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| EUROPA > L'UE in sintesi > L’Europa in 12 lezioni > lezione 3 |
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L'allargamento e la politica di prossimità
I. L'unificazione di un continente (a) L'Europa dei 27 Il Consiglio europeo di Copenaghen del dicembre 2002 inaugura una delle principali fasi storiche dell'unificazione europea. Nel decidere l'adesione di altri dieci paesi a partire dal 1° maggio 2004 l'Unione europea non solo si espande geograficamente e accresce la sua popolazione, ma pone fine alla divisione che dal 1945 separa il mondo libero dal blocco comunista. Questo quinto allargamento ha una dimensione politica e morale. Esso ha permesso a paesi come Cipro, la Repubblica ceca, l'Estonia, l'Ungheria, la Lettonia, la Lituania, Malta, la Polonia, la Slovacchia e la Slovenia, che sono fortemente europei, non solo dal punto di vista geografico, ma anche in termini di cultura, storia ed ideali, di entrare a far parte della famiglia democratica europea e di partecipare al grandioso progetto concepito dai padri fondatori dell'Unione europea. (b) Un nuovo allargamento La Bulgaria e la Romania si sono candidate all'adesione nel 1995. Per questi due paesi il processo è stato più lungo che per gli altri dieci, ma essi sono finalmente entrati a far parte dell'UE il 1° gennaio 2007, portando il numero di Stati membri a 27. (c) Nuovi candidati all'adesione La Turchia, paese membro della NATO, da tempo legata all'Unione europea da un accordo di associazione, ha presentato la propria domanda di adesione nel 1987. A causa della posizione geografica e della storia politica di tale paese, l'UE ha esitato a lungo prima di accettarne la candidatura. Nell'ottobre 2005 il Consiglio europeo ha infine aperto i negoziati per la sua adesione, parallelamente a quelli per l'adesione di un altro paese candidato, la Croazia. Non è stata ancora fissata una data per l'entrata in vigore dei trattati di adesione di questi due paesi al termine dei negoziati. (d) I Balcani occidentali Questi paesi, la maggior parte dei quali apparteneva un tempo alla Jugoslavia, guardano sempre più all'Unione europea per accelerare il processo di ricostruzione economica, migliorare le relazioni reciproche, devastate dalle guerre etniche e religiose, e rafforzare le proprie istituzioni democratiche. Nel novembre 2005 l'UE ha concesso lo status di "paese candidato" all'ex repubblica iugoslava di Macedonia. Altri potenziali candidati sono l'Albania, la Bosnia-Erzegovina, il Montenegro e la Serbia. II. Condizioni di adesione (a) Requisiti giuridici Il processo politico ed economico che costituisce l'integrazione europea è aperto a tutti i paesi d'Europa disposti ad aderire ai trattati istitutivi e a recepire l'intero acquis comunitario. A norma dell'articolo 237 del trattato di Roma, ogni Stato europeo può domandare di diventare membro della Comunità. L'articolo F del trattato di Maastricht aggiunge che i sistemi di governo degli Stati membri "si fondano sui principi democratici". (b) I criteri di Copenaghen Nel 1993, in seguito alle richieste degli ex paesi comunisti di entrare a far parte dell'Unione, il Consiglio europeo ha stabilito i tre criteri
(c) Il processo di adesione I negoziati di adesione si svolgono tra ciascun paese candidato e la Commissione europea, che rappresenta l'Unione europea. Una volta terminati, la decisione di far entrare nell'UE un nuovo Stato va presa all'unanimità dagli Stati membri riuniti in sede di Consiglio. Il Parlamento europeo deve esprimere il proprio consenso mediante la procedura del parere conforme espresso dalla maggioranza assoluta dei suoi membri. Tutti i trattati di adesione devono poi essere ratificati dagli Stati membri e dai paesi candidati conformemente alle procedure costituzionali di ciascun paese. Negli anni dei negoziati l'UE concede ai paesi candidati aiuti intesi ad agevolarne il recupero economico. Per l'allargamento del 2004, ad esempio, 41 miliardi di euro sono stati destinati principalmente a finanziare progetti strutturali che hanno permesso ai nuovi paesi di far fronte agli obblighi dell'adesione. III. Fin dove si dice Europa (a) Confini geografici Quando l'UE è passata a 25 e poi a 27 Stati membri, questi ultimi hanno elaborato un nuovo trattato per garantire che l'Unione allargata fosse in grado di lavorare in modo efficiente e democratico. Durante tale processo sono emersi i dubbi albergati dai cittadini europei sulla questione dei confini finali dell'Unione europea e della sua identità. Non esistono risposte semplici a tali interrogativi, tanto più che ogni paese ha una visione diversa dei propri interessi geopolitici ed economici. I paesi baltici e la Polonia sono favorevoli all'adesione dell'Ucraina. Il possibile ingresso della Turchia solleverà la questione dello status di alcuni paesi caucasici come la Georgia e l'Armenia.
L'Islanda, la Norvegia, la Svizzera e il Liechtenstein, pur soddisfacendo le condizioni per l'adesione, non sono membri dell'Unione europea in quanto l'opinione pubblica di tali paesi non è attualmente a favore dell'adesione. Permane poi il problema della situazione politica della Bielorussia e della posizione strategica della Moldova ed è evidente che l'eventuale adesione della Russia comporterebbe squilibri politici e geografici inaccettabili in seno all'Unione europea. (b) Vincoli amministrativi Le attuali istituzioni dell'Unione europea, a partire dal trattato di Nizza del 2003, sono inoltre concepite per un massimo di 27 Stati membri. Per superare tale numero sarà necessario un nuovo accordo intergovernativo che definisca le relazioni tra gli Stati membri nell'ambito delle diverse istituzioni. Con più di 30 Stati membri la capacità dell'Unione di funzionare secondo i principi fondamentali dei trattati (vedi il capitolo 4: "Come funziona l'Unione europea?") sarà messa a dura prova. Le procedure decisionali dovranno essere interamente riviste per evitare la paralisi e permettere all'Unione di mantenere la propria capacità di azione. Dovranno inoltre essere risolte questioni delicate come quella delle lingue ufficiali. Con l'adesione della Bulgaria e della Romania il numero delle lingue ufficiali è passato a 23. I cittadini europei non devono avere l'impressione che la loro identità nazionale o regionale si perda all'interno di un'Europa standardizzata. IV. Paesi candidati e non candidati Per gestire le relazioni con i paesi vicini, candidati all'adesione o non candidati, l'Unione europea si avvale di due politiche parallele.
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