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Orientamenti sulle restrizioni verticali

I presenti orientamenti creano un quadro che permette alla imprese di valutare caso per caso la compatibilità degli accordi verticali ai sensi delle norme sulla concorrenza dell’Unione europea (UE) e descrivono il metodo di analisi e la politica di applicazione usata dalla Commissione nei singoli casi concernenti gli accordi verticali di cui all’articolo 101 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE).

ATTO

Comunicazione della Commissione del 10 maggio 2010: orientamenti sulle restrizioni verticali [SEC (2010) 411 def.].

SINTESI

L’articolo 101, paragrafo 1 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) vieta gli accordi che possono pregiudicare il commercio tra gli Stati membri e che impediscono, restringono o falsano il gioco della concorrenza. Il paragrafo 3 dell’articolo 101 del TFUE esenta gli accordi che producono vantaggi tali da compensare gli effetti anticoncorrenziali.

Gli accordi verticali sono accordi per la vendita e l’acquisto di beni e servizi conclusi tra imprese operanti ciascuna ad un livello differente della catena di produzione o di distribuzione. Esempi classici di accordi verticali sono gli accordi di distribuzione tra produttori e commercianti all’ingrosso o dettaglianti. Gli accordi verticali che determinano solamente il prezzo e la quantità per una transazione specifica di vendita e acquisto di norma non restringono la concorrenza. Tuttavia una restrizione della concorrenza può verificarsi se l’accordo contiene restrizioni per il fornitore o il compratore. Tali restrizioni verticali possono avere effetti negativi ma anche positivi. Ad esempio, possono aiutare un produttore ad entrare in un nuovo mercato o ad evitare che si crei una situazione in cui un distributore si avvantaggia degli sforzi promozionali di un altro distributore o consente a un fornitore di ammortizzare un investimento fatto per uno specifico cliente.

Spesso è la struttura del mercato a determinare se un accordo verticale realmente attui una reale restrizione della concorrenza e se, in tal caso, i vantaggi compensino gli effetti anticoncorrenziali. In linea di principio è necessaria una valutazione individuale. Ciò nonostante, la Commissione ha adottato il regolamento (UE) n. 330/2010, il regolamento di esenzione per categoria, che offre una zona di sicurezza per la maggior parte degli accordi verticali. Attraverso l’esenzione per categoria il regolamento (UE) n. 330/2010 rende inapplicabile il divieto dell’articolo 101, paragrafo 1 del TFUE agli accordi verticali che soddisfano una serie di requisiti.

Scopo degli orientamenti

Gli orientamenti descrivono l’approccio adottato nei confronti degli accordi verticali non coperti dal regolamento di esenzione per categoria. Più dettagliatamente, tale regolamento non si applica se la quota di mercato del fornitore e/o acquirente supera il 30%. Tuttavia, il superamento della soglia del 30% non crea una presunzione di illegalità. Lo scopo della soglia è distinguere gli accordi che godono di una presunzione di legalità da quelli che richiedono una valutazione individuale. Gli orientamenti assistono le imprese in tale valutazione.

Gli orientamenti stabiliscono regole generali per la valutazione delle restrizioni verticali e forniscono i criteri per la valutazione dei tipi più comuni di restrizione verticale: monomarchismo (obblighi di non concorrenza), distribuzione esclusiva, attribuzione esclusiva di clienti, distribuzione selettiva, accordi di franchising, accordi di fornitura esclusiva, pagamenti anticipati per l’accesso, accordi di gestione per categoria, vendita abbinata e restrizioni relative ai prezzi di rivendita.

Regole generali per la valutazione delle restrizioni verticali

La Commissione applica le seguenti regole generali quando valuta le restrizioni verticali nelle situazioni in cui non si applica il regolamento di esenzione per categoria.

Nel caso di un esame individuale da parte della Commissione, questa dovrà dimostrare che l’accordo in questione viola l’articolo 101, paragrafo 1, del TFUE e spetta invece alle imprese che invocano l’applicazione dell’articolo 101, paragrafo 3, dimostrare che le condizioni enunciate in tale paragrafo sono soddisfatte.

Per valutare se un accordo verticale ha l’effetto di limitare la concorrenza verrà effettuato un confronto tra la situazione effettiva o la probabile situazione futura sul mercato rilevante, caratterizzata dalle restrizioni verticali esistenti, e la situazione che si avrebbe in mancanza delle restrizioni verticali contenute nell’accordo.

Effetti anticoncorrenziali sensibili sono possibili quando almeno una delle parti detenga o acquisisca un certo potere di mercato e l’accordo contribuisca a creare, mantenere o rafforzare tale potere di mercato, ovvero consenta alle parti di avvalersene.

Gli effetti negativi sul mercato che possono derivare da restrizioni verticali e che il diritto dell’UE in materia di concorrenza è volto a prevenire sono i seguenti:

  • preclusione anticoncorrenziale del mercato ad altri fornitori o ad altri acquirenti;
  • indebolimento della concorrenza e agevolazione della collusione fra tra il fornitore e i suoi concorrenti;
  • indebolimento della concorrenza e agevolazione della collusione tra l’acquirente e i suoi concorrenti;
  • creazione di ostacoli all’integrazione dei mercati.

In un mercato in cui i singoli distributori distribuiscono il marchio o i marchi di un unico fornitore, una riduzione della concorrenza tra i distributori dello stesso marchio determinerà una riduzione della concorrenza all’interno del marchio. Tuttavia, se la concorrenza tra marchi è accesa, è improbabile che una riduzione della concorrenza all’interno del marchio abbia effetti negativi per i consumatori.

Gli accordi di esclusiva sono in linea di massima più anticoncorrenziali di accordi che non prevedono esclusiva. Una clausola di non concorrenza, ad esempio, limita i rifornimenti dell’acquirente ad un unico marchio. L’imposizione di volumi d’acquisto minimi lascia invece all’acquirente un certo margine di manovra per procurarsi beni concorrenti. L’effetto di preclusione può pertanto essere (molto) inferiore.

Le restrizioni verticali concordate per i beni che non sono di marca sono in linea di massima meno dannose delle restrizioni riguardanti la distribuzione di beni di marca. La distinzione tra beni di marca e beni non di marca coinciderà spesso con la distinzione tra beni intermedi e beni finali.

È importante riconoscere che le restrizioni verticali possono avere effetti positivi, in particolare promuovendo la concorrenza non basata sui prezzi ed il miglioramento della qualità dei servizi. Ciò è particolarmente vero per le restrizioni verticali di durata limitata che agevolino il lancio di prodotti nuovi e complessi, che proteggano investimenti specifici ad un rapporto contrattuale o che agevolino il trasferimento di know-how.

Ultima modifica: 03.12.2010
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