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La terza fase dell’unione economica e monetaria

La terza fase dell’unione economica e monetaria (UEM) corrisponde all’introduzione dell’euro e all’attuazione di una politica monetaria comune agli Stati membri dell’Unione europea. Il passaggio alla terza fase dell’UEM avviene progressivamente. Infatti, alcuni Stati membri non soddisfano ancora le condizioni economiche e giuridiche per passare a questa terza fase.

L’unione economica e monetaria (UEM) è un processo volto ad armonizzare le politiche economiche e monetarie degli Stati membri dell’Unione europea (UE). Questo processo comporta tre fasi:

  • fase n. 1 (dal 1° luglio 1990 al 31 dicembre 1993): la libera circolazione dei capitali tra gli Stati membri;
  • fase n. 2 (dal 1° gennaio 1994 al 31 dicembre 1998): il coordinamento delle politiche monetarie degli Stati membri e il rafforzamento della cooperazione tra le banche centrali nazionali degli Stati membri;
  • fase n. 3 (dal 1° gennaio 1999): l’introduzione progressiva dell’euro e l’attuazione di una politica monetaria unica sotto la responsabilità della Banca centrale europea (BCE).

Le prime due fasi dell’UEM sono state completate. La terza e ultima fase è attualmente in corso e mira all'introduzione dell'euro negli Stati membri. Alla data attuale, 17 Stati membri hanno adottato l’euro come moneta unica e formano la «zona euro».

Il passaggio all’euro

Per poter integrare la terza fase dell’UEM, uno Stato membro deve innanzitutto soddisfare una serie di condizioni economiche e giuridiche.

I requisiti economici sono chiamati criteri di convergenza. L’obiettivo è garantire che lo Stato membro disponga di un’economia e di una situazione finanziaria stabili per preservare la stabilità della zona euro.

I requisiti giuridici richiedono che il diritto nazionale sia compatibile con il trattato, in particolare sui punti relativi alla banca centrale nazionale e alla moneta.

Quando lo Stato membro soddisfa tutti questi requisiti, è autorizzato a partecipare alla terza fase dell'UEM e ad adottare l'euro come moneta unica. L’euro sostituisce quindi la vecchia moneta nazionale diventando la moneta ufficiale dello Stato membro.

La Banca centrale europea

La Banca centrale europea (BCE) svolge un ruolo fondamentale nell’UEM. È suo compito elaborare la politica monetaria degli Stati membri della zona euro ed è l’unica istituzione che può autorizzare l’emissione di banconote in euro. Inoltre, gli Stati membri possono emettere monete in euro, anche se la BCE deve preventivamente autorizzare la quantità annuale di emissione.

I primi Stati membri della zona euro

Il 3 maggio 1998 è una data storica per il lancio della 3ª fase dell’unione economica e monetaria. Fu in tale data che il Consiglio adottò una decisione nella quale riconosceva che 11 Stati membri soddisfacevano le condizioni necessarie per l’adozione della moneta unica il 1° gennaio 1999 (Belgio, Germania, Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Portogallo e Finlandia).

L’introduzione dell’euro si è svolta successivamente in due fasi:

  • il 1° gennaio 1999: l’euro è stato introdotto come moneta scritturale e sono stati fissati i tassi di conversione per le vecchie monete nazionali. Le vecchie monete nazionali sono quindi diventate unità di sottodivisione non decimali dell’euro;
  • il 1° gennaio 2002: le monete e le banconote in euro sono state introdotte sul territorio degli Stati membri; i cittadini e le imprese europei hanno iniziato ad effettuare i loro pagamenti fiduciari in euro.

La Grecia, che nel 1998 non soddisfaceva i criteri di convergenza, ha chiesto una rivalutazione della sua situazione nel 2000. La Commissione ha quindi emesso un parere favorevole e la Grecia è ufficialmente entrata nella 3ª fase dell’UEM il 1° gennaio 2001.

Gli allargamenti della zona euro

In linea di principio, tutti gli Stati membri dell’UE dovrebbero integrare la 3ª fase dell’UEM e quindi adottare l’euro (articolo 119 del trattato sul funzionamento dell’UE). Alcuni Stati membri tuttavia non soddisfano ancora le condizioni economiche e finanziarie richieste. Tali Stati membri beneficiano di deroghe provvisorie fino a quando non saranno in grado di integrare la zona euro. Inoltre, la Danimarca e il Regno Unito sono esenti dalla partecipazione all’euro (vedere sotto).

A cadenza almeno biennale la Commissione e la BCE valutano i progressi compiuti dagli Stati membri che dispongono di una deroga ai criteri di convergenza e ai requisiti giuridici. Se le due istituzioni esprimono un parere favorevole circa la capacità dello Stato membro di integrare la 3ª fase dell’UEM, il Consiglio adotta una decisione sull’adesione dello Stato membro all’euro.

In base a questa procedura la zona euro è stata allargata a più Stati membri:

Attualmente 17 Stati membri su 27 hanno come moneta unica l’euro.

Esenzioni

Il Regno Unito e la Danimarca hanno notificato la loro intenzione di non integrare la 3ª fase dell’UEM e quindi di non adottare l’euro. Questi due Stati dispongono quindi di un’esenzione dalla partecipazione all’UEM. Le modalità del regime di esenzione sono specificate nei protocolli allegati ai trattati fondatori dell’UE e riguardano questi due paesi. Inoltre, il Regno Unito e la Danimarca conservano la facoltà di porre fine al loro regime di esenzione e di presentare la loro candidatura per integrare la 3ª fase dell’UEM.

Ultima modifica: 11.02.2011
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