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Accordo di Cotonou

Gli obiettivi principali dell'accordo sono la riduzione e, in prospettiva, l'eliminazione della povertà e la progressiva integrazione dei paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) nell'economia mondiale, nel rispetto degli obiettivi dello sviluppo sostenibile.

ATTO

Accordo di partenariato 2000/483/CE tra i membri del gruppo degli stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, da un lato, e la Comunità europea e i suoi Stati membri, dall'altro, firmato a Cotonu il 23 giugno 2000.

SINTESI

Contesto generale

L'accordo di Cotonou offre alle relazioni di cooperazione dell'Unione europea (UE) un quadro per lo sviluppo economico, sociale e culturale dei paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP).

Mirata a ridurre, e in ultimo ad eliminare la povertà, la cooperazione dovrebbe anche contribuire alla pace e alla sicurezza, alla stabilità politica e democratica dei paesi ACP. In questo contesto, i partner dell'accordo hanno deciso di agire congiuntamente per raggiungere progressivamente gli Obiettivi di sviluppo del millennio (OSM).

L'accordo di Cotonou si basa sulla parità dei partner e sulla responsabilità delle strategie di sviluppo. Firmato il 23 giugno 2000 per un periodo di 20 anni, esso può essere rivisto ogni cinque anni.

Dimensione politica

L'accordo ha una forte dimensione politica, che si traduce nella fattispecie:

  • in un dialogo politico regolare, volto a rafforzare la cooperazione e a promuovere un efficace sistema di multilateralismo;
  • in politiche di consolidamento della pace e di prevenzione e risoluzione dei conflitti. In questo ambito, il partenariato si concentra sulle iniziative regionali e sul potenziamento delle capacità locali, ma anche sul coinvolgimento delle organizzazioni regionali come l’Unione africana;
  • nella promozione dei diritti umani e dei principi democratici basati sullo Stato di diritto e della gestione trasparente e responsabile degli affari pubblici. In caso di una loro violazione, è stata prevista una nuova procedura che pone l'accento sulla responsabilità dello Stato interessato;
  • nell'identificazione di questioni di interesse comune legate a problematiche generali (integrazione regionale) o specifiche (commercio, spese militari, droga, criminalità organizzata, lavoro minorile, discriminazione);
  • nell'elaborazione di strategie di cooperazione, tra cui l’agenda per l'efficacia dell'aiuto, le politiche settoriali relative all'ambiente, il cambiamento climatico, la parità fra donne e uomini e le migrazioni;
  • nell’attenzione per il tema della sicurezza, soprattutto per quanto concerne la lotta alla proliferazione delle armi di distruzione di massa, la Corte penale internazionale e la cooperazione internazionale in materia di lotta contro il terrorismo e i traffici illeciti.

Il dialogo politico è portato avanti in modo flessibile, in un contesto formale o informale e al livello territoriale più appropriato. Le organizzazioni regionali e i parlamenti nazionali possono essere coinvolti.

Promozione di metodi partecipativi

L'accordo prevede un ruolo importante per gli operatori non statali nella concezione e nella messa in atto delle strategie e dei programmi di sviluppo. Si tratta in particolare delle autorità locali, delle organizzazioni della società civile e del settore privato, che hanno accesso a finanziamenti specifici del partenariato.

Strategie di sviluppo e riduzione della povertà

L'accordo si basa su un approccio integrato che prevede azioni per promuovere lo sviluppo economico, sociale e umano e l'integrazione regionale. Le priorità di intervento sono stabilite per ogni paese, nel rispetto del principio di differenziazione.

Lo sviluppo economico si basa:

  • sulle politiche e sulle riforme macroeconomiche e strutturali;
  • sulle politiche settoriali (in particolare lo sviluppo dell'industria, dell’agricoltura, del turismo, della pesca e delle conoscenze tradizionali);
  • sull'investimento e lo sviluppo del settore privato, in particolare la cooperazione sostiene gli investimenti del settore pubblico nelle infrastrutture in modo da favorire lo sviluppo del settore privato, la crescita economica e lo sradicamento della povertà.

Gli elementi principali dello sviluppo sociale e umano riguardano:

  • le politiche settoriali sociali in materia di miglioramento dei sistemi di istruzione, sanità e nutrizione);
  • le problematiche relative alla gioventù, in particolare la partecipazione alla vita pubblica e gli scambi tra i paesi partner;
  • la salute e l'accesso ai servizi, la lotta contro le malattie legate alla povertà e la tutela della salute sessuale e riproduttiva;
  • lo sviluppo culturale.

L'integrazione e la cooperazione regionale intendono agevolare lo sviluppo in tutti i settori. Viene fornito sostegno a progetti ed iniziative di cooperazione interregionale e intra-ACP, nonché a progetti e iniziative connessi a paesi in via di sviluppo non ACP. L’integrazione e la cooperazione regionale si prefiggono, tra le altre cose, di:

  • accelerare la diversificazione delle economie degli Stati ACP;
  • promuovere e sviluppare il commercio, anche a vantaggio dei paesi meno avanzati (PMA) degli Stati ACP;
  • attuare le politiche di riforma settoriali a livello regionale.

Infine, le strategie di sviluppo tengono sistematicamente conto di tre questioni trasversali:

  • l'uguaglianza tra uomini e donne;
  • la gestione sostenibile dell'ambiente e delle risorse naturali;
  • lo sviluppo istituzionale e il potenziamento delle capacità.

Cooperazione economica e commerciale

L’accordo è conforme alle norme dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e consente agli Stati ACP di partecipare pienamente al commercio internazionale.

Esso prevede la negoziazione di accordi commerciali regionali al fine di liberalizzare gli scambi commerciali.

L'accordo sottolinea la situazione di vulnerabilità dei paesi ACP, l'importanza della cooperazione e dell' aiuto per il commercio. A tal riguardo, la cooperazione in materia commerciale non è limitata alle sole pratiche commerciali, ma si estende anche alla tutela dei diritti di proprietà intellettuale o al rispetto delle norme internazionali di lavoro.

Gli Stati più vulnerabili

Un trattamento specifico viene riservato ai paesi ACP meno sviluppati, senza sbocco sul mare o insulari, e ai paesi che si trovano in situazione post-bellica. Particolare attenzione viene riservata loro in alcuni settori, in particolare in materia di sicurezza alimentare, cooperazione regionale, infrastrutture dei trasporti e delle comunicazioni.

Istituzioni comuni

Il Consiglio dei ministri si riunisce una volta all’anno ed è composto da membri del Consiglio dell'UE e della Commissione e da un membro del governo di ciascun paese ACP. La presidenza viene esercitata a turno da un membro del Consiglio dell’UE e da un membro del governo di uno Stato ACP.

Il Consiglio conduce il dialogo politico e vigila sulla corretta attuazione dell’accordo. Può adottare decisioni obbligatorie per le parti, formulare risoluzioni, raccomandazioni e pareri. Può inoltre delegare alcune competenze al Comitato degli ambasciatori. Presenta una relazione annuale all’Assemblea parlamentare comune sull’attuazione dell’accordo.

Il Comitato degli ambasciatori assiste il Consiglio dei ministri. È composto dal rappresentante permanente di ciascuno Stato membro presso l'Unione europea, da un rappresentante della Commissione e da un capo missione di ciascuno Stato ACP presso l'UE. La presidenza viene esercitata a turno dal rappresentante di uno Stato membro dell’UE e da uno Stato ACP.

L’Assemblea parlamentare paritetica è un organo consultivo composto, in ugual numero, dai membri del Parlamento europeo e dai rappresentanti degli Stati ACP. L'Assemblea può adottare risoluzioni e rivolgere raccomandazioni al Consiglio dei ministri. L'Assemblea si riunisce due volte l'anno in seduta plenaria, alternativamente nell'UE e in uno Stato ACP.

Violazione degli elementi essenziali dell’accordo

L'accordo prevede misure in caso di mancato rispetto degli elementi essenziali dell'accordo, vale a dire il rispetto dei diritti umani, dei principi democratici e dello Stato di diritto.

L'accordo contempla una procedura preliminare di consultazione, tuttavia, in assenza di una soluzione accettabile, possono essere adottati provvedimenti ulteriori, compresa la sospensione dell'accordo.

Contesto

L'accordo di Cotonou rappresenta una nuova fase nella cooperazione tra i paesi ACP e l'UE. Per alcuni paesi ACP, la cooperazione ha avuto inizio con la firma del trattato di Roma nel 1957. Si è sviluppata con le due convenzioni di Yaoundé e le quattro convenzioni di Lomé.

RIFERIMENTI

AttoEntrata in vigoreTermine ultimo per il recepimento negli Stati membriGazzetta ufficiale

Accordo 2000/483/CE

1.4.2003

-

GU L 317, 15.12.2000

Atto/iEntrata in vigoreTermine ultimo per il recepimento negli Stati membriGazzetta ufficiale

Decisione 2005/599/CE

21.6.2005

-

GU L 209, 11.8.2005

Decisione 2010/648/CE

14.5.2010

-

GU L 287, 4.11.2010

ATTI COLLEGATI

Regime commerciale

Proposta di Decisione del Consiglio del 30 settembre 2008 relativa alla firma e all’applicazione provvisoria dell’accordo istitutivo di un quadro per un accordo di partenariato economico tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e gli Stati partner della Comunità dell’Africa orientale, dall’altra [COM(2008) 521 def. - Non pubblicata sulla Gazzetta ufficiale].
Il regime commerciale previsto dall’accordo di Cotonou e la deroga a tale regime concessa dall’OMC è scaduto nel dicembre 2007. Pertanto l’istituzione di un quadro per un accordo di partenariato economico (QAPE) tra l’UE e gli Stati partner della Comunità dell’Africa orientale deve permettere di mantenere le relazioni commerciali esistenti e servire da base per la negoziazione di un accordo di partenariato a livello mondiale entro la fine del 2009. Infatti il quadro per un accordo di partenariato economico prevede le misure necessarie per la creazione di una zona di libero scambio, specifiche disposizioni sulle regole di origine, le misure non tariffarie, le misure di difesa commerciale, la prevenzione dei conflitti, la pesca, la cooperazione amministrativa e istituzionale.

Regolamento (CE) n. 1528/2007 del Consiglio del 20 dicembre 2007 recante applicazione dei regimi per prodotti originari di alcuni Stati appartenenti al gruppo degli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) previsti in accordi che istituiscono, o portano a istituire, accordi di partenariato economico [Gazzetta ufficiale L 348 del 31.12.2007].
Il presente regolamento stabilisce l'elenco degli Stati che beneficiano di un accordo di partenariato economico (APE). Prevede un'applicazione di questo regime commerciale a decorrere dal 1° gennaio 2008.

Disposizioni specifiche

Decisione 2008/991/CE n. 3/2008 del Consiglio dei ministri ACP-CE del 15 dicembre 2008 che adotta le modifiche all'allegato IV dell'accordo di partenariato [Gazzetta ufficiale L 352 del 31.12.2008].
L'allegato IV relativo alle procedure di attuazione e di gestione dell'accordo di Cotonou è stato modificato al fine di armonizzare le procedure di aggiudicazione e di esecuzione degli appalti pubblici. Gli appalti e le sovvenzioni sono attribuiti secondo le regole e gli standard comunitari.

Decisione 2006/1/CE del Consiglio dei ministri ACP-CE del 2 giugno 2006 che precisa il quadro finanziario pluriennale per il periodo 2008-2013 e che modifica l’accordo di partenariato ACP-CE riveduto [Gazzetta ufficiale L 247 del 09.09.2006].
L'accordo di finanziamento relativo all'accordo di partenariato di Cotonou copre il periodo 2008-2013 e prevede uno stanziamento di oltre 24 miliardi di euro. Due miliardi di euro sono destinati alla Banca europea per gli investimenti sotto forma di risorse proprie e il resto al 10° Fondo europeo di sviluppo (FES), il che rappresenta, su base annua, un aumento di circa il 35 % rispetto al 9° FES. Una percentuale maggiore della copertura sarà destinata ai programmi regionali, a riprova dell'importanza che l'integrazione economica regionale riveste per lo sviluppo nazionale e locale.

Ultima modifica: 08.03.2011
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