggioranza qualificata se esiste o no un disavanzo eccessivo. Il Consiglio tiene conto delle eventuali osservazioni dello Stato membro interessato.

Se decide che vi è disavanzo eccessivo, il Consiglio trasmette raccomandazioni allo Stato membro interessato, fissando un termine di massimo sei mesi per adottare misure efficaci. Fatte salve circostanze particolari, il disavanzo eccessivo deve essere corretto entro l'anno successivo alla sua constatazione. Nelle sue raccomandazioni il Consiglio invita lo Stato membro interessato a conseguire un miglioramento annuo minimo del proprio saldo di bilancio strutturale corrispondente almeno allo 0,5 % del PIL.

Se dopo l'adozione delle raccomandazioni del Consiglio si verificano circostanze economiche negative e impreviste aventi un impatto molto sfavorevole sulle finanze pubbliche dello Stato interessato, e se lo Stato membro interessato ha agito conformemente alle raccomandazioni del Consiglio, quest'ultimo può adottare raccomandazioni riviste.

Se entro sei mesi dalla constatazione di un disavanzo eccessivo lo Stato membro interessato non ha adottato alcuna misura efficace, il Consiglio decide di rendere pubbliche le sue raccomandazioni. Per stabilire se siano state adottate misure efficaci in risposta alle sue raccomandazioni, il Consiglio decide sulla base delle dichiarazioni pubbliche dello Stato membro interessato.

13. Intimazione e sanzioni. Entro due mesi dall'adozione della decisione con cui constata la mancanza di misure efficaci, il Consiglio può intimare allo Stato membro interessato di prendere provvedimenti per ridurre il suo disavanzo. Se lo Stato membro adotta misure efficaci per ottemperare all'intimazione e se le circostanze economiche negative e impreviste aventi un impatto molto sfavorevole sulle finanze pubbliche dello Stato interessato si verificano dopo l'adozione dell'intimazione, il Consiglio può decidere, su raccomandazione della Commissione, di rivedere la propria decisione.

Al massimo entro quattro mesi dall'intimazione, se lo Stato membro non ottempera alle decisioni del Consiglio, questo decide di norma di infliggere sanzioni.

Come previsto all'articolo 139, paragrafo 2, lettera b), del trattato sul funzionamento dell’UE (ex articolo 122 del trattato che istituisce la Comunità europea), agli Stati membri che non partecipano (ancora) all'euro non si applicano l'intimazione del Consiglio e le sanzioni previste dall'articolo 126 (paragrafi 9 e 11).

Sospensione della procedura

La procedura per i disavanzi eccessivi può essere sospesa:

  • se lo Stato membro in questione adotta provvedimenti in risposta alle raccomandazioni del Consiglio;
  • se lo Stato membro partecipante adotta provvedimenti in risposta all'intimazione del Consiglio.

Il periodo durante il quale la procedura è sospesa non viene considerato ai fini dei termini dell'intimazione e dell'applicazione delle sanzioni.

Seguito effettivo

Il Consiglio fissa un termine che consenta allo Stato membro di adottare misure efficaci. Tali misure devono conformarsi alle raccomandazioni del Consiglio e rispettare le sanzioni imposte da quest'ultimo. Allo scadere del termine la Commissione esprime il suo parere al Consiglio in merito alle misure adottate dallo Stato membro per correggere il disavanzo eccessivo. La Commissione esprime il proprio parere partendo dal principio che le misure sono state attuate integralmente e che l'evoluzione economica è conforme alle previsioni.

Il Consiglio può chiedere ad uno Stato membro partecipante di presentargli relazioni secondo un calendario preciso, in modo da poter valutare gli sforzi di aggiustamento:

  • se lo Stato membro partecipante non attua i provvedimenti da esso adottati o se, a giudizio del Consiglio, tali provvedimenti si rivelano inadeguati;
  • se i dati reali indicano che lo Stato membro partecipante non ha corretto il disavanzo eccessivo entro i termini fissati nelle raccomandazioni.

Sanzioni

Le sanzioni risultanti da una procedura per disavanzo eccessivo consistono, in un primo momento, in un deposito infruttifero presso l’UE, il cui importo comprende:

  • un elemento fisso pari allo 0,2 % del PIL;
  • un elemento variabile pari a un decimo della differenza tra il disavanzo (espresso in percentuale del PIL dell'anno nel corso del quale il disavanzo è stato ritenuto eccessivo) e il valore di riferimento (3 %).

Per tutti gli anni successivi, il Consiglio può decidere di inasprire le sanzioni esigendo un deposito aggiuntivo, pari ad un decimo della differenza tra il disavanzo espresso in percentuale del PIL dell'anno precedente e il valore di riferimento del 3 % del PIL.

Per l'importo annuo dei depositi è previsto un massimale pari allo 0,5 % del PIL.

Di norma, il deposito viene convertito in ammenda se, a giudizio del Consiglio, il disavanzo eccessivo non è stato corretto entro i due anni successivi.

Il Consiglio può decidere di abrogare in tutto o in parte le sanzioni in funzione della significatività dei progressi compiuti dallo Stato membro partecipante nel correggere il disavanzo eccessivo.

Il Consiglio abroga tutte le sanzioni ancora in atto se la decisione sull'esistenza di un disavanzo eccessivo è abrogata. Le eventuali ammende già inflitte non sono rimborsate allo Stato membro partecipante interessato.

Gli interessi sui depositi costituiti presso la Commissione e sulle ammende sono distribuiti tra gli Stati membri senza disavanzo eccessivo, in proporzione della quota da essi detenuta nel prodotto nazionale lordo (PNL) totale degli Stati membri ammissibili.

Contesto

L'obiettivo del patto di stabilità e crescita è evitare il determinarsi di un disavanzo di bilancio eccessivo nell'area dell'euro dopo l'avvio della terza fase dell'unione economica e monetaria (UEM) avvenuto il 1° gennaio 1999.

Dato che il trattato prevede solo criteri quantitativi per l'adozione della moneta unica, ma non definisce la politica di bilancio da attuare dopo il passaggio all'euro, gli Stati membri hanno ritenuto necessario adottare un tale patto. Il patto di stabilità e crescita si inserisce nella logica del trattato e ne estende le disposizioni.

Il patto mira ad assicurare una gestione sana delle finanze pubbliche nell'area dell'euro al fine di evitare che una politica di bilancio lassista di uno Stato membro penalizzi gli altri Stati membri, tramite i tassi di interesse, e mini la fiducia nella stabilità economica dell'area dell'euro. Esso mira ad assicurare una convergenza continua e duratura delle economie degli Stati membri dell'area dell'euro.

Il presente regolamento è inoltre stato oggetto di una prima revisione nel giugno del 2005. Una seconda riforma è attualmente in corso. La proposta di nuovo regolamento dovrebbe essere adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’UE entro la fine del 2011.

RIFERIMENTI

AttoData di entrata in vigoreData limite di trasposizione negli Stati membriGazzetta ufficiale
Regolamento (CE) n° 1467/97

1.1.1999

-

GU L 209 del 2.8.1997

Atto(i) modificatore(i)Data di entrata in vigoreData limite di trasposizione negli Stati membriGazzetta ufficiale
Regolamento (CE) n. 1056/2005

27.7.2005

-

GU L 174 del 7.7.2005

Ultima modifica: 02.09.2011

Vedi anche

Informazioni supplementari sono disponibili sui siti Internet della Commissione europea, direzione generale Affari economici e finanziari:

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