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Linee direttrici la nozione di pregiudizio al commercio

Il concetto di "pregiudizio al commercio" è la base della giurisdizione che stabilisce se le norme giuridiche sulla concorrenza dell’Unione europea (UE) sono di applicazione. Tale concetto riveste particolare importanza nel nuovo sistema di applicazione delle norme che obbliga le giurisdizioni nazionali e le autorità garanti della concorrenza ad applicare le norme dell’UE sulla concorrenza a tutti gli accordi e a tutte le pratiche che possano pregiudicare il commercio tra Paesi dell’UEi paesi dell’UE. In questo contesto, le linee direttrici riassumono la copiosa giurisprudenza delle giurisdizioni dell’UE e chiariscono l’applicazione delle norme per le autorità incaricate dell’attuazione e per le imprese.

ATTO

Comunicazione della Commissione – Linee direttrici la nozione di pregiudizio al commercio tra Paesi dell’UE di cui agli articoli 81 e 82 del trattato[Gazzetta ufficiale C 101 del 27.4.2004].

SINTESI

Gli articoli 101 e 102 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) (ex articoli 81 e 82 del trattato che istituisce la Comunità europea (TCE)) sono applicabili agli accordi orizzontali e verticali e alla pratiche delle imprese che possano pregiudicare il commercio tra i paesi dell’Unione europea (UE).

Le presenti linee direttrici enunciano una regola per stabilire quando è generalmente improbabile che un accordo sia atto a pregiudicare sensibilmente il commercio tra paesi dell’UE. Non intendono essere esaustive: il loro scopo è definire una metodologia per applicare la nozione di pregiudizio al commercio e fornire indicazioni sulla sua applicazione in situazioni che ricorrono di frequente. Anche se non sono per esse vincolanti, le presenti linee direttrici sono intese anche a fornire alle giurisdizioni nazionali e alle autorità dei paesi dell’UE degli orientamenti ai fini dell'applicazione della nozione di pregiudizio al commercio di cui agli articoli 101 e 102 del TFUE.

Il criterio del pregiudizio al commercio limita il campo di applicazione degli articoli 101 e 102 del TFUE agli accordi ed alle pratiche abusive che possono avere un livello minimo di effetti transfrontalieri all'interno dell’Unione.

Nel caso dell'articolo 101 del TFUE, è l'accordo che deve essere in grado di pregiudicare il commercio tra paesi dell’UE. Se l'accordo nel suo insieme è in grado di pregiudicare il commercio tra paesi dell’UE, il diritto dell’UE si applica all'intero accordo, comprese tutte le parti dell'accordo che non pregiudicano singolarmente il commercio tra paesi dell’UE. Quando le relazioni contrattuali tra le medesime parti riguardano più attività, queste attività, per essere considerate come rientranti in un unico accordo, devono essere direttamente connesse e costituire parte integrante di uno stesso accordo globale tra le imprese. In caso contrario, si considera che esista un accordo distinto per ciascuna attività.

Per quanto riguarda l'articolo 102 del TFUE, è l'abuso che deve pregiudicare il commercio tra paesi dell’UE. Questo non implica, tuttavia, che ogni aspetto del comportamento debba essere valutato isolatamente. Un comportamento che faccia parte di una strategia globale perseguita dall'impresa in posizione dominante deve essere valutato con riguardo al suo impatto complessivo. Qualora un'impresa dominante adotti pratiche diverse nel perseguimento del medesimo scopo, ad esempio pratiche che mirano ad eliminare o precludere i concorrenti dal mercato, affinché l'articolo 102 del TFUE sia applicabile a tutte le pratiche che fanno parte di questa strategia globale, è sufficiente che almeno una di queste sia in grado di pregiudicare il commercio tra paesi dell’UE.

Nell’analisi della nozione del pregiudizio al commercio vanno presi in considerazione in particolare tre elementi:

  • il concetto di "commercio tra paesi dell’UE": il concetto di "commercio" non è limitato agli scambi tradizionali di beni e servizi a livello transfrontaliero. Si tratta di un concetto più ampio, che copre tutta l'attività economica transfrontaliera, incluso lo stabilimento. Questa interpretazione è coerente con l'obiettivo fondamentale del trattato di promuovere la libera circolazione dei beni, dei servizi, delle persone e dei capitali. Perché possa esservi un effetto sul commercio "tra paesi dell’UE" devono esserci delle ripercussioni sull'attività economica transfrontaliera che interessino almeno due paesi dell’UE;
  • il concetto di "possano pregiudicare": la nozione di "possano pregiudicare" serve a definire la natura dell'incidenza sul commercio tra paesi dell’UE. Secondo il criterio standard sviluppato dalla Corte di giustizia, la nozione di "possano pregiudicare" implica che deve essere possibile prevedere con un grado di probabilità adeguato, in base ad un complesso di fattori obiettivi, di fatto o di diritto, che l'accordo o la pratica possano avere un'influenza, diretta o indiretta, attuale o potenziale, sulle correnti degli scambi fra paesi dell’UE. Quando l'accordo o la pratica sono atti a pregiudicare la struttura della concorrenza all'interno dell’UE, si applica il diritto dell’UE;
  • il concetto di "incidenza sensibile": il criterio del pregiudizio al commercio contiene un elemento quantitativo, che limita la sfera di applicabilità del diritto dell’UE agli accordi ed alle pratiche che possono avere effetti di una certa portata. L'incidenza sensibile può essere valutata in particolare con riferimento alla posizione e all'importanza delle imprese in questione sul mercato dei prodotti rilevanti. La valutazione dell'incidenza sensibile dipende dalle circostanze di ogni singolo caso, in particolare dalla natura dell'accordo e della pratica, dalla natura dei prodotti interessati e dalla posizione di mercato delle imprese coinvolte. Nella sua comunicazione relativa agli accordi di importanza minore, la Commissione ha affermato che gli accordi fra piccole e medie imprese, raramente influenzano sensibilmente il commercio tra paesi dell’UE. La Commissione ritiene, in linea di principio, che gli accordi non siano in grado di pregiudicare sensibilmente il commercio tra paesi dell’UE quando sono soddisfatte le seguenti condizioni cumulative:
    1. La quota di mercato aggregata delle parti su qualsiasi mercato rilevante all'interno dell’UE interessato dagli accordi non supera il 5 %;
    2. nel caso di accordi orizzontali, il fatturato comunitario aggregato annuo delle imprese interessate relativo ai prodotti a cui si applica l'accordo non è superiore a 40 milioni di euro.

La soglia di fatturato di 40 milioni di euro è calcolata sulla base delle vendite complessivamente effettuate nell’Unione europea dalle imprese interessate dei prodotti oggetto dell'accordo (i prodotti contrattuali) al netto delle imposte durante il precedente esercizio. Sono escluse le vendite tra entità che fanno parte della medesima impresa. Per applicare la soglia basata sulla quota di mercato, è necessario determinare il mercato rilevante.

La Commissione applicherà la presunzione negativa a tutti gli accordi, compresi quelli che per loro natura sono in grado di pregiudicare il commercio tra paesi dell’UE, come pure gli accordi che riguardano il commercio con imprese situate in paesi non membri dell’UE. Al di fuori del campo d'applicazione della presunzione negativa, la Commissione terrà conto di fattori qualitativi relativi alla natura dell'accordo o della pratica e alla natura dei prodotti interessati.

La presunzione positiva che un accordo abbia effetti sensibili nel caso di accordi considera se e come gli accordi e le pratiche riguardano più paesi dell’UE, se sono limitati ad un unico Stato membro o ad una parte di esso. Vengono inoltre trattati anche gli accordi e le pratiche che interessano paesi terzi. Nel caso di accordi e pratiche il cui oggetto non sia quello di restringere la concorrenza all'interno dell’Unione europea, è solitamente necessario procedere ad un'analisi più dettagliata per verificare se l'attività economica transfrontaliera all'interno dell’UE e, di conseguenza, le correnti degli scambi tra paesi dell’UE possano essere pregiudicate o meno.

ATTI COLLEGATI

Regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio, del 16 dicembre 2002, concernente l'applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 81 e 82 del trattato. [Gazzetta ufficiale L 1 del 4.1.2003].

Ultima modifica: 21.02.2011
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