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Cooperazione tra la Commissione e le giurisdizioni nazionali

Con l'entrata in vigore del regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio, le norme di concorrenza dell’Unione europea (UE) possono essere invocate dalle imprese e dai cittadini dinanzi alle giurisdizioni nazionali. Ciò significa che anche le giurisdizioni nazionali sono responsabili dell'applicazione degli articoli 101 e 102 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) (ex articoli 81 e 82 del trattato che istituisce la Comunità europea (trattato CE)). La presente comunicazione illustra le modalità con cui ha luogo tale nuova cooperazione tra la Commissione e le giurisdizioni nazionali.

ATTO

Comunicazione della Commissione relativa alla cooperazione tra la Commissione e le giurisdizioni degli Stati membri dell'UE ai fini dell'applicazione degli articoli 81 e 82 del trattato CE [Gazzetta ufficiale C 101 del 27.4.2004].

SINTESI

Il regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio concernente l'applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 101 e 102 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) (ex articoli 81 e 82 del trattato che istituisce la Comunità europea (trattato CE)), istituisce un sistema di competenze parallele che permette alla Commissione, alle autorità competenti nazionali garanti della concorrenza dei paesi dell’Unione europea (UE) e alle giurisdizioni nazionali * di applicare l’articolo 101 e 102 TFUE. La cooperazione tra le giurisdizioni nazionali e la Commissione è disciplinata non soltanto dalla presente comunicazione, ma anche dalla comunicazione relativa sulla cooperazione nell'ambito della rete delle autorità garanti della concorrenza.

L'applicazione delle regole di concorrenza dell’UE da parte delle giurisdizioni nazionali

Le giurisdizioni nazionali possono applicare gli articoli 101 e 102 TFUE senza che sia necessario applicare parallelamente il diritto nazionale della concorrenza. Tuttavia, quando applicano il diritto nazionale della concorrenza ad accordi, decisioni o pratiche che potrebbero incidere sugli scambi commerciali tra i paesi dell’UE ai sensi dell'articolo 101, paragrafo 1, TFUE (ex articolo 81, paragrafo 1, del trattato CE) o a una pratica abusiva vietata dall'articolo 102 del TFUE, le giurisdizioni devono applicare a tali accordi, decisioni o pratiche anche le norme dell’UE in materia di concorrenza. Infatti, l'applicazione parallela del diritto nazionale della concorrenza ad un accordo non può portare a conclusioni diverse da quelle che derivano dall'applicazione del diritto dell’UE.

In altri termini, in caso d'applicazione parallela del diritto nazionale della concorrenza e del diritto europeo della concorrenza, gli accordi che:

  • non violano l'articolo 101, paragrafo 1, del TFUE o che soddisfano le condizioni stabilite dall'articolo 101, paragrafo 3, del TFUE (ex articolo 81, paragrafo 3 del trattato CE) non possono essere vietati in virtù del diritto nazionale della concorrenza (articolo 3, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1/2003);
  • violano l'articolo 101, paragrafo 1, e non soddisfano le condizioni stabilite dall'articolo 101, paragrafo 3, non possono essere mantenuti in virtù del diritto nazionale (giurisprudenza della Corte di giustizia).

Per quanto riguarda l'articolo 102 TFUE, l'articolo 3 del regolamento (CE) n. 1/2003 non prevede un obbligo analogo di convergenza. Tuttavia, in caso di disposizioni contraddittorie, il principio generale del primato del diritto europeo esige che le giurisdizioni nazionali lascino inapplicate tutte le disposizioni del diritto nazionale contrarie alle norme europee, a prescindere dal fatto che tali disposizioni nazionali siano precedenti o successive alle norme europee.

Quando deve applicare norme di concorrenza europee, una giurisdizione nazionale può prima cercare indicazioni nella giurisprudenza delle giurisdizioni dell’UE o nei regolamenti, decisioni, comunicazioni ed orientamenti della Commissione relativi all'applicazione degli articoli 101 e 102 del TFUE. Qualora tali strumenti non forniscano indicazioni sufficienti, la giurisdizione nazionale può chiedere alla Commissione un parere sulle questioni relative all'applicazione delle norme di concorrenza dell’UE.

Qualora non vi siano disposizioni di diritto europeo che disciplinino i procedimenti e le sanzioni relative all'applicazione delle norme di concorrenza europee da parte delle giurisdizioni nazionali, queste ultime applicano le norme procedurali nazionali. Le giurisdizioni nazionali devono anche rispettare le condizioni d'applicazione delle norme di concorrenza dell’UE, come per esempio permettere alla Commissione e alle autorità garanti della concorrenza degli Stati membri di presentare osservazioni scritte.

L'applicazione parallela o consecutiva delle norme di concorrenza dell’UE e la cooperazione tra la Commissione e le giurisdizioni nazionali

Una giurisdizione nazionale può applicare il diritto europeo della concorrenza a un accordo che pregiudica gli scambi commerciali tra i paesi dell’UE contemporaneamente alla Commissione o dopo di essa.

Se la giurisdizione nazionale delibera prima della Commissione, deve evitare di adottare una decisione che sia in contrasto con una decisione contemplata dalla Commissione. A tal fine, la giurisdizione nazionale può chiedere alla Commissione se ha avviato un procedimento in relazione al medesimo accordo e, eventualmente, a che punto è tale procedimento e se è probabile che vi sia una decisione in merito. La giurisdizione nazionale può anche, per motivi di certezza del diritto, sospendere il proprio procedimento finché la Commissione non abbia deliberato. Quando la Commissione delibera prima della giurisdizione nazionale su una determinata questione, la giurisdizione nazionale può, nel caso in cui abbia dubbi sulla legalità della decisione della Commissione, rivolgersi alla Corte di giustizia. La giurisdizione nazionale non può però mai prendere decisioni che siano in contrasto con la decisione adottata dalla Commissione.

Un sistema di applicazione parallela o consecutiva delle norme di concorrenza deve basarsi su una cooperazione solida. Tuttavia, malgrado ciò non sia esplicitamente previsto dalla legislazione europea, le giurisdizioni dell’UE hanno stabilito che l'articolo 4, paragrafo 3, del trattato sull’Unione europea (TUE) (ex articolo 10 del trattato CE), che impone ai paesi dell’UE di facilitare l'adempimento dei compiti dell’UE, chiede alle istituzioni europee e ai paesi dell’UE una leale cooperazione al fine di conseguire gli obiettivi del trattato. L'articolo 4, paragrafo 3, comporta pertanto che:

  • la Commissione deve assistere le giurisdizioni nazionali nell'applicazione del diritto europeo;
  • le giurisdizioni nazionali possono essere tenute ad assistere la Commissione nell'adempimento dei propri compiti.

La Commissione deve assistere le giurisdizioni nazionali esprimendosi in maniera neutra e oggettiva senza vincolare le giurisdizioni nazionali. Queste devono inviare per iscritto una richiesta di assistenza alla Commissione. La Commissione si esprime mediante:

  • la comunicazione di informazioni: una giurisdizione nazionale può segnatamente chiedere alla Commissione documenti che sono in suo possesso o informazioni concernenti il procedimento al fine di determinare se essa stia esaminando un determinato caso, se abbia avviato un procedimento o abbia già deliberato in materia. Il termine previsto è un mese a partire dalla data di ricevimento della richiesta;
  • la formulazione di un parere: la giurisdizione nazionale può chiedere il parere della Commissione su questioni economiche, pratiche e giuridiche, fatta salva ovviamente la possibilità o l'obbligo di tale giurisdizione di chiedere alla Corte di giustizia di pronunciarsi in via pregiudiziale sull'interpretazione o la validità del diritto europeo in applicazione dell'articolo 267 TFUE (ex articolo 234 del trattato CE). In caso di parere, la Commissione si limita a comunicare alla giurisdizione nazionale le informazioni pratiche o le precisazioni di natura economica o giuridica richieste, senza pronunciarsi sulla sostanza del caso su cui è chiamata a pronunciarsi tale giurisdizione. Tale parere non è giuridicamente vincolante per la giurisdizione nazionale;
  • la formulazione di osservazioni: le autorità garanti della concorrenza degli Stati membri e la Commissione possono presentare osservazioni alle giurisdizioni nazionali. Tuttavia, ciò è possibile soltanto quando lo impone un'applicazione coerente dell'articolo 101 o 102 del TFUE. Per permettere alla Commissione di presentare osservazioni utili, le giurisdizioni nazionali possono essere invitate a trasmettere o a far trasmettere alla Commissione una copia dell'insieme dei documenti necessari alla valutazione del caso trattato.

L'obbligo di cooperazione leale prevede anche che le giurisdizioni dei paesi dell’UE possano essere tenute ad assistere la Commissione nell'adempimento dei suoi compiti. Il regolamento (CE) n. 1/2003 fornisce tre esempi di tale assistenza:

  • la trasmissione dei documenti necessari alla valutazione di una questione a proposito della quale la Commissione vorrebbe presentare delle osservazioni;
  • la trasmissione delle sentenze che applicano gli articoli 101 o 102 del TFUE. Conformemente all'articolo 15, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1/2003, i paesi dell’UE trasmettono alla Commissione una copia delle sentenze scritte delle giurisdizioni nazionali competenti a pronunciarsi sull'applicazione dell'articolo 101 o dell'articolo 102 del trattato. La copia è trasmessa senza indugio dopo che il testo integrale della sentenza scritta è stato notificato alle parti;
  • la partecipazione agli accertamenti: la Commissione può chiedere alle giurisdizioni nazionali di svolgere un ruolo negli accertamenti da effettuare presso le imprese e le associazioni di imprese.

Anche se si tratta del momento chiave della cooperazione tra la Commissione e le giurisdizioni nazionali, lo scambio di informazioni non deve avvenire violando il segreto professionale (articolo 339 TFUE (ex articolo 287 del trattato CE)). Anche quando l'obbligo di cooperazione leale impone alla Commissione di fornire alla giurisdizione nazionale tutte le informazioni da essa richieste, comprese quelle coperte dal segreto professionale, la Commissione può rifiutarsi di trasmetterle quando la giurisdizione nazionale non può garantire la tutela delle informazioni riservate e del segreto aziendale. La Commissione può inoltre rifiutarsi di trasmettere informazioni alle giurisdizioni nazionali per ragioni legate alla necessità di salvaguardare gli interessi dell’UE.

La Commissione pubblicherà una sintesi della cooperazione con le giurisdizioni nazionali conformemente alla presente comunicazione nella relazione annuale sulla politica di concorrenza. Inoltre può permettere l'accesso ai propri pareri e osservazioni sul suo sito Internet.

Contesto

La presente comunicazione sostituisce la comunicazione del 1993 relativa alla cooperazione tra la Commissione e le giurisdizioni nazionali per l'applicazione degli articoli 85 e 86 del trattato CE.

Termini chiave dell'atto
  • Giurisdizioni nazionali dei paesi dell'Unione europea: sono le corti e i tribunali di un paese dell’UE che possono applicare gli articoli 101 e 102 del TFUE e chiedere alla Corte di giustizia dell’Unione europea di pronunciarsi in via pregiudiziale in applicazione dell'articolo 267 TFUE.
Ultima modifica: 22.02.2011
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