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Dichiarazione annuale sull’area dell’euro 2009

La presente comunicazione descrive in dettaglio la risposta dell’area dell’euro alla crisi economica del 2008 nonché come sia possibile migliorare il funzionamento dell’Unione economica e monetaria. La Commissione ha evidenziato la necessità di una più ampia sorveglianza macroeconomica dei sistemi finanziari nell’area dell’euro per poter dare in futuro una più rapida e più efficace risposta politica coordinata.

ATTO

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo, al Comitato delle regioni e alla Banca centrale europea del 7 ottobre 2009 – Dichiarazione annuale sull’area dell’euro 2009 [COM(2009) 527 def. – Non pubblicata nella Gazzetta ufficiale].

SINTESI

A seguito della crisi economica, iniziata nell’estate del 2007 e intensificatasi nel 2008, stanno emergendo nel sistema finanziario segni di stabilità. Nell’area in cui è utilizzato, l’euro ha rappresentato un’efficace protezione dalle turbolenze dei tassi di cambio e dei tassi d’interesse che in passato si sono rivelate alquanto nefaste per gli Stati membri dell’Unione europea (UE) in momenti di tensione dei mercati finanziari. La capacità dell’area dell’euro di agire con rapidità in coordinamento con le banche centrali ha contribuito alla stabilità dell’intero sistema monetario internazionale.

La crisi finanziaria ha dimostrato i vantaggi dell’adesione all’euro, rendendo l’euro più interessante per i paesi dell'UE che non hanno adottato questa moneta. Fra questi vantaggi figurano la possibilità per le istituzioni nazionali di accedere alla liquidità della banca centrale in euro.

L’euro tuttavia non è in grado di proteggere l’area dell’euro da tutti i problemi economici, in particolare quelli legati agli squilibri. La crisi ha enfatizzato alcune debolezze nell’area dell’euro. Gli squilibri nell’area dell’euro hanno lasciato alcune economie più esposte alla crisi rispetto ad altre. Prima della crisi molti paesi dell’area dell’euro ignoravano il rischio degli squilibri, ma la crisi finanziaria ha sollevato l’esigenza di un cambiamento.

La risposta dell’area dell’euro alla crisi

Sono mancate disposizioni soddisfacenti in materia di sorveglianza in grado di condurre a un’azione rapida e di offrire una risposta coordinata fin dal manifestarsi della crisi. Le reazioni iniziali erano perlopiù dettate dalle singole considerazioni nazionali dei paesi dell’area dell’euro. Nell’ottobre 2008 il primo vertice dei capi di Stato e di governo dell’Eurogruppo ha contribuito a generare una risposta a livello di UE e la Commissione ha previsto un quadro comune per l’attuazione dei programmi nazionali di salvataggio delle banche.

La Commissione ha in seguito presentato le proprie proposte normative ufficiali per un nuovo quadro di vigilanza finanziaria europea. Tali proposte sono intese a rafforzare la vigilanza prudenziale delle singole istituzioni finanziarie e del sistema nel suo complesso.

Parallelamente alle politiche interne, l’UE è anche in prima linea nella riforma della regolamentazione dei mercati finanziari, contribuendo all’elaborazione e allo sviluppo delle iniziative e degli impegni del G20.

La politica di risanamento del bilancio nell’area dell’euro, in linea con il patto di stabilità e di crescita, ha fatto sì che la maggior parte degli Stati membri fosse più preparata di prima ad affrontare la crisi. Ciononostante, il risanamento del bilancio non era stato portato a termine in alcuni paesi dell’area dell’euro, dove i livelli di debito pubblico rimanevano alti e le finanze pubbliche risultavano dipendenti dal gettito fiscale. Pertanto alcuni paesi dell’area dell’euro non hanno potuto dare un contributo adeguato alle misure comuni di stimolo fiscale previste dal piano europeo di ripresa economica.

Il coordinamento è fondamentale per i paesi dell’area dell’euro, a causa degli stretti collegamenti economici e finanziari che esistono tra di loro e per via del fatto che essi hanno una moneta comune e una politica monetaria unica. La risposta dell’area dell’euro alla crisi avrebbe potuto essere più rapida ed efficace se il coordinamento fra gli Stati membri fosse stato più efficiente.

La prossima sfida – una vigilanza macroeconomica più ampia

La crisi ha dimostrato che per gli Stati membri dell’area dell’euro è urgente realizzare progressi nell’applicazione del programma di riforme dell’UEM@10. Nella sua comunicazione del 7 maggio 2008, la Commissione ha proposto un programma di riforme per migliorare il funzionamento dell'Unione economica e monetaria (UEM) in un contesto mondiale con rapidi mutamenti, l’invecchiamento della popolazione e inquietudini in materia di energia e cambiamenti climatici. Nella componente di politica esterna del programma di riforme viene avanzata la proposta di rafforzare il ruolo dell’area dell’euro nella governance economica mondiale.

Gli squilibri nell’area dell’euro non sono stati affrontati prima della crisi finanziaria. Occorre quindi un ampliamento della vigilanza per dare una risposta politica coordinata. L’ampliamento della vigilanza dovrebbe includere anche l’evoluzione dei mercati finanziari. L’eccessivo indebitamento del settore privato ha portato a tendenze economiche insostenibili. Occorre individuare e affrontare tali squilibri finanziari nella loro fase iniziale.

Occorre una sorveglianza più approfondita per garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche. La crescita debole e l'aumento del debito rischia di rendere precaria la situazione delle finanze pubbliche, proprio quando inizia a manifestarsi l'impatto dell'invecchiamento della popolazione. Occorre un impegno strategico concreto per raggiungere una cooperazione fiscale rafforzata che consenta di riequilibrare considerazioni relative a stabilizzazione e a sostenibilità in conformità del patto di stabilità e di crescita.

È necessario migliorare il coordinamento tra politiche e paesi dell’area dell’euro in modo da poter elaborare adeguate strategie di uscita dalla crisi. Tale coordinamento dovrebbe assumere la forma di intese riguardo ai tempi, ai ritmi e alla sequenza di normalizzazione delle politiche.

Ultima modifica: 29.04.2010
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